Fotografare i bambini: i consigli di una talentuosa amica.

“Se hai l’ambizione di fare fotografie migliori, di impegnarti davvero per le tue immagini e le tue capacità. Se hai l’ambizione di guardare quel che fanno gli altri con le loro fotografie. In questi casi, sei un fotografo”.

Amo la fotografia, da quando sono diventata mamma il protagonista principale delle mie foto è Teo. Lo ritraggo spesso per cercare di cogliere attimi di questi anni così intensi, fatti di tanti momenti unici che spesso, oltre che nel cuore, desidero fermare in uno scatto.

Le foto dei bambini hanno un fortissima valenza emotiva, rappresentano alcuni dei ricordi più belli della vita.

Da tempo volevo provare a scrivere un post che raccogliesse alcuni suggerimenti per fotografare i bambini, una mission decisamente impegnativa e stimolante, soprattutto quando non si tratta di esserini statici, bensì di trottole da inseguire.

In questo post troverete alcuni consigli scritti con il fondamentale aiuto di una giovanissima e talentuosa amica: Federica Nota.

Piccoli accorgimenti – da mettere in pratica con macchina fotografica o smartphone – a cui, talvolta, non si presta attenzione, presi dalla smania di scattare, ma che possono fare la differenza.

Il consiglio più importante rimane, però, quello di sperimentare divertendosi. I bambini offrono infinite occasioni!

Federica non è una fotografa professionista ma sta studiando per realizzare il suo sogno. La sua passione è iniziata decisamente presto, già alle elementari scattava foto a tutto e tutti con la sua usa e getta e trascorreva volentieri il tempo a guardare foto e album di famiglia.

La passione si è trasformata in qualcosa di più serio verso i 18 anni. Inizialmente da autodidatta, poi seguendo corsi per imparare la tecnica, confrontarsi con esperti, trovare contatti e iniziare a mostrare qualche primo lavoro. Al momento sta continuando la sua formazione universitaria e portando avanti, allo stesso tempo, alcuni progetti fotografici, tra cui uno molto interessante sulle drag queen.

Su instagram la trovate come @federica.nota. I suoi ritratti mi colpiscono sempre per la loro particolarità e per la ricerca che c’è dietro.

Per Federica fotografare i bambini è un ottimo esercizio, non così lontano dal suo sogno di lavorare in ambito giornalistico. Ci sono, infatti, almeno due elementi comuni tra queste due attività apparentemente distanti: saper calibrare, come fotografo, quanto essere spettatore e quanto partecipe della scena; essere sempre pronto a cambiare tempi, aperture e impostazioni.

Abbiamo passato un bel pomeriggio insieme, tra il Parco del Valentino e le giostre di Natale.

Tra una chiacchiera e tanti scatti a Teo, ho cercato di raccogliere alcuni consigli:

  • Rispettare la prospettiva del bambino. Ci avete fatto caso? Soprattutto all’aperto, si tende spesso a fotografare i bambini dalla prospettiva dei grandi, cioè scattando dall’alto verso il basso. Non che sia un errore ma – a meno che non si abbia in mente uno scatto creativo tipo flat lay – il suggerimento è quello di mettersi al loro livello di occhi, sedendosi per terra o inginocchiandosi. Sembra banale ma cambia moltissimo il risultato finale. In questo modo si hanno due vantaggi: includere anche l’orizzonte dietro al bambino e non solo la terra (che diciamo non è proprio il massimo da vedere) e, soprattutto, scattare una foto dal suo punto di vista, dando al soggetto più forza all’interno della fotografia.

  • Riempire l’inquadratura. Sia per gli scatti all’aperto che per quelli in ambienti chiusi, è consigliabile avvicinarsi sempre al bambino, che deve essere l’elemento di spicco, evitando di riprendere troppi elementi che potrebbero distrarre l’osservatore e togliere bellezza alla foto. Soprattutto quando si fotografano i bimbi, per creare immagini dal forte impatto, è sufficiente puntare sui primissimi piani per creare un ritratto decisamente più intimo e accattivante. Se si utilizza il cellulare, il consiglio è di non usare lo zoom della fotocamera per non perdere qualità dell’immagine. E’ preferibile tenersi leggermente indietro rispetto alla giusta inquadratura, così si avrà più spazio per re-inquadrare e poi ritagliare l’immagine rispetto al soggetto principale.

  • Catturare le emozioni e ritrarre le prime conquiste. Le foto dei bimbi sono emozionanti non solo quando ritraggono momenti di gioia. La sfida è cercare di catturare più emozioni possibili: quando sbadigliano, sono eccitati o arrabbiati. Inoltre, è bello anche fermare in uno scatto momenti unici nella vita dei bambini, come la prima volta in cui si allacciano le scarpe, salgono su una giostra, vanno in bici senza rotelle o imparano a scrivere il proprio nome. Si può anche provare a concentrarsi soltanto sui particolari: le mani impegnate nella nuova attività; i piedini che spingono sui pedali, etc.

  • Farli divertire. I bambini, si sa, sanno essere poco pazienti. Per non annoiarli e avere foto naturali e divertenti può essere vincente puntare su “stratagemmi” come bolle di sapone, palloncini, lecca-lecca, elementi naturali, come foglie o altro a seconda delle stagioni, per gli scatti all’aperto.

Passando, infine, ai suggerimenti più tecnici:

  • Preferire sempre la luce naturale. La luce è tutto. Il luogo perfetto o una composizione interessante non sono nulla senza la luce giusta. Una delle cose più difficili è trovare una buona luce, non forte ma nemmeno eccessivamente fioca, calda ma non troppo. E’ sempre preferibile la luce naturale; le ore del tardo pomeriggio, le cosiddette golden hours, sono le migliori, ma anche le giornate nuvolose sono ottime per scattare bei ritratti ai bambini, perché permettono loro di mantenere gli occhi aperti e rilassati. Un altro piccolo suggerimento, se si fotografa in casa o in altro ambiente chiuso, è quello di ritrarre il bambino nella stanza più luminosa, possibilmente vicino ad una finestra per sfruttare al massimo la luce diffusa che entra ed evitare il flash, che generalmente appiattisce l’immagine, eliminando le ombre sottili che danno profondità e realismo al viso.

