Musei per bambini: la nostra esperienza a Rivoli, Genova e Milano.

Il binomio musei e bambini non è più qualcosa di inconciliabile, è finita l’epoca in cui i musei erano asettici contenitori di opere d’arte, dedicati esclusivamente ad un pubblico adulto.

Da diversi anni, anche nel nostro Paese, sono molteplici le istituzioni che organizzano visite e laboratori per i bambini e numerosi sono anche gli spazi culturali e scientifici appositamente creati per far vivere belle esperienze ai piccoli visitatori.

Nell’ultimo mese abbiamo visitato alcune interessanti realtà, strutture pensate proprio per i bambini oppure che hanno deciso di attivare, con grande successo, accanto ai percorsi tradizionali, speciali attività per le famiglie.

Se avete voglia di seguirci, magari per prendere qualche spunto per prossime gite, in questo articolo vi faremo scoprire il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, la Città dei bambini e dei ragazzi di Genova e il MUBA di Milano.

Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea in provincia di Torino

Una piccola premessa: la scorsa estate ho partecipato al contest fotografico #myfamilytour organizzato da PinAndGo, un nuovo portale per far viaggiare le famiglie in Italia, in collaborazione con Instagramers Italia.

Per ogni regione d’Italia, tra quelle presenti nelle foto partecipanti, è stata selezionata a settembre la foto più rappresentativa. Le 18 foto scelte sono state poi pubblicate e le famiglie sono state ospitate presso una struttura convenzionata “Pin Friends” nella propria regione.

Non vi nascondo lo stupore quando ho saputo che anche una mia foto era stata scelta. Eccola!

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Noi, che viviamo in Piemonte, abbiamo avuto l’opportunità di vivere un’esperienza speciale al Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, in provincia di Torino.

Il Museo organizza una volta al mese i Weekend’Arte (ogni terzo fine settimana, da settembre a giugno, più ulteriori appuntamenti speciali), occasioni molto apprezzate dalle famiglie per incontrare l’arte contemporanea in modo divertente. L’appuntamento prevede la visita guidata e un laboratorio in relazione alla collezione permanente o alle mostre in corso. Le attività sono tutte a cura dal Dipartimento Educazione del Museo, che vanta diverse esperienze internazionali, come la partnership con il Louvre nel 2013.

Per i bambini a partire dai 3 anni gli appuntamenti sono il sabato alle ore 15.30 e la domenica alle 15 (visita + laboratorio: € 4 per ogni bambino e adulto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei). Il Dipartimento Educazione ha istituito recentemente anche alcuni appuntamenti pensati per le famiglie con bimbi da 0 a 3 anni il sabato mattina alle ore 10, sempre una volta al mese. L’ingresso in questo caso è gratuito.

L’ideale sarebbe stato prendere parte al laboratorio del sabato mattina ma, per permettere anche al nostro papà di partecipare, abbiamo scelto, nonostante i dubbi iniziali, l’attività della domenica pomeriggio, pensata per bambini più grandi, dalla materna in poi.

Le due guide-educatrici sono state dolci e bravissime nel coinvolgere Teo, che ha, infatti, partecipato con entusiasmo e un’attenzione che non imaginavo, considerata la sua età e il tema non semplice per bimbi così piccoli: “La forma delle stelle“, un viaggio particolare ed emozionante alla scoperta delle opere di Gilberto Zorio, uno dei massimi esponenti dell’Arte povera.

La voce delle stelle

La vista pazzesca dall’alto del Castello

Abbiamo visitato la mostra in modo interattivo e coinvolgente e costruito una stella decisamente originale!

Ecco la nostra stella!

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • oltre ai bellissimi laboratori, meritano anche la salita al Castello (magnifica residenza patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco) e il panorama mozzafiato che si gode dall’alto;
  • si può scegliere se accompagnare i bambini nell’attività oppure proseguire la visita da soli, un’opportunità da cogliere per godere, in tutta calma, di opere come Novecento di Maurizio Cattelan o la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto;
  • si può organizzare un compleanno fuori dal comune (qui le informazioni per un Compleanno da Re al Castello di Rivoli);
  • il Museo è baby-friendly: si può entrare con passeggini e carrozzine, fotografare, sfogliare libri per adulti e bambini al bookshop. Inoltre, sono presenti una caffetteria, con ampio spazio all’aperto, per una pausa relax, un angolo allattamento e servizi attrezzati per il cambio dei bebè.

Info e Prenotazioni

Dipartimento Educazione Castello di Rivoli 011-9565213, educa@castellodirivoli.org

la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto
Novecento di Maurizio Cattelan

La Città dei bambini e dei ragazzi di Genova

La Città dei bambini e dei ragazzi di Genova è un’area di oltre 2.000 metri quadrati di gioco educativo dai 2 ai 13 anni, dove è possibile giocare ma anche scoprire scienza e tecnologia, sempre divertendosi.

Per noi è stata una vera folgorazione!

Teo non sarebbe mai voluto andar via. Sia lui che la cuginetta Bibi e l’amichetto Greg, il più piccino del gruppo, si sono divertiti tantissimo.

Per i piccolissimi c’è il Bosco in città con una casetta, lo specchio per riconoscere la propria immagine, la grotta per nascondersi e il fiume da attraversare.

La Casa in costruzione e lo spazio Le mani in acqua sono, invece, pensati per i bambini fino ai 6 anni.

La prima è la rappresentazione di un vero e proprio cantiere a misura di bambini. Il divertimento è assicurato giocando a completare una casa, utilizzando mattoni di gommapiuma, gru, carriole e nastro trasportatore.

La seconda area ospita una grande vasca con acqua corrente che permette di divertirsi iniziando a scoprire i comportamenti dei corpi liquidi attraverso l’uso di barchette, pompe, dighe e mulini. L’altra postazione è, invece, caratterizzata da getti d’acqua, su cui è possibile mettere palline colorate per vedere come la forza del getto le tenga in sospensione.

La struttura fornisce grembiuli impermeabili e ciabattine di plastica ma vi consiglio di portare qualche cambio d’abito.

Teo, che di certo non si risparmia nel gioco, alla fine era bagnato ma felicissimo!

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Potevamo, poi, non fare un’incursione nell’area dedicata ai piu grandi (6-13 anni)? Certo che no! Questo spazio è molto ampio e ospita postazioni che consentono di approfondire molte curiosità sui viventi, sulla tecnologia e su fenomeni fisici che fanno parte del quotidiano. Qui trovate le informazioni su questo spazio.

Noi abbiamo apprezzato particolarmente la pista delle biglie acrobatiche, che si può costruire, dando sfogo alla propria inventiva, grazie ad una grande lavagna magnetica, l’area delle bolle di sapone giganti, il formicaio (la particolarità è che l’osservazione può essere condotta sia sopra che sotto terra, attraversando un tunnel alla scoperta della formica regina) e il grande transatlantico, che è una bella occasione per giocare con l’attrezzatura di bordo, le rotte di migrazione, il Codice Morse, i nodi marinari e la bussola.

