I Terribili due: piccolo bignami di sopravvivenza.

Negli ultimi tempi ho testato alcuni metodi per cercare di affrontare al meglio i momenti di crisi di Teo (i Terrible two sono arrivati anche a casa nostra!) e la fase della nanna.

Li condivido volentieri nel caso anche voi vi troviate ad affrontare questi simpatici momenti e se avete altri consigli sarei davvero curiosa di conoscerli.

 

Capricci e fase oppositiva

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immagini tratte da internet

Se quasi improvvisamente vi ritrovate tra le mani un bambino che fa capricci, non ascolta e vuole fare (quasi) tutto da solo, siete probabilmente nel pieno dei Terrible two. E’ una fase di crescita (di solito tra i 18 e i 36 mesi) in cui i piccoli, attraverso una quotidiana lotta per l’indipendenza, si trasformano in grandi, scoprono di essere altro rispetto alla mamma e di avere bisogni e desideri propri.

Insomma, quel periodo rilassante in cui i “no” sono all’ordine del giorno, la testardaggine è alle stelle e i pianti sono, talvolta, inconsolabili.

Il mio ometto ha quasi 2 anni e mezzo e, se anche non avessimo fatto attenzione al calendario, ci saremmo comunque accorti che qualcosa di nuovo stava succedendo. Teo,  infatti, è un bimbo nato con il sorriso sulle labbra e, fin da piccolo, è sempre stato molto socievole e accomodante, tuttavia, da questa estate, ha iniziato ad avere dei momenti in cui facevo fatica a riconoscerlo.

Certo, tutto normale, è una fase da attraversare, ogni bambino ci passa, chi prima chi dopo, ma porca miseria che fatica e che sconforto a volte!

E’ la fase delle prime “frustrazioni”, della grande voglia di esplorare ma di stare, al contempo, ancora saldamente attaccati alla gonna di mamma, dell’iniziare a sperimentare i limiti e assaggiare le diverse emozioni. La rabbia, soprattutto, è centrale nel sentire dei bambini, in particolare di quelli piccoli, che la sperimentano in continuazione, essendo parte integrante del loro percorso di crescita.

Trovo che mi stia aiutando molto cercare di mettermi nei panni del mio bambino, fare lo sforzo di capire, con grandi dosi di pazienza, i suoi momenti di frustrazione o incertezza, provando ad aiutarlo a dare un nome a ciò che prova.

Siamo solo all’inizio e, a volte, in realtà, mi sembra più un lavoro da fare su me stessa.

Ecco, allora, un piccolissimo bignami  di sopravvivenza, con alcune tecniche che si sono rivelate piuttosto utili in questa fase:

  1. Anticipare le situazioni critiche: questa è forse la regola più importante, prima di affrontare una situazione che può essere fonte di capricci cerco di anticipare quello che sta per succedere, del tipo: “Teo ancora due minuti di ciuccio e poi lo posiamo, lo sai che è solo per fare la nanna“; “Gioca ancora ma fra poco mamma ti chiama per andare a casa a lavarci e mangiare“; “Un cartone e poi ci vestiamo per uscire”; “leggiamo una storia soltanto perchè è molto tardi, poi accendiamo le stelline e facciamo la nanna“. Parlando e anticipando è possibile prepararli alla prossima mossa, che forse (e sottolineo forse) risulterà così più semplice.
  2. L’alternativa: quando propongo qualcosa a Teo cerco, quando possibile, di dare due alternative (entrambe ovviamente fattibili, senza mettermi in difficoltà da sola!); in questo modo gli lascio un certo margine di scelta, che diventa fondamentale per affermare il suo crescente bisogno di autonomia e autoaffermazione.
  3. Dribblare l’ostacolo con una storia: quando fa capricci per lavarsi, vestirsi e uscire (vedi ultimamente la mattina per andare al nido), cerco di renderlo più collaborativo catturando la sua attenzione con una storiella inventata al momento (con i mezzi da lavoro o con quelli di trasporto o soccorso vado sul sicuro!).
  4. Non troppe regole: cerco di essere il più possibile flessibile e di evitare di dire “no” ad ogni cosa, anche se in alcuni casi mi costa davero fatica, questo nella speranza che, man mano, Teo possa comprendere meglio quali sono le regole e i limiti davvero importanti, sui quali non si può proprio chiudere un occhio.
  5. Lasciare sfogare e cercare di rimanere calma: un mega capriccio o un pianto disperato, soprattutto in pubblico, possono creare un forte imbarazzo, possono portarci  facilmente a perdere la pazienza, ad alzare la voce, ma ho tverificato quanto questo possa essere controproducente. Allora provo a lasciarlo sfogare per qualche minuto, mi abbasso fisicamente al suo livello, lo guardo negli occhi e cerco di parlargli con tranquillità. Non sempre, ma molte volte questo atteggiamento è sufficiente per farlo calmare.
  6. Chiedere scusa e imparare l’empatia: è emotivamente impegnativo sgridare il proprio figlio quando ha un comportamento errato o negativo ed essere forti e irremovibili nelle decisioni assunte. A volte sento di non esserlo abbastanza, altre volte, invece, mi sembra addirittura di pretendere troppo da Teo. E’ ancora piccolo ma credo sia fondamentale, fin da ora, iniziare a trasmettergli il messaggio che tutti sbagliamo, che tutti facciamo degli errori – sia i bambini che gli adulti – e che qualche volta le conseguenze dei nostri errori impattano sugli altri, ferendoli. E’ quindi importante insegnare a chiedere scusa, non per semplice educazione, bensì per aiutare i bambini a mettersi nei panni degli altri. Leggevo che l’età compresa tra i 2 e i 6 anni è quella che Piaget chiamava “stadio dell’intelligenza intuitiva”, è proprio in questa fase che i bambini, nonostante non comprendano ancora pienamente il mondo degli adulti, imparano il senso del rispetto, intuiscono che c’è un universo che va oltre le proprie necessità e iniziano a scoprire l’empatia e la reciprocità.
  7. Quando ci vuole, ci vuole: se, per esempio, nonostante le mille parole, la pazienza a palate, dopo aver passato due ore ai giardini, avergli lasciato ancora qualche minuto in più e avergli anticipato che di lì a poco saremmo andati a casa, il nanetto ancora si rifiuta di salire sul passeggino, diventando rigido come un tronco di legno, allora passo alle maniere forti: bloccaggio e chiusura delle cinghie senza ripensamenti. A quel punto lui urlerà e inarcherà la schiena, muovendo le gambe come un pesce appena pescato, ma almeno avrò portato a casa il risultato (nonostante il mio contorcimento di budella) sotto gli sguardi di disappunto – o, se non sono stronze, di solidarietà – delle altre mamme.

Per finire, sul tema Terrible two e sul carico mentale, che ci coinvolge più o meno tutte (ossia il “peso di tutte quelle acrobazie cerebrali, invisibili, costanti e sfiancanti che portano, per il benessere di tutti e il funzionamento efficace della casa, generalmente le donne”), vi consiglio i post ironici e profondi di queste mamme (e blogger) che seguo e apprezzo.

Era tutta colpa del carico mentale di Gynepraio

Prontuario di sopravvivenza ai Terrible Two di Giovanna Gallo

A volte non ascoltare è il modo migliore per essere madre sempre di Giovanna Gallo

Avere una bambina di due anni (e mezzo) di Serena Mammadalprimosguardo

La nanna

Rispetto a quando Teo era neonato, ora la notte finalmente dormiamo (tosse o raffreddori vari permettendo). Mi sembra davvero una conquista enorme, quasi commovente! La fase dell’addormentamento, invece, ci offre ancora, talvolta, qualche bel momento estenuante.

Teo, infatti, anche se stravolto fisicamente, difficilmente crolla, non vorrebbe mai staccarsi dal gioco o da quello che sta facendo per entrare in una dimensione di calma.

Abbiamo creato anche noi una specie di routine serale (su cui non mi dilungo), che è una buona strategia per far comprendere ai piccoli che si avvicina il momento della nanna. Il nostro rituale non è certo da manuale, è molto flessibile e risente, nostro malgrado, degli orari di lavoro del papà ma, comunque, prevede alcuni passaggi fissi: lavaggio dei denti, un cartone e una favola, letta o raccontata.

Spesso, però, aggiungiamo o sostituiamo alla favola un’altra coccola: una storia con massaggio, cioè una storia raccontata toccando alcune parti del corpo di Teo, che, lentamente, in questo modo, si rilassa e addormenta.