  • Scattare dopo la pioggia. Una situazione interessante per scattare ottimi ritratti ai bambini e trovare una luce unica è farlo subito dopo la pioggia, in tutte le stagioni. Giocare con le pozzanghere sarà molto divertente e la foto ne guadagnerà in naturalezza. La pioggia trasforma, spesso, scene banali in immagini suggestive grazie a bellissimi giochi di riflessi.
  • Provare lo scatto multiplo. I bambini non amano i ritratti in posa, si agitano, corrono, saltano. Se si usa una reflex o uno smartphone che permette uno scatto multiplo, provare ad impostare una velocità di scatto il più alta possibile.
  • Studiare la composizione fotografica e concentrarsi su un dettaglio. La capacità di vedere la foto prima dello scatto è sicuramente un talento, ma si può sempre migliorare. Ho trovato particolarmente interessanti ed efficaci questo video basato sulle foto di Steve McCurry e questo articolo su come i grandi maestri della fotografia gestiscono la composizione. Federica mi spiegava che se si utilizza una reflex, per un ritratto è preferibile provare aperture di diaframma maggiori (es. f/1.8) in modo da mettere a fuoco un solo dettaglio per farlo risaltare. Per il ritratto viso/mezzo busto, se, per esempio, si vuole mettere in evidenza lo sguardo del bambino è preferibile usare le massime aperture dell’obiettivo e mettere a fuoco solo la zona degli occhi, in modo da creare un contrasto tra lo sguardo e lo sfondo sfocato. E’ possibile anche provare a riprendere il soggetto di tre quarti per ritrarre solo un occhio dominante. Per il ritratto ambientato (figura intera + ambientazione) è, invece, preferibile utilizzare aperture minori (f/8, f/11 dipende dalle altre variabili) in modo da mettere a fuoco il soggetto e anche il contesto. Inoltre, per non appiattire la foto si può sistemare il soggetto su delle diagonali oppure sui punti d’incontro delle griglie che il mirino della reflex fornisce. Queste griglie sono spesso disponibili anche tra le funzioni della fotocamera dei cellulari.

  • Provare il bianco e nero. I ritratti dei volti scavati degli anziani, con le loro le rughe di espressione, acquistano senza dubbio qualcosa di emozionante in bianco e nero. Ma anche le foto dei bambini possono essere belle in b&n. Quando si scatta un buon ritratto a colori che, tuttavia, non convince fino in fondo, il consiglio è di provare a convertirlo anche in bianco e nero. Talvolta il risultato finale è ancora più interessante.

  • Editing. Parlando di smartphone, esistono tantissimi programmi per migliorare le foto. Uno dei migliori, piuttosto semplice da usare, è Snapseed, anche solo nella versione scaricabile gratuitamente. A volte, un buon ritaglio o una corretta esposizione fanno miracoli.

Vi piacciono le foto? A me moltissimo! Grazie Federica❤.

P.S. Ho scoperto che esiste l’Associazione Fotografia Italiana Neonati e Bambini, fondata nel 2014 da alcune fotografe di varie parti d’Italia. Sul loro blog ci sono anche consigli su come fotografare al meglio le feste di Natale in famiglia.

Un bacio, Elisa

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Il nuovo punto family friendly del Consiglio regionale del Piemonte. Un spazio allegro e ospitale per tutte le famiglie.

Capita a tante mamme di trovarsi fuori casa e dover allattare il proprio bambino; succede quotidianamente a genitori o nonni di essere in giro e dover cercare un luogo per scaldare il biberon o cambiare in emergenza il pannolino.

A me è capitato un sacco di volte e talvolta succede ancora: Teo ha deciso che toglierà il pannolino al compimento dei 18 anni!

A parte gli scherzi, sembra incredibile ma non sono numerosi i luoghi nelle nostre città che offrono uno spazio dove poter allattare comodamente o cambiare il bambino in situazioni igieniche e sicure. Pertanto, sono davvero felice di dedicare questo post all’apertura di un nuovo spazio, in pieno centro a Torino, fruibile da chiunque lo desideri, cittadini e turisti.

Ieri mattina, infatti, é stato inaugurato il punto Piemonte family friendly di Palazzo Lascaris in via Alfieri 15 a Torino, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Per chi non fosse pratico, via Alfieri si trova in pieno centro storico, tra le piazze San Carlo e Solferino.

Si tratta di uno spazio accessibile a tutti, secondo gli orari di apertura del palazzo (lunedì-venerdì dalle 8 alle 19), coloratissimo e molto accogliente, attrezzato al piano terra dell’edificio con ogni confort per permettere di allattare in tutta tranquillità, cambiare il pannolino, scaldare il biberon e, nel frattempo, far giocare eventuali sorelline o fratellini più grandi. 

La stanza è dotata di due grandi fasciatoi con materassini, due comode poltrone per l’allattamento, uno scaldabiberon, un lavandino, un tavolino con sgabellini, nonché giochi e libri per una pausa rilassante per tutti i bambini, piccoli e grandi. Lo spazio, inoltre, è attiguo ai servizi igienici.

Il prossimo obiettivo del progetto Piemonte family friendly (ideato dal Consiglio regionale, dalla Consulta femminile regionale e da quella delle Elette, in collaborazione con l’associazione Vivere onlus) è arrivare all’apertura di altri punti analoghi, entro il prossimo anno, in numerosi Comuni piemontesi.

Nel mio piccolo ho voluto partecipare a questa bella iniziativa con un gesto minuscolo: donare alcuni giochi e libri di Teo. Sono certa che questo spazio, nato dall’impegno e dalla passione di tante persone, sarà fruito al meglio da chiunque passi, con i propri bambini, dal centro di Torino.

Se volete conoscere altri luoghi, in giro per la città, dove poter allattare o cambiare il pannolino vi segnalo allatTo.it creato da Valentina, una mamma toscana che vive a Torino dal 2007. Valentina ha voluto raccogliere in un unico sito una selezione di luoghi, suddivisi per quartiere, da lei sperimentati dove poter allattare o cambiare il pannolino (locali, bar, negozi, farmacie, parchi, etc.). È felice di ricevere altre segnalazioni, così ho deciso di scriverle, certa che aggiungerà con piacere al suo elenco il nuovo bellissimo punto Piemonte family friendly inaugurato a Palazzo Lascaris.

Diffondiamo la voce! 😉

Buon sabato, Elisa

I Terribili due: piccolo bignami di sopravvivenza.

Negli ultimi tempi ho testato alcuni metodi per cercare di affrontare al meglio i momenti di crisi di Teo (i Terrible two sono arrivati anche a casa nostra!) e la fase della nanna.