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • i bambini sono liberi di giocare e sperimentare in autonomia ma sono organizzati anche interessanti laboratori e percorsi tematici guidati;
  • la struttura si trova all’interno del Porto Antico di Genova, forse l’area con la più alta concentrazione di luoghi di interesse ludico-culturale di tutta la città. Qui trovate tutti i possibili percorsi. Oltre alla Città dei bambini e dei ragazzi e all’Acquario con la sua Biosfera (assolutamente tutti da non perdere), altre attrazioni o luoghi interessanti sono il Galata, il più grande museo marittimo del Mediterraneo, ma anche il più innovativo e tecnologico, che consente di andare alla scoperta di sei secoli di vita sul mare (davanti al Galata è ormeggiato il Nazario Sauro S518, l’unico sottomarino italiano visitabile in acqua); il Bigo (l’ascensore panoramico progettato da Renzo Piano che, ruotando a 360 gradi e arrivando a 40 metri di altezza, permette una visione completa di Genova, tra moli, banchine, edifici e caruggi), il Museo Luzzati e il Genoa Museum, luogo di interesse non solo per i tifosi della squadra più antica d’Italia, ma anche per tutti gli appassionati di calcio, grandi e piccoli, perchè custodisce antiche maglie, manifesti e cimeli, come uno dei palloni del primo campionato di calcio italiano;
  • la Città dei bambini e dei ragazzi è assolutamente baby-friendly, si può entrare con passeggini e sono presenti servizi attrezzati per il cambio. All’interno non esiste un’area ristoro o caffetteria, fatta eccezione per una piccola zona con le macchinette. L’area del Porto Antico è ricca di locali dove pranzare (c’è anche Eataly) ma se avete voglia di fare due passi, verso Via S. Lorenzo, per assaggiare la vera focaccia ligure o altre specialità da forno genovesi, vi consiglio Focaccia e Dintorni (grazie Sabrina, aka @sabri81ge, per averci portati! Averla poi gustata nell’area-gioco del Porto Antico, riscaldati da un bel sole tiepido, nonostante fossero i primi di gennaio, è stato davvero piacevole);
  • se poi volete uscire dall’area del Porto Antico (che da sola necessiterebbe di un mese per essere vissuta e conosciuta appieno!), vi consiglio una passeggiata nei carrugi del centro storico (i fan di De Andrè non possono non fare un salto al n. 29 di Via Del Campo) e, soprattutto, una capatina a Boccadasse, un caratteristico e coloratissimo borgo marinaro, proprio al fondo di Corso Italia. Ci sono diversi localini per cenare o per gustare un aperitivo sulla piccola ma suggestiva spiaggia. Per darvi un’idea delle distanze dall’Acquario sono circa 5 km. Se volete fare almeno un pezzo a piedi, vi consiglio di arrivare fino alla stazione Brignole (dal Porto Antico si impiega massimo una mezz’ora) e poi, da lì, prendere il pulman n. 31. Io vi confesso che, essendo sola con Teo, al ritorno ho preferito optare per un bel taxi, spendendo circa 15 euro.

Info e Prenotazioni

La Città dei bambini e dei ragazzi si trova nel Porto Antico di Genova, all’interno dei Magazzini del Cotone, Modulo 1 – 1° piano Tel. 010 2485790 info@cittadeibambini.net Qui trovate tutte le informazioni su orari e prezzi. Vi consiglio di preferire le ore del mattino per la visita, quelle del pomeriggio sono sempre le più affollate.

MUBA – Museo dei bambini Milano

E per concludere: il MUBA di Milano, un museo che promuove una cultura innovativa per l’infanzia con al centro l‘esperienza diretta dei bambini, secondo il metodo pedagogico dei Children’s Museums. Il MUBA, aperto nel 2014, è anche socio fondatore di Hands on! International, l’Associazione Europea dei Musei dei Bambini.

Il MUBA non ha una collezione da visitare liberamente, ma attività organizzate, a orari fissi, in due diversi spazi:

SPAZIO REMIDA: un luogo permanente di sperimentazione sensoriale per bambini dai 2 agli 11 anni. Questo spazio un week end al mese propone un allestimento per i più piccoli, dai 12 mesi ai 6 anni, dal nome REMIDA PER I PIU’ PICCOLI. Inoltre, sempre un week end al mese, sono realizzati laboratori DIDOLAB per la fascia 2-6 anni;

SPAZIO MOSTRE: un spazio che ospita mostre-gioco temporanee e interattive. Fino al 29 giugno 2018 è allestita COLORE per bambini dai 2 ai 6 anni. Si tratta di una mostra pensata per avvicinare i piccoli al mondo del colore e della luce attraverso un percorso attivo e sensoriale.

Noi abbiamo partecipato soltanto al laboratorio REMIDA e speriamo di riuscire a tornare al MUBA per il DIDOLAB o per la mostra COLORE, prima della fine di giugno.

Come funziona? REMIDA accoglie i bambini e i loro accompagnatori mettendo a disposizione una selezione di materiali scartati dalla produzione industriale ed artigianale, che si trasformano in preziose risorse creative.

Immaginate un salone enorme pieno di materiali delle più svariate tipologie (oggetti e scarti di carta, cartone, ceramica, stoffa, cordame, plastica, cuoio, gomma, legno e metallo, etc.) che diventano una possibilità infinita di gioco e sperimentazione.

L’attività dura circa 75 minuti, durante i quali gli educatori del MUBA (che hanno formazioni che spaziano dalla psicologia, al teatro, dalla pedagogia, all’arte e alla scienza) favoriscono il processo di gioco, senza interferire, e sono sempre a disposizione dei partecipanti.

Curiosità: REMIDA è un progetto dell’Istituzione Nidi e Scuole d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia e di Iren Emilia, ideato nel 1996 e intorno al quale è nata una rete che si compone oggi di ben 17 centri nel mondo.

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • i bambini e i ragazzi possono sperimentare, conoscere e imparare attraverso il gioco e l’esperienza diretta;
  • è situato presso la Rotonda della Besana, uno splendido monumento storico di Milano, poco conosciuto ma molto affascinante. Un tempo era il sepolcro dell’Ospedale Maggiore di Milano, oggi è un’oasi di pace in centro città dove poter giocare e rilassarsi.

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Info e Prenotazioni E’ consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita, in particolare nei week end. Costi: € 8 bambino + € 6 adulto; famiglia 4 persone € 25. Qui trovate ogni informazione utile.

Spero di avervi dato qualche spunto interessante! Se vi va di suggerirmi altre realtà carine, sarò molto felice di conoscere le vostre esperienze!

Ciao, Elisa ♥️

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La magia delle giostre di un tempo: la Piazza dei Balocchi.