Li condivido volentieri nel caso anche voi vi troviate ad affrontare questi simpatici momenti e se avete altri consigli sarei davvero curiosa di conoscerli.

 

Capricci e fase oppositiva

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immagini tratte da internet

Se quasi improvvisamente vi ritrovate tra le mani un bambino che fa capricci, non ascolta e vuole fare (quasi) tutto da solo, siete probabilmente nel pieno dei Terrible two. E’ una fase di crescita (di solito tra i 18 e i 36 mesi) in cui i piccoli, attraverso una quotidiana lotta per l’indipendenza, si trasformano in grandi, scoprono di essere altro rispetto alla mamma e di avere bisogni e desideri propri.

Insomma, quel periodo rilassante in cui i “no” sono all’ordine del giorno, la testardaggine è alle stelle e i pianti sono, talvolta, inconsolabili.

Il mio ometto ha quasi 2 anni e mezzo e, se anche non avessimo fatto attenzione al calendario, ci saremmo comunque accorti che qualcosa di nuovo stava succedendo. Teo,  infatti, è un bimbo nato con il sorriso sulle labbra e, fin da piccolo, è sempre stato molto socievole e accomodante, tuttavia, da questa estate, ha iniziato ad avere dei momenti in cui facevo fatica a riconoscerlo.

Certo, tutto normale, è una fase da attraversare, ogni bambino ci passa, chi prima chi dopo, ma porca miseria che fatica e che sconforto a volte!

E’ la fase delle prime “frustrazioni”, della grande voglia di esplorare ma di stare, al contempo, ancora saldamente attaccati alla gonna di mamma, dell’iniziare a sperimentare i limiti e assaggiare le diverse emozioni. La rabbia, soprattutto, è centrale nel sentire dei bambini, in particolare di quelli piccoli, che la sperimentano in continuazione, essendo parte integrante del loro percorso di crescita.

Trovo che mi stia aiutando molto cercare di mettermi nei panni del mio bambino, fare lo sforzo di capire, con grandi dosi di pazienza, i suoi momenti di frustrazione o incertezza, provando ad aiutarlo a dare un nome a ciò che prova.

Siamo solo all’inizio e, a volte, in realtà, mi sembra più un lavoro da fare su me stessa.

Ecco, allora, un piccolissimo bignami  di sopravvivenza, con alcune tecniche che si sono rivelate piuttosto utili in questa fase:

  1. Anticipare le situazioni critiche: questa è forse la regola più importante, prima di affrontare una situazione che può essere fonte di capricci cerco di anticipare quello che sta per succedere, del tipo: “Teo ancora due minuti di ciuccio e poi lo posiamo, lo sai che è solo per fare la nanna“; “Gioca ancora ma fra poco mamma ti chiama per andare a casa a lavarci e mangiare“; “Un cartone e poi ci vestiamo per uscire”; “leggiamo una storia soltanto perchè è molto tardi, poi accendiamo le stelline e facciamo la nanna“. Parlando e anticipando è possibile prepararli alla prossima mossa, che forse (e sottolineo forse) risulterà così più semplice.
  2. L’alternativa: quando propongo qualcosa a Teo cerco, quando possibile, di dare due alternative (entrambe ovviamente fattibili, senza mettermi in difficoltà da sola!); in questo modo gli lascio un certo margine di scelta, che diventa fondamentale per affermare il suo crescente bisogno di autonomia e autoaffermazione.
  3. Dribblare l’ostacolo con una storia: quando fa capricci per lavarsi, vestirsi e uscire (vedi ultimamente la mattina per andare al nido), cerco di renderlo più collaborativo catturando la sua attenzione con una storiella inventata al momento (con i mezzi da lavoro o con quelli di trasporto o soccorso vado sul sicuro!).
  4. Non troppe regole: cerco di essere il più possibile flessibile e di evitare di dire “no” ad ogni cosa, anche se in alcuni casi mi costa davero fatica, questo nella speranza che, man mano, Teo possa comprendere meglio quali sono le regole e i limiti davvero importanti, sui quali non si può proprio chiudere un occhio.
  5. Lasciare sfogare e cercare di rimanere calma: un mega capriccio o un pianto disperato, soprattutto in pubblico, possono creare un forte imbarazzo, possono portarci  facilmente a perdere la pazienza, ad alzare la voce, ma ho tverificato quanto questo possa essere controproducente. Allora provo a lasciarlo sfogare per qualche minuto, mi abbasso fisicamente al suo livello, lo guardo negli occhi e cerco di parlargli con tranquillità. Non sempre, ma molte volte questo atteggiamento è sufficiente per farlo calmare.
  6. Chiedere scusa e imparare l’empatia: è emotivamente impegnativo sgridare il proprio figlio quando ha un comportamento errato o negativo ed essere forti e irremovibili nelle decisioni assunte. A volte sento di non esserlo abbastanza, altre volte, invece, mi sembra addirittura di pretendere troppo da Teo. E’ ancora piccolo ma credo sia fondamentale, fin da ora, iniziare a trasmettergli il messaggio che tutti sbagliamo, che tutti facciamo degli errori – sia i bambini che gli adulti – e che qualche volta le conseguenze dei nostri errori impattano sugli altri, ferendoli. E’ quindi importante insegnare a chiedere scusa, non per semplice educazione, bensì per aiutare i bambini a mettersi nei panni degli altri. Leggevo che l’età compresa tra i 2 e i 6 anni è quella che Piaget chiamava “stadio dell’intelligenza intuitiva”, è proprio in questa fase che i bambini, nonostante non comprendano ancora pienamente il mondo degli adulti, imparano il senso del rispetto, intuiscono che c’è un universo che va oltre le proprie necessità e iniziano a scoprire l’empatia e la reciprocità.
  7. Quando ci vuole, ci vuole: se, per esempio, nonostante le mille parole, la pazienza a palate, dopo aver passato due ore ai giardini, avergli lasciato ancora qualche minuto in più e avergli anticipato che di lì a poco saremmo andati a casa, il nanetto ancora si rifiuta di salire sul passeggino, diventando rigido come un tronco di legno, allora passo alle maniere forti: bloccaggio e chiusura delle cinghie senza ripensamenti. A quel punto lui urlerà e inarcherà la schiena, muovendo le gambe come un pesce appena pescato, ma almeno avrò portato a casa il risultato (nonostante il mio contorcimento di budella) sotto gli sguardi di disappunto – o, se non sono stronze, di solidarietà – delle altre mamme.

Per finire, sul tema Terrible two e sul carico mentale, che ci coinvolge più o meno tutte (ossia il “peso di tutte quelle acrobazie cerebrali, invisibili, costanti e sfiancanti che portano, per il benessere di tutti e il funzionamento efficace della casa, generalmente le donne”), vi consiglio i post ironici e profondi di queste mamme (e blogger) che seguo e apprezzo.

Era tutta colpa del carico mentale di Gynepraio

Prontuario di sopravvivenza ai Terrible Two di Giovanna Gallo

A volte non ascoltare è il modo migliore per essere madre sempre di Giovanna Gallo

Avere una bambina di due anni (e mezzo) di Serena Mammadalprimosguardo

La nanna

Rispetto a quando Teo era neonato, ora la notte finalmente dormiamo (tosse o raffreddori vari permettendo). Mi sembra davvero una conquista enorme, quasi commovente! La fase dell’addormentamento, invece, ci offre ancora, talvolta, qualche bel momento estenuante.

Teo, infatti, anche se stravolto fisicamente, difficilmente crolla, non vorrebbe mai staccarsi dal gioco o da quello che sta facendo per entrare in una dimensione di calma.

Abbiamo creato anche noi una specie di routine serale (su cui non mi dilungo), che è una buona strategia per far comprendere ai piccoli che si avvicina il momento della nanna. Il nostro rituale non è certo da manuale, è molto flessibile e risente, nostro malgrado, degli orari di lavoro del papà ma, comunque, prevede alcuni passaggi fissi: lavaggio dei denti, un cartone e una favola, letta o raccontata.

Spesso, però, aggiungiamo o sostituiamo alla favola un’altra coccola: una storia con massaggio, cioè una storia raccontata toccando alcune parti del corpo di Teo, che, lentamente, in questo modo, si rilassa e addormenta.

Mi spiego meglio: la nostra è la storia della Fata della Nanna (ma ogni variazione è benvenuta, da declinare e arricchire secondo i gusti dei piccoli) che vola, vola e pian piano, si posa prima su un piedino di Teo – dove trova le piccole dita cicciotte che, una ad una, si addormentano sotto il suo magico tocco – poi plana sul popaccio, sul ginocchio, sulla coscia e, via via salendo, sul sederino, sul pisellino, sull’ombellico – dove trova una minuscola piscina per fare un bagnetto – fino ad arrivare alla bocca, al ciuccio, alle guance, alle orecchie, al nasino e, finalmente, agli occhietti di Teo, che, stanchi, si chiudono e si addormentano.

Vi assicuro che funziona, non ci potevo credere nemmeno io le prime volte! E’ davvero tenero e divertente vedere come Teo collabori nel porgermi i piedini e le manine, sollevando la maglia per farmi massaggiare meglio il pancino o togliendosi il ciuccio per far addormentare dalla fatina anche le labbra e i dentini.

E’ sorprendente come, quasi sempre, questa tecnica, questo passaggio della Fata della Nanna, riesca a rilassarlo in breve tempo. Il trucco è la voce dolce e il massaggio fatto di leggeri sfioramenti. E’ una coccola che fa bene a loro ma anche a noi!

Se vi va di provare ditemi poi cosa ne pensate e se avete altri trucchi o suggerimenti sarò molto felice di leggerli!

Ciao, Elisa

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La disfluenza verbale nei bambini piccoli. Consigli scaccia ansia!

Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
con dentro “la luna” e “la balena”.
Ma le più belle che ho nel cuore,
le sento battere: “mamma”, “amore”.

Ho riflettuto bene prima di scrivere questo post, perché riguarda qualcosa di personale che mi ha causato una certa ansia (strano?! Io, ansiosa?!?), ma, alla fine, mi sono convinta che portare la nostra esperienza, in questo piccolo spazio, possa essere utile anche ad altri.

Teo (che ora ha 28 mesi come il Parmigiano Bollino argento) ha iniziato a parlucchiare e, via via, a pronunciare un numero sempre maggiore di parole più o meno comprensibili verso l’anno-l’anno e mezzo e già da mesi articola piccole frasi ed è molto desideroso di esprimersi.

Circa un mesetto fa, tuttavia, ha avuto un periodo di disfluenza del linguaggio: aveva frequenti esitazioni ad iniziare le frasi, ripeteva più volte la prima sillaba oppure la faceva durare eccessivamente, senza arrivare, in alcuni casi, a terminare la parola.

Inizialmente non ci ho dato troppo peso, poi, ripetendosi la situazione, un po’ disorientata, ho voluto approfondire il tema leggendo e, soprattutto, parlando con persone esperte per capire come comportarci al meglio e dare anche consigli a chi (i nonni) trascorre con lui parecchie ore al giorno, soprattutto in questo periodo estivo.

Nelle ultime settimane va molto meglio (anzi, a dirla tutta, c’è stata addirittura una evoluzione positiva, un vero e proprio progresso nel linguaggio) ma può essere un’esperienza disorientante e poco piacevole rendersi conto che c’è qualcosa di “diverso” rispetto al solito nel modo di parlare del proprio bambino, in particolare se questo accade in assenza di traumi o cambiamenti importanti (come la nascita di un fratellino o l’inserimento al nido).

Ammetto che conoscevamo solo superficialmente l’argomento. Dopo aver approfondito, ci siamo molto rasserenati. Spero che le informazioni e i suggerimenti raccolti possano servire e tranquillizzare anche chi sta vivendo un’esperienza simile.

La grande maggioranza di bambini piccoli che, a partire da un certo momento (questo può avvenire indicativamente verso i 2-3 anni), inizia a “balbettaresta semplicemente attraversando una fase di normale sviluppo del linguaggio.

Questi fenomeni disfluenti nel parlare nella prima infanzia non sono vere e proprie balbuzie, possono presentarsi quando il bambino sta acquisendo padronanza del linguaggio ed è posto davanti a decisioni sulla trasposizione di pensieri in parole.

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Noi genitori riusciamo spontaneamente a favorire l’emergere nei nostri figli di due importanti capacità: il cammino e la parola. In entrambi i casi, il piccolo è sostenuto fino alla realizzazione dei primi passi e alla comparsa delle prime parole. Poi, come l’evoluzione dell’attività motoria viene lasciata all’esercitazione autonoma del piccolo, così anche la parola, una volta comparsa, viene spesso affidata ad uno sviluppo spontaneo.