Domenica scorsa siamo andati a Rivoli, a due passi da Torino, perché nel primo pomeriggio avevamo un impegno per una bella esperienza di cui vi parlerò presto.

Passeggiando per il centro storico, alla ricerca di un posticino dove pranzare, ci siamo imbattuti in una meravigliosa scoperta: la Piazza dei Balocchi di Carla Acquarone e Rodolfo Ferraris, gli ideatori del Microcirco, una realtà di cui non conoscevo l’esistenza.

E’ scientifico: i  bambini hanno narici da segugi di divertimento. Teo stava beatamente dormendo, al calduccio, sul passeggino, ma si è destato in un attimo non appena ci siamo avvicinati ad una deliziosa giostrina retrò e ad altre piccole attrazioni, così semplici e belle da essere quasi commoventi! 😉

E cosi, mentre lui si divertiva a fare bolle, pescare paperette e pesciolini e a provare tutti e quattro i posti della giostrina (vorrai mica saltarne uno!!?),  io ne ho approfittato per fare amicizia con Carla e Rodolfo, che mi hanno raccontato con entusiasmo la loro storia, bella e originale.

Una grande storia d’amore nel circo più piccolo del mondo.

Rodolfo era campione di pattinaggio a rotelle e scultore, Carla era maestra di scuola elementare, con una tesi di laurea in Sociologia sul mondo del Circo. Le loro strade, ad un certo punto, si incrociano e le loro esistenze cambiano per sempre.

Un incontro fortunato che porta Rodolfo e Carla a sperimentare una nuova vita, decisamente fuori dagli schemi. Nel 1986 debuttano con il teatro di figura a Civezza, in provincia di Imperia, poi nel 1989, a Verona, incontrano l’Accademia del Circo. Scoprono di essere due autentici clowns, adottano un nome d’arte (Caramella e Charlotta) e inventano il Microcirco, il circo più piccolo del mondo.

Il loro è uno spettacolo di Circo Retrò, che vede impegnata tutta la famiglia. Gli Acquarone-Ferraris sono stati tra i primi in Italia a proporre il ritorno ad uno spettacolo circense senza l’utilizzo di animali. Il Microcirco è un circo educativo (è stato definito Circo Didattico), che promuove il valore sociale e pedagogico dell’arte circense ed è riconosciuto nel Registro Nazionale delle Piccole Scuole di Circo e dalla European Federation of Professional Circus Schools (FEDEC).

La Compagnia del Microcirco, tra l’altro, è anche tra le prime che, in abbinamento ai propri spettacoli, ha deciso di affiancare un’ampia offerta di gioco-scuola di circo, per una divulgazione dell’arte circense come occasione di svago, ma anche di apprendimento, socializzazione e condivisione.

A Monale, in provincia di Asti,  il Microcirco ha, infatti, avviato – dopo la lunghissima esperienza a Cesenatico – la Scuola di Circo Chapitombolo, di cui Carla è la responsabile per tutti i progetti che riguardano le Scuole (gli esperti del Microcirco hanno frequentato stage e corsi con programmi specifici per l’insegnamento delle arti circensi a bambini e ragazzi). 

La Compagnia accoglie a Monale gite scolastiche, uscite didattiche e visite di gruppi. I partecipanti sperimentano, in queste occasioni, molteplici discipline quali la giocoleria, l’equilibrismo, l’acrobatica al suolo o aerea (trapezio e tessuti), la clownerie e le piramidi umane.

Tornando alla Piazza dei Balocchi, ultima “invenzione” di Carla e Rodolfo, fino al prossimo 7 gennaio potete trovarla allestita a Rivoli in Piazza Garibaldi (qui la mappa), in occasione della manifestazione Il villaggio di Babbo Natale.

La Giostra Retrò è una vera e propria opera d’arte in miniatura, un gioiellino che riproduce, in piccolo, La Giostra di Cesenatico del racconto di Gianni Rodari, unica attrazione della cittadina adriatica nel secondo dopoguerra.

I pezzi della giostra sono tutti originali d’epoca: l’automobilina verde, la piccola vespa degli anni cinquanta, il bolide rosso da corsa degli anni venti e il cavallino di fine ottocento.

Se durante le Feste passate dalle parti di Rivoli, fate un salto. Sono certa vi piacerà! 

Per qualsiasi informazione sugli spettacoli del Microcirco e sulle attività per bambini e ragazzi e per le scuole, è possibile contattare direttamente Carla. (tel. 0141 294533 cell. 333 2707142).

Fotografare i bambini: i consigli di una talentuosa amica.

“Se hai l’ambizione di fare fotografie migliori, di impegnarti davvero per le tue immagini e le tue capacità. Se hai l’ambizione di guardare quel che fanno gli altri con le loro fotografie. In questi casi, sei un fotografo”.

Amo la fotografia, da quando sono diventata mamma il protagonista principale delle mie foto è Teo. Lo ritraggo spesso per cercare di cogliere attimi di questi anni così intensi, fatti di tanti momenti unici che spesso, oltre che nel cuore, desidero fermare in uno scatto.

Le foto dei bambini hanno un fortissima valenza emotiva, rappresentano alcuni dei ricordi più belli della vita.

Da tempo volevo provare a scrivere un post che raccogliesse alcuni suggerimenti per fotografare i bambini, una mission decisamente impegnativa e stimolante, soprattutto quando non si tratta di esserini statici, bensì di trottole da inseguire.

In questo post troverete alcuni consigli scritti con il fondamentale aiuto di una giovanissima e talentuosa amica: Federica Nota.

Piccoli accorgimenti – da mettere in pratica con macchina fotografica o smartphone – a cui, talvolta, non si presta attenzione, presi dalla smania di scattare, ma che possono fare la differenza.

Il consiglio più importante rimane, però, quello di sperimentare divertendosi. I bambini offrono infinite occasioni!

Federica non è una fotografa professionista ma sta studiando per realizzare il suo sogno. La sua passione è iniziata decisamente presto, già alle elementari scattava foto a tutto e tutti con la sua usa e getta e trascorreva volentieri il tempo a guardare foto e album di famiglia.

La passione si è trasformata in qualcosa di più serio verso i 18 anni. Inizialmente da autodidatta, poi seguendo corsi per imparare la tecnica, confrontarsi con esperti, trovare contatti e iniziare a mostrare qualche primo lavoro. Al momento sta continuando la sua formazione universitaria e portando avanti, allo stesso tempo, alcuni progetti fotografici, tra cui uno molto interessante sulle drag queen.

Su instagram la trovate come @federica.nota. I suoi ritratti mi colpiscono sempre per la loro particolarità e per la ricerca che c’è dietro.

Per Federica fotografare i bambini è un ottimo esercizio, non così lontano dal suo sogno di lavorare in ambito giornalistico. Ci sono, infatti, almeno due elementi comuni tra queste due attività apparentemente distanti: saper calibrare, come fotografo, quanto essere spettatore e quanto partecipe della scena; essere sempre pronto a cambiare tempi, aperture e impostazioni.