Tuttavia, la capacità di parlare non è assolutamente assimilabile a quella di camminare, il processo evolutivo è infinitamente più lungo e complesso di quanto si possa pensare, per cui è fondamentale continuare a guidare, nel modo più appropriato possibile, lo sviluppo del linguaggio dei bambini, almeno fino all’ingresso nella scuola elementare.

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La realizzazione della parola parlata è resa possibile dalla simultanea azione di oltre un centinaio di muscoli fini. Nessuno, quando parla, si preoccupa di quello che deve fare con diaframma, corde vocali, muscoli articolatori, etc., la sua attenzione è tutta concentrata su quello che vuole dire. L’esecuzione dei movimenti è, infatti, possibile grazie alla presenza, nella corteccia cerebrale, di un servomeccanismo connesso con i centri dell’ideazione e del linguaggio: il Centro di Broca o Centro motorio della parola, che, tuttavia, i bambini piccoli ancora non possiedono, lo costruiscono man mano che procede la loro abilità nel parlare.

I bambini, pertanto, tollerano in maniera assolutamente naturale uno “squilibrio” fra mappa cognitiva e linguistica, che è di per sè la norma, ma quando si forma uno squilibrio eccessivo fra pensiero, troppo ricco e articolato, e il linguaggio che serve a codificarlo (soprattutto in presenza di grande sensibilità e desiderio di comunicare), essi possono trovarsi di fronte a improvvise difficoltà per codificare con parole e frasi tutto ciò che vorrebbero dire.

La ricerca affannosa di termini, che non sono disponibili o facilmente evocabili, può provocare così esitazioni o ripetizioni.

I bambini verso i due-tre anni presentano un incredibile aumento del vocabolario, paragonabile solo a quello che avranno verso i sei, al momento del loro ingresso nella scuola elementare. L’aumento del vocabolario che si verifica in questi due periodi non sarà mai eguagliato in nessuna altra epoca della loro vita. Inoltre, verso i tre anni, iniziano a cimentarsi con i problemi della sintassi. Non deve quindi meravigliare il fatto che possano trovare difficoltà al momento di rievocare la parola giusta o di organizzare in frasi il loro pensiero.

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Per noi genitori è tranquilizzante sapere che non si tratta di una carenza linguistica in rapporto alla norma (anzi spesso il bambino che mostra iniziali disfluenze può presentare un lessico o una padronanza sintattica superiore ai coetanei), bensì di una disarmonia fra il suo pensiero molto ricco e l’insufficiente disponibilità del suo patrimonio verbale.

Ecco allora qualche consiglio che ho raccolto e condivido volentieri, sperando possa essere utile:

1. Mantenere una serena atmosfera comunicativa

La combinazione di più elementi (come la competizione con gli adulti o fratelli per parlare o essere ascoltati; la distanza nel tempo o nello spazio di ciò di cui si parla; il grado di astrazione dell’argomento; la complessità del linguaggio ascoltato; il livello di eccitazione del bambino o della situazione) può contribuire a creare uno stress comunicativo.

Il consiglio principale è eliminare, per quanto possibile, qualsiasi elemento di stress, parlare con il bambino ponendosi al suo livello di pensiero ed emozione, con un linguaggio semplice ma corretto, ripetitivo, legato al concreto e al “qui e ora”,  senza troppe domande su avvenimenti passati o futuri, sempre con voce tranquilla ma con enfasi sulle parole più nuove o importanti, come quando si raccontano le storie.

Inoltre, parlare al bambino mentre agisce direttamente, commentando verbalmente le sue azioni, i particolari degli oggetti che manipola, i sentimenti che sta provando, proprio mentre li prova.

Questa attività di commento o telecronaca continua sembra assurda e non è molto utilizzata da noi genitori ma è invece importantissima.

2. Non evidenziare le difficoltà verbali e correggere solo indirettamente

Qualsiasi errore nelle espressioni infantili (sia fonologico come l’errore di pronuncia, lessicale come la scelta della parola più corretta o appropriata, sintattico come l’uso di preposizioni, congiunzioni, tempi dei verbi ecc., sia come esitazioni o ripetizioni estemporanee) deve essere corretto solo in modo indiretto.

Se, ad esempio, al posto di “camion dei pompieri” il bambino dice “baion peri” sforzarsi di non dire: “non si dice baion peri, si dice camion dei pompieri”. Occorre insinuare una correzione senza dire al piccolo che sta sbagliando, provando semplicemente a ripetere la parola o la frase in modo corretto. Magari dicendo “Sì, bravo, è proprio un camion dei pompieri!”.

Quindi: non correggere mai esplicitamente le parole o frasi incomplete o scorrette, ma ripeterle corrette e complete nel contesto della risposta, iniziando anche con una espressione di apprezzamento.

3. Migliorare il proprio ruolo di ascoltatore

Nelle difficoltà di tutti i giorni è normale che, talvolta, il nostro ascolto sia distratto e superficiale ma saper ascoltare davvero significa far capire al piccolo che è un interlocutore prezioso, mostrare attenzione al cosa dice piuttosto che al come lo dice. Non è sempre facile, tuttavia è molto importante cercare di rallentare, avere pazienza e ascoltare con tranquillità ciò che il bambino vuole esprimere, evitando di completare le frasi.

I bambini vogliono l’attenzione degli adulti significativi, la vogliono completa e totale. Non hanno ancora imparato ad aspettare il loro turno. Non sanno ancora mettersi nei panni degli altri, è abbastanza comune che quando cercano in ogni modo di farsi ascoltare finiscano per ripetere o incespicare nelle parole. A volte basta guardarli negli occhi con attenzione per tranquillizzarli e far scomparire le disfluenze.

4. Largo uso di canzoni e filastrocche

Del resto, le filastrocche, come amava definirle Rodari, sono dei preziosi “giocattoli” per i bambini. Con il loro ritmo hanno qualcosa di miracoloso, un incredibile effetto stimolante sulla parola. Qui potete trovare quasi un centinaio delle sue filastrocche più belle e famose!

Vi saluto con qualche suggerimento di lettura interessante:

  • “Parlare…giocando. Consigli ai genitori per aiutare i bambini a parlare bene” della logopedista Claudia Azzaro; un libro pensato per mamma e papà con suggerimenti e trucchi per stimolare i bimbi ad esprimersi correttamente.
  • “Parlare un gioco a due” di Jan Pepper e Elaine Weitzman; questo libro mostra ai genitori come divertirsi con il bambino trasformando ogni interazione in un’opportunità di apprendimento del linguaggio.
  • “Storie con prassie e onomatopee. Attività e giochi per l’allenamento della motricità buccale” delle logopediste Valentina Dutto e Marta Rinaudo. Un volume pensato per tutti i bambini, in particolare per quelli con disturbi di interesse logopedico e che hanno presentato o presentano abitudini viziate come l’uso protratto del ciuccio, del biberon o il succhiamento del dito. Ecco un estratto.

Essere genitori è davvero una bella e impegnativa avventura, fatta di mille attenzioni, talvolta  di ansie, di orecchie, occhi e cuore sempre aperti.

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Immagini da internet

 

Usseaux e le sue borgate. Una bella passeggiata a misura di bambino in Piemonte.

Lo scorso 5 marzo è stato il compleanno di mia madre, Nonna Fortuna (Nonna Tuna per Teo).

Per quasi una settimana mi sono scervellata alla ricerca di un posto carino in montagna, dove andare per una gita fuori porta, per godere di qualche ora di aria buona a contatto con la natura e festeggiare in maniera diversa dal solito.

Un posto che potesse conciliare le esigenze di tutti: non troppo lontano da casa (perché bimbi e nonni per molto tempo in macchina non li trattieni, anche se devo ammettere che per ora Teo regge benissimo i viaggi, sarà che dopo le oltre 18 ore di macchina per andare in Sicilia qualsiasi altro spostamento gli sembrerà una veloce passeggiata) e, soprattutto, lontano dal caos delle piste da sci.

Ecco che (ben consigliata!) ho scelto l’Alta Val Chisone.

Qui, a poco meno di ottanta Km da Torino, si trova un gioiellino di nome Usseaux, un piccolo comune montano collocato all’interno del Parco Orsiera-Rocciavrè, meglio conosciuto come la borgata del pane e dei murales, a circa 1.400 metri di altitudine.

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Usseaux è uno degli undici Borghi più belli d’Italia della nostra regione, inoltre fa parte dei Borghi accoglienti con Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Si tratta di località eccellenti dell’entroterra italiano, a misura d’uomo, tutte da esplorare, perfette per un week end fuori porta o un breve soggiorno; luoghi ancora poco conosciuti, resi speciali dalla grande attenzione per la sostenibilità ambientale, la qualità dell’accoglienza e la tutela del patrimonio artistico e culturale.

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La storia di Usseaux è molto affascinante. Il paese fu attraversato nei tempi antichi da Giulio Cesare, il quale lo cita nel De Bello Gallico. Nei secoli di storia, Usseaux ha vissuto molteplici esperienze: il Delfinato, il Regno di Francia, il Ducato dei Savoia, le guerre tra Francesi e Savoia (battaglia dell’Assietta del 1747), nuovamente il dominio francese, l’impero napoleonico e le guerre di indipendenza che portarono, nel 1861, all’unità d’Italia. Usseaux ha fatto parte della regione alpina transfrontaliera degli Escartons (1343-1713) e per secoli ha condiviso la presenza di due comunità di fede diversa, quella cattolica e quella valdese.

Usseaux, che ci ha accolti con tanta neve, un magnifico cielo blu e una meravigliosa quiete, è un paesino splendido con le sue stradine lastricate, le fontane e i lavatoi in pietra, i cortiletti, il forno della comunità, il mulino ad acqua per cereali ancora funzionante (nella stagione estiva  è aperto in alcuni giorni per visite libere), le stalle e, naturalmente, i bellissimi murales.

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I bambini si divertiranno andando alla ricerca delle pitture che si nascondono lungo le viuzze, dietro agli angoli o sotto ai cornicioni.

murales (i cui temi spaziano dalla vita contadina al mondo della natura e degli animali, fino a contemplare personaggi di fantasia e delle favole) sono circa una quarantina…provate a scovarli tutti girando in lungo e in largo questo bellissimo borgo!

Per Teo è stata un’esperienza nuova e divertente, anche grazie all’abbondante nevicata del giorno prima. 😉

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A circa 1 Km da Usseux si trova la frazione di Balboutetla borgata del sole, delle rondini e delle meridiane. Questa piccola località ospita, infatti, una ventina di meridiane disposte lungo le vie interne. Mi hanno raccontato che durante la primavera le vie sono da percorrere con il naso all’insù poiché sono numerosissime le rondini che rallegrano il cielo.

Per pranzo siamo poi scesi a Laux, che si trova sempre a poca distanza da Usseaux. 

La frazione di Laux è piccolissima e deliziosa, un minuscolo paese di case in pietra e legno a cui si arriva dopo una breve strada immersa nel bosco, sembra quasi un villaggio delle favole. Viene definita la borgata dell’acqua per la presenza di un piccolo lago alpino noto per le sue acque verdi. Noi, invece, lo abbiamo ammirato completamente coperto da una spessa coltre di neve: un panorama altrettanto affascinante!

Sul lago si affaccia l’Hotel Ristorante Lago del Laux dove abbiamo pranzato e festeggiato il compleanno della nonna. Il locale è accogliente, molto curato e riscaldato da un bel caminetto scoppiettante. Propone piatti tipici piemontesi e occitani con menù à la carte.

Teo ha gradito la pasta fresca al ragù di montagna, noi le gustosissime calhiette alla moda del Laux. Sono delle specie di palle a base di patate di montagna grattugiate a crudo, unite ad un soffritto di porri, dadolata di lardo, farina e uova solo per amalgamare. Vengono cotte in acqua con gusti per almeno un’ora e poi servite condite con burro di montagna aromatizzato e parmigiano. Davvero notevoli!

L’hotel è una delle strutture del circuito Charme e Relax di cui fanno parte alberghi di particolare fascino. In origine era una casa di villeggiatura edificata a inizio ‘900 e poi ampliata dai Salesiani nel 1934. E’ divenuta albergo nel 1984.