Abbiamo passato un bel pomeriggio insieme, tra il Parco del Valentino e le giostre di Natale.

Tra una chiacchiera e tanti scatti a Teo, ho cercato di raccogliere alcuni consigli:

  • Rispettare la prospettiva del bambino. Ci avete fatto caso? Soprattutto all’aperto, si tende spesso a fotografare i bambini dalla prospettiva dei grandi, cioè scattando dall’alto verso il basso. Non che sia un errore ma – a meno che non si abbia in mente uno scatto creativo tipo flat lay – il suggerimento è quello di mettersi al loro livello di occhi, sedendosi per terra o inginocchiandosi. Sembra banale ma cambia moltissimo il risultato finale. In questo modo si hanno due vantaggi: includere anche l’orizzonte dietro al bambino e non solo la terra (che diciamo non è proprio il massimo da vedere) e, soprattutto, scattare una foto dal suo punto di vista, dando al soggetto più forza all’interno della fotografia.

  • Riempire l’inquadratura. Sia per gli scatti all’aperto che per quelli in ambienti chiusi, è consigliabile avvicinarsi sempre al bambino, che deve essere l’elemento di spicco, evitando di riprendere troppi elementi che potrebbero distrarre l’osservatore e togliere bellezza alla foto. Soprattutto quando si fotografano i bimbi, per creare immagini dal forte impatto, è sufficiente puntare sui primissimi piani per creare un ritratto decisamente più intimo e accattivante. Se si utilizza il cellulare, il consiglio è di non usare lo zoom della fotocamera per non perdere qualità dell’immagine. E’ preferibile tenersi leggermente indietro rispetto alla giusta inquadratura, così si avrà più spazio per re-inquadrare e poi ritagliare l’immagine rispetto al soggetto principale.

  • Catturare le emozioni e ritrarre le prime conquiste. Le foto dei bimbi sono emozionanti non solo quando ritraggono momenti di gioia. La sfida è cercare di catturare più emozioni possibili: quando sbadigliano, sono eccitati o arrabbiati. Inoltre, è bello anche fermare in uno scatto momenti unici nella vita dei bambini, come la prima volta in cui si allacciano le scarpe, salgono su una giostra, vanno in bici senza rotelle o imparano a scrivere il proprio nome. Si può anche provare a concentrarsi soltanto sui particolari: le mani impegnate nella nuova attività; i piedini che spingono sui pedali, etc.

  • Farli divertire. I bambini, si sa, sanno essere poco pazienti. Per non annoiarli e avere foto naturali e divertenti può essere vincente puntare su “stratagemmi” come bolle di sapone, palloncini, lecca-lecca, elementi naturali, come foglie o altro a seconda delle stagioni, per gli scatti all’aperto.

Passando, infine, ai suggerimenti più tecnici:

  • Preferire sempre la luce naturale. La luce è tutto. Il luogo perfetto o una composizione interessante non sono nulla senza la luce giusta. Una delle cose più difficili è trovare una buona luce, non forte ma nemmeno eccessivamente fioca, calda ma non troppo. E’ sempre preferibile la luce naturale; le ore del tardo pomeriggio, le cosiddette golden hours, sono le migliori, ma anche le giornate nuvolose sono ottime per scattare bei ritratti ai bambini, perché permettono loro di mantenere gli occhi aperti e rilassati. Un altro piccolo suggerimento, se si fotografa in casa o in altro ambiente chiuso, è quello di ritrarre il bambino nella stanza più luminosa, possibilmente vicino ad una finestra per sfruttare al massimo la luce diffusa che entra ed evitare il flash, che generalmente appiattisce l’immagine, eliminando le ombre sottili che danno profondità e realismo al viso.

  • Scattare dopo la pioggia. Una situazione interessante per scattare ottimi ritratti ai bambini e trovare una luce unica è farlo subito dopo la pioggia, in tutte le stagioni. Giocare con le pozzanghere sarà molto divertente e la foto ne guadagnerà in naturalezza. La pioggia trasforma, spesso, scene banali in immagini suggestive grazie a bellissimi giochi di riflessi.
  • Provare lo scatto multiplo. I bambini non amano i ritratti in posa, si agitano, corrono, saltano. Se si usa una reflex o uno smartphone che permette uno scatto multiplo, provare ad impostare una velocità di scatto il più alta possibile.
  • Studiare la composizione fotografica e concentrarsi su un dettaglio. La capacità di vedere la foto prima dello scatto è sicuramente un talento, ma si può sempre migliorare. Ho trovato particolarmente interessanti ed efficaci questo video basato sulle foto di Steve McCurry e questo articolo su come i grandi maestri della fotografia gestiscono la composizione. Federica mi spiegava che se si utilizza una reflex, per un ritratto è preferibile provare aperture di diaframma maggiori (es. f/1.8) in modo da mettere a fuoco un solo dettaglio per farlo risaltare. Per il ritratto viso/mezzo busto, se, per esempio, si vuole mettere in evidenza lo sguardo del bambino è preferibile usare le massime aperture dell’obiettivo e mettere a fuoco solo la zona degli occhi, in modo da creare un contrasto tra lo sguardo e lo sfondo sfocato. E’ possibile anche provare a riprendere il soggetto di tre quarti per ritrarre solo un occhio dominante. Per il ritratto ambientato (figura intera + ambientazione) è, invece, preferibile utilizzare aperture minori (f/8, f/11 dipende dalle altre variabili) in modo da mettere a fuoco il soggetto e anche il contesto. Inoltre, per non appiattire la foto si può sistemare il soggetto su delle diagonali oppure sui punti d’incontro delle griglie che il mirino della reflex fornisce. Queste griglie sono spesso disponibili anche tra le funzioni della fotocamera dei cellulari.

  • Provare il bianco e nero. I ritratti dei volti scavati degli anziani, con le loro le rughe di espressione, acquistano senza dubbio qualcosa di emozionante in bianco e nero. Ma anche le foto dei bambini possono essere belle in b&n. Quando si scatta un buon ritratto a colori che, tuttavia, non convince fino in fondo, il consiglio è di provare a convertirlo anche in bianco e nero. Talvolta il risultato finale è ancora più interessante.

  • Editing. Parlando di smartphone, esistono tantissimi programmi per migliorare le foto. Uno dei migliori, piuttosto semplice da usare, è Snapseed, anche solo nella versione scaricabile gratuitamente. A volte, un buon ritaglio o una corretta esposizione fanno miracoli.

Vi piacciono le foto? A me moltissimo! Grazie Federica❤.

P.S. Ho scoperto che esiste l’Associazione Fotografia Italiana Neonati e Bambini, fondata nel 2014 da alcune fotografe di varie parti d’Italia. Sul loro blog ci sono anche consigli su come fotografare al meglio le feste di Natale in famiglia.