La vista è meravigliosa, posso solo immaginare quanto sia bello e poetico questo posto anche in primavera o in estate. 😉

Dopo pranzo avremmo voluto fare ancora un giro in direzione Sestriere per raggiungere le altre due borgate di Usseaux, Pourrieres (nota come la borgata dell’Assietta, dove è stato realizzato un percorso costituito da sagome con uniformi dei reggimenti combattenti nella battaglia del 1747) e Fraisse (conosciuta come la borgata del legno e dei boschi per la rigogliosa vegetazione e le sculture su pannelli in legno da scoprire lungo le vie), ma, a causa del vento, forte e freddo, abbiamo preferito fare ritorno verso casa, con l’augurio di tornare presto in questi luoghi.

Se in qualche modo ho solleticato il vostro interesse e state pensando di fare una gita per conoscere Usseaux e le sue borgate, potete reperire maggiori informazioni su ricettività, eventi e altre proposte, in inverno ed estate, consultando il sito dell’Alta Val Chisone (ecco qui il link).

Spero di tornare presto in questi bei luoghi, che ben due parchi naturali (l’Orsiera-Rocciavrè e il Gran Bosco di Salbertrand) rendono tra i più ricchi di flora e fauna delle vallate alpine piemontesi.

La prossima volta vorrei incamminarmi lungo uno dei tanti sentieri, provare un’altra trattoria che mi hanno consigliato (La Placette) e magari anche assaggiare il Plaisentif, il formaggio delle viole  una particolare toma che viene prodotta negli alpeggi dell’alta Val Chisone con il latte delle mucche del primo alpeggio, che si alimentano esclusivamente della flora locale, ricca di fiori ed aromi). 

Ciao, Elisa 🙂

Sei forte Papino!

Domenica 19 marzo è alle porte. La Festa di San Giuseppe, il papà di tutti i papà.

Il nostro è un pochino giù in questi giorni, con alcuni pensieri che lo rendono meno positivo del solito, quindi vogliamo assolutamente fargli una bella sorpresa: un piccolo regalino, una colazione da gustare senza fretta e una intera giornata da vivere insieme, approfittando del fatto che sarà a casa dal lavoro! 🙂

Ecco di seguito qualche idea, che vorrei condividere, se anche voi state pensando in questi giorni a qualcosa di carino e dolce per far felici i vostri paponi.

1) Cominciamo dalla colazione, anzi dalla coccolazione, come ha scritto Ornella Sprizzi (su instagram @mammamatta) sul suo bellissimo e apprezzato blog, ricco di creatività e umorismo. Ha appena pubblicato un post con dei printables deliziosi da scaricare gratuitamente (li trovate quiper organizzare un breakfast dolcissimo.

Noi li abbiamo già stampati (tanto il papà ha il telefono fuori uso e non ci legge 😉 ) e non vediamo l’ora di vedere la sua faccia domenica prossima al risveglio.

2017-03-14 11.08.33.pngEcco qui sotto le foto pubblicate da Ornella…bellissima idea, vero?! Basta solo armarsi di forbici, colla e amore! 😉

2) Un libro da completare e regalare. Ad esempio Io e Te, papà di Olimpia Ruiz di Altamirano, un’autrice di libri per bambini, storie buffe e album d’ispirazione Montessori che ho scoperto da poco (qui il suo blog).

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E’ un libro/album che lascia molto spazio all’immaginazione dei piccoli, chiamati a disegnare dentro cornici colorate. Non ha illustrazioni in bianco e nero da colorare perché l’importante, in questo caso, non è stare dentro i bordi ma creare un regalo unico. Per bimbi dai 3 anni. Lo trovate su Amazon.

3) Due libri da sfogliare, leggere insieme e amare.

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Non si incontravano mai di Mauro Mongarli e Claudia Carieri è un un libro speciale, i protagonisti sono un papà e una bambina che si inseguono, attraverso le pagine, senza incontrarsi. Incontrano, però, ombrelli e papere, alberi di Natale e automobiline, elefanti e trenini, note musicali e tartarughe, pesci, orologi, farfalle, scarpe e tante altre cose che fanno parte del loro mondo, reale e immaginario. Ma la vita che abitano insieme, ognuno nel proprio mondo adulto o bambino, è così bella e strana che, alla fine, l’inseguimento diventa un gioco. Un libro con parole per grandi e immagini per piccolissimi (da 0 a 6 anni). Per stare vicini e volersi bene, ognuno curioso delle differenze dell’altro.

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P di papà di Isabel Minhós Martins e Bernardo Carvalho si sviluppa nella forma del dialogo tra un bambino, o una bambina, e il suo papà. Già la copertina è dolcissima!! Chi è il papà? Un abile trasformista, capace di passare velocemente da angelo custode a nascondiglio perfetto, da dottore a tunnel. Il papà è un impareggiabile attrezzo multiuso, utilissimo per fare milione di cose: volare, scalare, giocare, cavalcare, ascoltare. Questo libretto è una raccolta affettuosa di tutti i papà che possono abitare in un uomo. Per padri e cuccioli. 😉

Entrambi i libri fanno parte del catalogo di Topipittori, una casa editrice specializzata in libri illustrati per bambini e ragazzi. Se volete acquistarli on line o in libreria trovate qui tutte le informazioni. Date un’occhiata al sito, davvero bello e ricco di spunti per leggere insieme! 😉

4) Un barattolo delle coccole. Non un’idea originale (su internet trovate diverse versioni anche con altri nomi) ma comunque molto carina. Noi abbiamo personalizzato il barattolo con pensieri divertenti e dolci che, sono sicura, faranno sorridere ed emozionare il nostro papino, sono coccole per l’umore da leggere quando ne sentirà maggiormente il bisogno, magari a lavoro. 😉

Se avete bimbi che scrivono, l’etichetta e i pensierini da inserire nel barattolo potranno essere realizzati direttamente da loro. Teo è ancora piccolino, così ho deciso di utilizzare Canva per realizzare il tutto (mi sta piacendo un sacco questo strumento, gratuito e velocissimo, per creare grafiche semplici e carine).

Ecco l’etichetta e alcuni dei bigliettini coccola creati per l’occasione…😉

Erica Burcham

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Che ne dite?!? Carini, vero?!!

Oltre ai pensierini, nel barattolo metteremo anche qualche cioccolatino. Non fanno mai male!! 😉

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Lavori in corso

Non mi resta che salutarvi e fare un augurio a tutti i papà, più o meno giovani! Godiamo della loro presenza ogni istante!

A presto, Elisa

Un animale per imparare: Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane.

In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.
(Mark Twain)

Sabato scorso, presso Binaria Bimbi (ve ne parlerò prestissimo), abbiamo partecipato all’attività di lettura Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane, un metodo di lettura ad alta voce per l’infanzia con l’ausilio e la collaborazione dei cani e o di altri animali da compagnia, ideato da Teresa Albergo, dottoressa in Psicologia, pet therapista, nonché specializzata nell’educazione della prima infanzia.

Il metodo, rivolto a bambine e bambini 0-10 anni, unisce i benefici dell’uso della lettura ad alta voce, già dimostrati scientificamente da oltre 20 anni, con quelli della pet therapy

Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane vuole incentivare non solo l’amore per la lettura già da piccolissimi, ma anche la conoscenza e l’amore per i cani, i pets e la natura più in generale. “Fortuna” perché per un bambino leggere con i genitori, o comunque con i punti di riferimento familiari, rappresenta uno strumento di crescita molto importante; se poi alla lettura si unisce la presenza di un cane, ecco che questa esperienza assume una valenza affettiva e motivazionale ancora più forte. Un bambino che può relazionarsi bene con un cane può essere se stesso fino in fondo: un cane non giudica, un cane mostra il suo bene in modo incondizionato, è un ottimo compagno di giochi e, in questo caso, di favole. 😉

La storia di come è nato Luckyleo® è molto bella: nell’ottobre del 2013 Teresa era stata invitata dal responsabile della libreria Torre di Abele di Torino a partecipare, come lettrice, ad un evento per bambini. Seduta a terra, circondata da numerosi bambini, aveva iniziato la lettura di Insalata di favole di Gianni Rodari. Quel giorno con lei in libreria c’era il suo cane Lucky, un bellissimo incrocio tra un labrador e un golden retriver adottato da poco da una famiglia in condizioni di difficoltà a seguito di una separazione. Teresa era rimasta il tempo della sua partecipazione come lettrice ma quel tempo era stato sufficiente per creare una vera magia.

Molti bambini al termine della lettura si erano diretti verso Lucky per accarezzarlo, per chiedere informazioni e raccontare dei loro animali.

Teresa si era ritrovata così avvolta dall’entusiasmo dei fanciulli. Si era trattato della semplice lettura di una storia, eppure un incanto si era creato grazie alla forza evocativa delle parole e alla presenza di un cane.

Tra Lucky (con il dono di essere protettivo, paziente e attento con i cuccioli umani) e i bambini (a partire da Leo, il piccolo nipote di Teresa) si era creata un’alchimia speciale.

Tra l’altro, in quel periodo, Teresa aveva iniziato da pochi mesi un master in pet therapy e da lì in poi si sarebbero susseguite coincidenze e casualità che hanno portato alla nascita di Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane, un metodo innovativo nell’ambito degli Interventi Assistiti con Animali. Il bellissimo Lucky è diventato, così, un meraviglioso cane da pet therapy, un Reader Dog molto amato.

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Lucky e Teresa

Dopo un lungo periodo di sperimentazione iniziato nel 2013 (in collaborazione con Asl TO3, Libreria Torre di Abele e Binaria Book del Gruppo Abele), dal mese di aprile del 2015 il progetto Luckyleo® si è sviluppato notevolmente, allargando la sua rete di diffusione in differenti realtà e istituzioni: biblioteche, librerie, asili nido, scuole materne, altri spazi e luoghi pubblici dedicati ad accogliere le famiglie per promuovere la lettura ad alta voce sin dalla nascita.

Aiutando anche, in moltissimi casi, bambini che vivono condizioni esistenziali difficili per differenti ragioni (socio-economiche, di salute, etc.)

Grazie ad una raccolta di Crowdfunding, Teresa e le altre persone coinvolte nel progetto sono riuscite a potenziare le loro attività e a partecipare ad iniziative significative sia sul territorio del torinese che in altri comuni, anche fuori regione. La raccolta di fondi ha permesso di offrire le attività in modo gratuito a numerosi bambini e alle loro famiglie. Le risorse raccolte sono state utilizzate principalmente per arricchire i testi e i libri per l’infanzia in dotazione e per acquistare materiale per l’attività (peluches, giochi di attivazione mentale, strumentazione varia; etc.).

Avendolo sperimentato con Teo devo ammettere che Luckyleo® non è una lettura ad alta voce come le altre, è proprio vero che grazie ai pets si crea una magia: l’utilizzo di favole e racconti e la presenza del cane aiutano i bambini a vivere un’esperienza forte ed unica, sia dal punto di vista emozionale che relazionale.

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Teo era il più piccolo (solitamente vengono creati gruppi di bambini per età omogenea) ma nonostante la differenza di età ha partecipato, anche lui, a tutti i giochi che Teresa ha proposto per aiutarci, bambini e adulti, a conoscere meglio i nostri amici a quattro zampe, a prendere confidenza, a socializzare, a rispettare gli altri (a partire da quelli pelosi e scodinzolanti)…quale insegnamento migliore possiamo trasmettere ai bambini?!!!

Lucky e Lula (una vivace cucciola di Golden Retriver bianca di 11 mesi, ancora in formazione, che ha partecipato solo in alcuni momenti all’attività) si sono lasciati accarezzare dai bambini, hanno interagito e giocato insieme a loro con dolcezza (anche io non ho potuto rinunciare all’abbraccio di Lucky!).

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Non potevo sottrarmi ad un abbraccio dolcissimo

Teo era felicissimo e devo ammettere che, anche grazie a esperienze come queste, sta imparando pian piano, sebbene sia ancora molto piccolo, ad approcciarsi ai cani nel modo corretto. E’ veramente buffo e tenero vederlo mentre, mostrando il palmo della mano, cerca di avvicinarsi per fare amicizia. Da grande amante dei cani cerco di incentivare questo suo amore, ovviamente con la giusta attenzione. 😉

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Teo e Lula
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Lucky in versione nonnina

Se siete interessati a questa esperienza, non volete perdere le prossime iniziative di Luckyleo® e volete conoscere l’associazione che Teresa ha da poco promosso per sostenere e sviluppare la sua metodologia, vi suggerisco di seguirla su facebook e (naturalmente) di seguire Binaria Bimbi. 😉

Spero di aver contribuito, nel mio piccolo, a farvi conoscere un’altra bellissima realtà per i bambini nata sul nostro territorio. 🙂

Ciao! Elisa

La riconoscenza è una malattia del cane non trasmissibile all’uomo.
(Antoine Bernheim)