Un bacio, Elisa

Il gioco dell’Elfo monello aspettando il Natale. Elf on the Shelf, una tradizione americana.

Passato Halloween è ora di pensare ai preparativi per il prossimo Natale. Da quando c’è Teo il mio entusiasmo è rinato!

Quanto è bello assaporare lentamente l’attesa!

Proprio con questo desiderio nel cuore, da condividere con il mio bambino, l’anno scorso, di questi tempi, avevo iniziato a preparare un calendario dell’Avvento speciale per Teo. Non è stato semplice trovare (senza dilapidare il portafogli) ventiquattro idee molto semplici e carine, adatte alla sua tenera età, da fargli scartare, una al giorno,  fino a Natale, ma ero gasatissima del risultato finale.

Povera illusa, non mi era ancora chiaro quanto la capacità di un nanetto di un anno e mezzo di godere della bellezza dell’attesa fosse esattamente pari alla mia di rinunciare alla pizza per più di una settimana: zero!

Avrei dovuto immaginare che con i bambini il detto “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” non vale. Vagli a spiegare il senso di avere quei pacchettini per casa, davanti agli occhi e alle manine, e non poterli scartare tutti insieme.

Quest’anno ho pensato a qualcosa di diverso. Di recente sono venuta a conoscenza di un’usanza natalizia molto diffusa negli Stati Uniti, ormai forse troppo commerciale oltreoceano ma comunque carina: la tradizione dell’Elf on the Shelf , cioè l’Elfo sulla Mensola.

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La conoscete? Si tratta di una tradizione piuttosto recente, nata dall’omonimo libro di Carol Aebersold e Chanda Bell  (mamma e figlia), pubblicato nel 2005, nel quale viene svelato ai piccoli lettori il trucco di Santa Claus per scoprire, senza possibilità di errori, i desideri dei bambini per Natale.

La storia è, a grandi linee, questa: un Elfo va a vivere in ogni casa a fine novembre, per la precisione il giorno dopo il Ringraziamento (da noi adattabile al 1° dicembre oppure al giorno dell’Immacolata). L’Elfo viene mandato direttamente da Babbo Natale e di giorno finge di essere un pupazzo; si tratta, in realtà, di uno speciale aiutante di Babbo Natale, un inviato silenzioso con il compito di osservare come vanno i preparativi, annotare le buone azioni e, naturalmente, anche le marachelle dei bambini.

Ogni notte l’Elfo farà ritorno al Polo Nord per raccontare al Vegliardo come è andata la giornata, quali sono i desideri dei piccoli e se si stanno comportando in maniera gentile e generosa.

L’Elfo tornerà poi nella casa che lo ospita ogni mattina prima dell’alba, passando attraverso una piccola porticina, facendosi trovare dai bambini in posizioni sempre diverse. Al risveglio dei bimbi sarà ormai immobile per non perdere i suoi poteri ma ancora “con le mani nel sacco”, alle prese con quello che stava facendo mentre la famiglia riposava. A volte farà degli scherzetti o lascerà una sorpresa per i più piccoli, altre volte, invece, proporrà un’attività da fare insieme, qualcosa di semplice legata al Natale.

Infine, la notte della Vigilia, l’Elfo salirà sulla slitta di Babbo Natale e sparirà fino all’anno successivo.

Ecco qualche spunto…

Il gioco è chiaramente molto libero, lo si può adattare a proprio piacere, secondo le abitudini di famiglia, tuttavia ci sono due regolette: 1) è necessario dare all’Elfo un nome affinché la magia possa iniziare; 2) i bimbi non possono toccarlo prima del 24 dicembre, altrimenti l’Elfo perde i suoi poteri.

C’è solo una regola che si deve seguire cosicché possa tornare ed essere qui l’indomani: per favore, non mi toccare. La mia magia se ne potrebbe andare e Babbo Natale non potrà sentire tutto quello che ho visto o di cui sono venuto a conoscenza.

L’idea dell’Elf on the Shelf mi è piaciuta molto, immediatamente, per la possibilità che offre di iniziare la giornata con una specie di caccia al tesoro, un gioco che, ne sono sicura, arricchirà di ulteriore magia i giorni di attesa del Natale e, diciamola tutta, potrà anche aiutarci a tenere a bada i momenti capricciosi di Teo. 😉

L’Elf on the Shelf originale si può trovare su Amazon, ovviamente vanno bene anche gli Elfi “tarocchi” (se ne trovano per esempio da Tiger, nei mercati o nei negozi ad 1 euro) oppure quelli “fai da te”, tipo questo.

Io ho preferito la versione che vedete sotto, originale ma senza libro abbinato, al più abbordabile prezzo di circa 8 euro anziché 39.

Non avendo voglia di spendere una cifra per il libro originale, ho pensato di farne uno artigianale ed estremamente semplice ma con tutti gli elementi principali della storia. Se vi fa piacere potete scaricarlo liberamente e stamparlo. Io l’ho poi fatto plastificare e rilegare in tipografia. È venuto carino!

Ecco i link:

Elfo-la storia_piccolo amico

Elfo-la storia_piccola amica

Il pupazzo è alto circa 30 cm, ha il faccino in vinile e le mani che si chiudono con il velcro per meglio aggrapparsi agli oggetti. Le gambe e le braccia possono essere piegate e sagomate per fargli combinare un sacco di guai. 😉

Se anche voi volete prendere parte a questa divertente tradizione, che accompagna al Natale con ironia e divertimento, e cercate idee per le attività dell’Elfo, non vi resta che fare una ricerca on line: troverete un sacco di immagini da cui trarre ispirazione. Pinterest rimane sempre la fonte più ricca!

Due super mamme e blogger (Maria Vittoria di @emmeviloves e Verdiana di @verdy75) hanno appena coniato l’hastag di quest’anno, qualora si vogliano condividere su instagram le proprie foto: #elfontheshelfitaly (altri hastag sono #elfontheshelf #tuttipazziperglielfazzi #instamelf etc.).

Ovviamente occorre pensare per tempo alle attività da far fare all’Elfo e prepararsi il necessario per la “caccia al tesoro” quotidiana. Per me anche questo è l’aspetto bello del gioco, una tradizione sicuramente molto lontana dalle nostre, che ho voluto comunque introdurre quest’anno per condividere un gioco che ci consentirà di evadere, per qualche settimana, dalla routine quotidiana e di rallentare i ritmi, prima di iniziare la giornata al nido e a lavoro.

Nell’ideazione un grande aiuto lo offre anche il sito ufficiale, dove è possibile scaricare gratuitamente dei printables davvero carini.

Non vedo l’ora che Teo conosca il nostro nuovo amico, ci sarà da divertirsi! Spero non lo tema come Babbo Natale!

Che ne pensate? Vi piace l’idea?

Ah dimenticavo…ho creato una specie di elf calendar dicembre 2017, lo condivido volentieri se può esservi utile per programmare le attività dell’elfo senza andare in ansia!! 😉

elf calendar

A presto, Elisa

Il nuovo punto family friendly del Consiglio regionale del Piemonte. Un spazio allegro e ospitale per tutte le famiglie.

Capita a tante mamme di trovarsi fuori casa e dover allattare il proprio bambino; succede quotidianamente a genitori o nonni di essere in giro e dover cercare un luogo per scaldare il biberon o cambiare in emergenza il pannolino.

A me è capitato un sacco di volte e talvolta succede ancora: Teo ha deciso che toglierà il pannolino al compimento dei 18 anni!

A parte gli scherzi, sembra incredibile ma non sono numerosi i luoghi nelle nostre città che offrono uno spazio dove poter allattare comodamente o cambiare il bambino in situazioni igieniche e sicure. Pertanto, sono davvero felice di dedicare questo post all’apertura di un nuovo spazio, in pieno centro a Torino, fruibile da chiunque lo desideri, cittadini e turisti.

Ieri mattina, infatti, é stato inaugurato il punto Piemonte family friendly di Palazzo Lascaris in via Alfieri 15 a Torino, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Per chi non fosse pratico, via Alfieri si trova in pieno centro storico, tra le piazze San Carlo e Solferino.

Si tratta di uno spazio accessibile a tutti, secondo gli orari di apertura del palazzo (lunedì-venerdì dalle 8 alle 19), coloratissimo e molto accogliente, attrezzato al piano terra dell’edificio con ogni confort per permettere di allattare in tutta tranquillità, cambiare il pannolino, scaldare il biberon e, nel frattempo, far giocare eventuali sorelline o fratellini più grandi. 

La stanza è dotata di due grandi fasciatoi con materassini, due comode poltrone per l’allattamento, uno scaldabiberon, un lavandino, un tavolino con sgabellini, nonché giochi e libri per una pausa rilassante per tutti i bambini, piccoli e grandi. Lo spazio, inoltre, è attiguo ai servizi igienici.

Il prossimo obiettivo del progetto Piemonte family friendly (ideato dal Consiglio regionale, dalla Consulta femminile regionale e da quella delle Elette, in collaborazione con l’associazione Vivere onlus) è arrivare all’apertura di altri punti analoghi, entro il prossimo anno, in numerosi Comuni piemontesi.

Nel mio piccolo ho voluto partecipare a questa bella iniziativa con un gesto minuscolo: donare alcuni giochi e libri di Teo. Sono certa che questo spazio, nato dall’impegno e dalla passione di tante persone, sarà fruito al meglio da chiunque passi, con i propri bambini, dal centro di Torino.

Se volete conoscere altri luoghi, in giro per la città, dove poter allattare o cambiare il pannolino vi segnalo allatTo.it creato da Valentina, una mamma toscana che vive a Torino dal 2007. Valentina ha voluto raccogliere in un unico sito una selezione di luoghi, suddivisi per quartiere, da lei sperimentati dove poter allattare o cambiare il pannolino (locali, bar, negozi, farmacie, parchi, etc.). È felice di ricevere altre segnalazioni, così ho deciso di scriverle, certa che aggiungerà con piacere al suo elenco il nuovo bellissimo punto Piemonte family friendly inaugurato a Palazzo Lascaris.

Diffondiamo la voce! 😉

Buon sabato, Elisa

Non lo sapevate? Pinocchio si è trasferito in Piemonte!

Ho sempre amato la storia di Pinocchio. Da piccola, bloccata a casa per parecchi giorni causa una brutta influenza, avevo ricevuto come regalo da mio padre un bel burattino tutto di legno snodabile e il libro, che ancora possiedo e ho già iniziato a leggere a Teo.

Anche a voi appassionava la favola di Pinocchio? Avete bambini a cui proporre una gita speciale? Allora Vernante è una meta che fa per voi!

Vernante, a circa 20 km da Cuneo e 6 da Limone Piemonte, quasi al confine con la Francia, è un piccolo paese “porta di accesso” all’alta Val Vermenagna. 

Per quale ragione questo borgo è l’unico al mondo con i murales di Pinocchio dipinti sui muri delle proprie case, una specie di grande libro illustrato per la gioia di grandi e piccini? Perchè proprio qui trascorse gli ultimi anni della sua vita il pittore, illustratore e fumettista torinese Attilio Mussino.

autoritratto-di-attilio

Mussino era un artista formatosi all’Accademia Albertina, specializzato soprattutto in libri e riviste per bambini (fu collaboratore del Corriere dei piccoli a partire dal primo numero del 1908 fino al 1954, anno della sua morte). Il suo lavoro più celebre è rappresentato proprio dalle illustrazioni de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” di Carlo Collodi nell’edizione del 1911. Mussino vi lavorò per tre anni, presentando poi la sua opera all’Esposizione Internazionale di Torino, dove ottene il diploma d’onore e la medaglia d’oro.

Grazie ai suoi disegni, la figura di Pinocchio ebbe nuova vita e, per la prima volta, colore; le illustrazioni precedenti alle mussiniane, erano, infatti, in bianco e nero. Mussino riuscì a portare il burattino di Collodi dentro la grande illustrazione europea del Novecento; la sua edizione è stata la più ristampata e venduta, molto apprezzata per la capacità dell’artista di penetrare il testo e renderlo leggibile attraverso il disegno.

Dopo la morte al fronte del suo unico figlio, durante la seconda guerra mondiale, e quella della prima moglie, avvenuta poco dopo, Mussino si trasferì a Vernante con la collaboratrice di casa, Margherita, originaria del paese del cuneese, che divenne la sua seconda consorte. La donna convinse il marito a tornare a dipingere.

Fu un grande successo: non solo l’artista riprese in mano i pennelli ma, addirittura, il suo studio, sito nella strada principale del paese (in Via Umberto I, al numero 85), diventò una scuola gratuita per tutti coloro che desideravano apprendere l’arte del disegno e della pittura.

Mussino trascorse in questa piccola località gli ultimi anni della sua vita, dal 1944 al 1954, ben voluto da tutti tanto da essere ricordato affettuosamente come lo “zio di Pinocchio”. Presso il cimitero del paese la sua tomba è vegliata da un Pinocchio che piange.

A partire dal 1989, alcuni abitanti di Vernante cominciarono a dipingere scene tratte dalle avventure di Pinocchio sui muri delle case, rifacendosi fedelmente al lavoro del Maestro. Oggi, oltre 150 murales decorano le strade del centro storico, creando una suggestiva visione e regalando un aspetto decisamente fiabesco al paese.

Il mio Pinocchio ❤

Vernante ha dedicato a Mussino anche un piccolo Museo, al suo interno sono state raccolte alcune delle sue opere lasciate in eredità al paese dalla seconda moglie dell’artista, tra cui la prima edizione illustrata del Pinocchio del 1911.

Vernante è solo uno dei numerosi paesi dipinti che si possono scoprire girovagando per la nostra regione e per l’Italia. In questo post  vi avevo già parlato della nostra gita ad Usseaux, in Alta Val Chisone; se poi volete scoprire altri paesi con murales vi segnalo il sito di un’associazione di cui ho scoperto l’esistenza di recente: l’Assipad (Associazione italiana paesi dipinti), che cerca di sostenere il turismo in questi centri, a volte molto piccoli e quasi sconosciuti, promuovendo l’insolito e prezioso patrimonio che possiedono.

Durante la nostra gita a Vernante di qualche settimana fa, per goderci la giornata di sole, abbiamo preferito mangiare all’aperto (in direzione Val Grande c’è un’area pic-nic con tavoli e fontane), comprando pizza e dolcetti nel forno vicino alla chiesa principale del paese (la bellissima Chiesa di San Nicolao).

Dopo pranzo abbiamo continuato il giro alla scoperta del paese – ogni angolino nasconde un affresco – e poi siamo andati ai giardini vicino agli impianti sportivi comunali e al cimitero. Il muro esterno del camposanto, confinante con il parco, è stato decorato, con l’aiuto degli alunni della scuola media, da un nuovo lunghissimo e bellissimo murales. 

Assolutamente da non perdere!

Prima di salutarvi, vorrei ancora parlarvi di una mostra, piccola ma davvero ricca e interessante, appena inaugurata nella Galleria Spagnuolo di Palazzo Lascaris (sede del Consiglio regionale del Piemonte in via Alfieri 15 a Torino), dal titolo: “Pinocchio, diritti e rovesci di un bambino di legno”.

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Questa mostra è anche un’occasione per parlare di diritti dell’infanzia in vista del prossimo 20 novembre, Giornata internazionale dei Diritti dei Bambini.

L’esposizione raccoglie opere pittoriche, grafiche, oggetti e pubblicazioni originali legati al personaggio ideato da Collodi, provenienti da varie collezioni private. Ci sono opere di Luzzati, Musante e di molti altri artisti. Anche un Pinocchio dal set dello sceneggiato televisivo di Comencini del 1972.

Apre la mostra un video intitolato “Pin-Occhio”, in cui sono stati raccolti brani di film, opere teatrali e video clip sul burattino più famoso del mondo.

La mostra, organizzata dall’Associazione culturale Magica Torino, è visitabile dal 7 novembre al 7 dicembre 2017 con orario 9 – 17 dal lunedì al venerdì (ingresso gratuito). 

Numerose sono le interpretazioni date alle intenzioni affidate da Collodi al suo personaggio: pedagogiche, idealistiche, teologiche, antropologiche, psicoanalitiche, esoteriche, ma l’affermazione di Benedetto Croce è forse quella più veritiera: 


“Il legno, di cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”.

Pinocchio è, senza dubbio, il figlio che nessuno vorrebbe avere: disubbidiente, bugiardo, anarchico, ribelle, violento, irriverente, a volte cinico, amorale, opportunista, assassino, quando colpisce con una martellata il Grillo Parlante per zittire la coscienza scomoda, un delinquente che finisce in prigione, non ama studiare, marina la scuola e si fa influenzare dalle cattive compagnie.

Nel leggere o rileggere le sue avventure, ancora oggi ci si pone l’interrogativo: se Pinocchio fosse stato un bravo burattino sarebbe diventato ugualmente un bambino in carne ed ossa?

Dunque la provocazione di Collodi potrebbe essere: quanto “male” occorre per essere o diventare umani?

Ciao, Elisa

 

 

 

 

 

 

    

I Terribili due: piccolo bignami di sopravvivenza.

Negli ultimi tempi ho testato alcuni metodi per cercare di affrontare al meglio i momenti di crisi di Teo (i Terrible two sono arrivati anche a casa nostra!) e la fase della nanna.

Li condivido volentieri nel caso anche voi vi troviate ad affrontare questi simpatici momenti e se avete altri consigli sarei davvero curiosa di conoscerli.

 

Capricci e fase oppositiva

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immagini tratte da internet

Se quasi improvvisamente vi ritrovate tra le mani un bambino che fa capricci, non ascolta e vuole fare (quasi) tutto da solo, siete probabilmente nel pieno dei Terrible two. E’ una fase di crescita (di solito tra i 18 e i 36 mesi) in cui i piccoli, attraverso una quotidiana lotta per l’indipendenza, si trasformano in grandi, scoprono di essere altro rispetto alla mamma e di avere bisogni e desideri propri.

Insomma, quel periodo rilassante in cui i “no” sono all’ordine del giorno, la testardaggine è alle stelle e i pianti sono, talvolta, inconsolabili.

Il mio ometto ha quasi 2 anni e mezzo e, se anche non avessimo fatto attenzione al calendario, ci saremmo comunque accorti che qualcosa di nuovo stava succedendo. Teo,  infatti, è un bimbo nato con il sorriso sulle labbra e, fin da piccolo, è sempre stato molto socievole e accomodante, tuttavia, da questa estate, ha iniziato ad avere dei momenti in cui facevo fatica a riconoscerlo.

Certo, tutto normale, è una fase da attraversare, ogni bambino ci passa, chi prima chi dopo, ma porca miseria che fatica e che sconforto a volte!

E’ la fase delle prime “frustrazioni”, della grande voglia di esplorare ma di stare, al contempo, ancora saldamente attaccati alla gonna di mamma, dell’iniziare a sperimentare i limiti e assaggiare le diverse emozioni. La rabbia, soprattutto, è centrale nel sentire dei bambini, in particolare di quelli piccoli, che la sperimentano in continuazione, essendo parte integrante del loro percorso di crescita.

Trovo che mi stia aiutando molto cercare di mettermi nei panni del mio bambino, fare lo sforzo di capire, con grandi dosi di pazienza, i suoi momenti di frustrazione o incertezza, provando ad aiutarlo a dare un nome a ciò che prova.

Siamo solo all’inizio e, a volte, in realtà, mi sembra più un lavoro da fare su me stessa.

Ecco, allora, un piccolissimo bignami  di sopravvivenza, con alcune tecniche che si sono rivelate piuttosto utili in questa fase:

  1. Anticipare le situazioni critiche: questa è forse la regola più importante, prima di affrontare una situazione che può essere fonte di capricci cerco di anticipare quello che sta per succedere, del tipo: “Teo ancora due minuti di ciuccio e poi lo posiamo, lo sai che è solo per fare la nanna“; “Gioca ancora ma fra poco mamma ti chiama per andare a casa a lavarci e mangiare“; “Un cartone e poi ci vestiamo per uscire”; “leggiamo una storia soltanto perchè è molto tardi, poi accendiamo le stelline e facciamo la nanna“. Parlando e anticipando è possibile prepararli alla prossima mossa, che forse (e sottolineo forse) risulterà così più semplice.
  2. L’alternativa: quando propongo qualcosa a Teo cerco, quando possibile, di dare due alternative (entrambe ovviamente fattibili, senza mettermi in difficoltà da sola!); in questo modo gli lascio un certo margine di scelta, che diventa fondamentale per affermare il suo crescente bisogno di autonomia e autoaffermazione.
  3. Dribblare l’ostacolo con una storia: quando fa capricci per lavarsi, vestirsi e uscire (vedi ultimamente la mattina per andare al nido), cerco di renderlo più collaborativo catturando la sua attenzione con una storiella inventata al momento (con i mezzi da lavoro o con quelli di trasporto o soccorso vado sul sicuro!).
  4. Non troppe regole: cerco di essere il più possibile flessibile e di evitare di dire “no” ad ogni cosa, anche se in alcuni casi mi costa davero fatica, questo nella speranza che, man mano, Teo possa comprendere meglio quali sono le regole e i limiti davvero importanti, sui quali non si può proprio chiudere un occhio.
  5. Lasciare sfogare e cercare di rimanere calma: un mega capriccio o un pianto disperato, soprattutto in pubblico, possono creare un forte imbarazzo, possono portarci  facilmente a perdere la pazienza, ad alzare la voce, ma ho tverificato quanto questo possa essere controproducente. Allora provo a lasciarlo sfogare per qualche minuto, mi abbasso fisicamente al suo livello, lo guardo negli occhi e cerco di parlargli con tranquillità. Non sempre, ma molte volte questo atteggiamento è sufficiente per farlo calmare.
  6. Chiedere scusa e imparare l’empatia: è emotivamente impegnativo sgridare il proprio figlio quando ha un comportamento errato o negativo ed essere forti e irremovibili nelle decisioni assunte. A volte sento di non esserlo abbastanza, altre volte, invece, mi sembra addirittura di pretendere troppo da Teo. E’ ancora piccolo ma credo sia fondamentale, fin da ora, iniziare a trasmettergli il messaggio che tutti sbagliamo, che tutti facciamo degli errori – sia i bambini che gli adulti – e che qualche volta le conseguenze dei nostri errori impattano sugli altri, ferendoli. E’ quindi importante insegnare a chiedere scusa, non per semplice educazione, bensì per aiutare i bambini a mettersi nei panni degli altri. Leggevo che l’età compresa tra i 2 e i 6 anni è quella che Piaget chiamava “stadio dell’intelligenza intuitiva”, è proprio in questa fase che i bambini, nonostante non comprendano ancora pienamente il mondo degli adulti, imparano il senso del rispetto, intuiscono che c’è un universo che va oltre le proprie necessità e iniziano a scoprire l’empatia e la reciprocità.
  7. Quando ci vuole, ci vuole: se, per esempio, nonostante le mille parole, la pazienza a palate, dopo aver passato due ore ai giardini, avergli lasciato ancora qualche minuto in più e avergli anticipato che di lì a poco saremmo andati a casa, il nanetto ancora si rifiuta di salire sul passeggino, diventando rigido come un tronco di legno, allora passo alle maniere forti: bloccaggio e chiusura delle cinghie senza ripensamenti. A quel punto lui urlerà e inarcherà la schiena, muovendo le gambe come un pesce appena pescato, ma almeno avrò portato a casa il risultato (nonostante il mio contorcimento di budella) sotto gli sguardi di disappunto – o, se non sono stronze, di solidarietà – delle altre mamme.

Per finire, sul tema Terrible two e sul carico mentale, che ci coinvolge più o meno tutte (ossia il “peso di tutte quelle acrobazie cerebrali, invisibili, costanti e sfiancanti che portano, per il benessere di tutti e il funzionamento efficace della casa, generalmente le donne”), vi consiglio i post ironici e profondi di queste mamme (e blogger) che seguo e apprezzo.

Era tutta colpa del carico mentale di Gynepraio

Prontuario di sopravvivenza ai Terrible Two di Giovanna Gallo

A volte non ascoltare è il modo migliore per essere madre sempre di Giovanna Gallo

Avere una bambina di due anni (e mezzo) di Serena Mammadalprimosguardo

La nanna

Rispetto a quando Teo era neonato, ora la notte finalmente dormiamo (tosse o raffreddori vari permettendo). Mi sembra davvero una conquista enorme, quasi commovente! La fase dell’addormentamento, invece, ci offre ancora, talvolta, qualche bel momento estenuante.

Teo, infatti, anche se stravolto fisicamente, difficilmente crolla, non vorrebbe mai staccarsi dal gioco o da quello che sta facendo per entrare in una dimensione di calma.

Abbiamo creato anche noi una specie di routine serale (su cui non mi dilungo), che è una buona strategia per far comprendere ai piccoli che si avvicina il momento della nanna. Il nostro rituale non è certo da manuale, è molto flessibile e risente, nostro malgrado, degli orari di lavoro del papà ma, comunque, prevede alcuni passaggi fissi: lavaggio dei denti, un cartone e una favola, letta o raccontata.

Spesso, però, aggiungiamo o sostituiamo alla favola un’altra coccola: una storia con massaggio, cioè una storia raccontata toccando alcune parti del corpo di Teo, che, lentamente, in questo modo, si rilassa e addormenta.

Mi spiego meglio: la nostra è la storia della Fata della Nanna (ma ogni variazione è benvenuta, da declinare e arricchire secondo i gusti dei piccoli) che vola, vola e pian piano, si posa prima su un piedino di Teo – dove trova le piccole dita cicciotte che, una ad una, si addormentano sotto il suo magico tocco – poi plana sul popaccio, sul ginocchio, sulla coscia e, via via salendo, sul sederino, sul pisellino, sull’ombellico – dove trova una minuscola piscina per fare un bagnetto – fino ad arrivare alla bocca, al ciuccio, alle guance, alle orecchie, al nasino e, finalmente, agli occhietti di Teo, che, stanchi, si chiudono e si addormentano.

Vi assicuro che funziona, non ci potevo credere nemmeno io le prime volte! E’ davvero tenero e divertente vedere come Teo collabori nel porgermi i piedini e le manine, sollevando la maglia per farmi massaggiare meglio il pancino o togliendosi il ciuccio per far addormentare dalla fatina anche le labbra e i dentini.

E’ sorprendente come, quasi sempre, questa tecnica, questo passaggio della Fata della Nanna, riesca a rilassarlo in breve tempo. Il trucco è la voce dolce e il massaggio fatto di leggeri sfioramenti. E’ una coccola che fa bene a loro ma anche a noi!

Se vi va di provare ditemi poi cosa ne pensate e se avete altri trucchi o suggerimenti sarò molto felice di leggerli!

Ciao, Elisa

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