Mi spiego meglio: la nostra è la storia della Fata della Nanna (ma ogni variazione è benvenuta, da declinare e arricchire secondo i gusti dei piccoli) che vola, vola e pian piano, si posa prima su un piedino di Teo – dove trova le piccole dita cicciotte che, una ad una, si addormentano sotto il suo magico tocco – poi plana sul popaccio, sul ginocchio, sulla coscia e, via via salendo, sul sederino, sul pisellino, sull’ombellico – dove trova una minuscola piscina per fare un bagnetto – fino ad arrivare alla bocca, al ciuccio, alle guance, alle orecchie, al nasino e, finalmente, agli occhietti di Teo, che, stanchi, si chiudono e si addormentano.

Vi assicuro che funziona, non ci potevo credere nemmeno io le prime volte! E’ davvero tenero e divertente vedere come Teo collabori nel porgermi i piedini e le manine, sollevando la maglia per farmi massaggiare meglio il pancino o togliendosi il ciuccio per far addormentare dalla fatina anche le labbra e i dentini.

E’ sorprendente come, quasi sempre, questa tecnica, questo passaggio della Fata della Nanna, riesca a rilassarlo in breve tempo. Il trucco è la voce dolce e il massaggio fatto di leggeri sfioramenti. E’ una coccola che fa bene a loro ma anche a noi!

Se vi va di provare ditemi poi cosa ne pensate e se avete altri trucchi o suggerimenti sarò molto felice di leggerli!

Ciao, Elisa

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La disfluenza verbale nei bambini piccoli. Consigli scaccia ansia!

Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
con dentro “la luna” e “la balena”.
Ma le più belle che ho nel cuore,
le sento battere: “mamma”, “amore”.

Ho riflettuto bene prima di scrivere questo post, perché riguarda qualcosa di personale che mi ha causato una certa ansia (strano?! Io, ansiosa?!?), ma, alla fine, mi sono convinta che portare la nostra esperienza, in questo piccolo spazio, possa essere utile anche ad altri.

Teo (che ora ha 28 mesi come il Parmigiano Bollino argento) ha iniziato a parlucchiare e, via via, a pronunciare un numero sempre maggiore di parole più o meno comprensibili verso l’anno-l’anno e mezzo e già da mesi articola piccole frasi ed è molto desideroso di esprimersi.

Circa un mesetto fa, tuttavia, ha avuto un periodo di disfluenza del linguaggio: aveva frequenti esitazioni ad iniziare le frasi, ripeteva più volte la prima sillaba oppure la faceva durare eccessivamente, senza arrivare, in alcuni casi, a terminare la parola.

Inizialmente non ci ho dato troppo peso, poi, ripetendosi la situazione, un po’ disorientata, ho voluto approfondire il tema leggendo e, soprattutto, parlando con persone esperte per capire come comportarci al meglio e dare anche consigli a chi (i nonni) trascorre con lui parecchie ore al giorno, soprattutto in questo periodo estivo.

Nelle ultime settimane va molto meglio (anzi, a dirla tutta, c’è stata addirittura una evoluzione positiva, un vero e proprio progresso nel linguaggio) ma può essere un’esperienza disorientante e poco piacevole rendersi conto che c’è qualcosa di “diverso” rispetto al solito nel modo di parlare del proprio bambino, in particolare se questo accade in assenza di traumi o cambiamenti importanti (come la nascita di un fratellino o l’inserimento al nido).

Ammetto che conoscevamo solo superficialmente l’argomento. Dopo aver approfondito, ci siamo molto rasserenati. Spero che le informazioni e i suggerimenti raccolti possano servire e tranquillizzare anche chi sta vivendo un’esperienza simile.

La grande maggioranza di bambini piccoli che, a partire da un certo momento (questo può avvenire indicativamente verso i 2-3 anni), inizia a “balbettaresta semplicemente attraversando una fase di normale sviluppo del linguaggio.

Questi fenomeni disfluenti nel parlare nella prima infanzia non sono vere e proprie balbuzie, possono presentarsi quando il bambino sta acquisendo padronanza del linguaggio ed è posto davanti a decisioni sulla trasposizione di pensieri in parole.

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Noi genitori riusciamo spontaneamente a favorire l’emergere nei nostri figli di due importanti capacità: il cammino e la parola. In entrambi i casi, il piccolo è sostenuto fino alla realizzazione dei primi passi e alla comparsa delle prime parole. Poi, come l’evoluzione dell’attività motoria viene lasciata all’esercitazione autonoma del piccolo, così anche la parola, una volta comparsa, viene spesso affidata ad uno sviluppo spontaneo.

Tuttavia, la capacità di parlare non è assolutamente assimilabile a quella di camminare, il processo evolutivo è infinitamente più lungo e complesso di quanto si possa pensare, per cui è fondamentale continuare a guidare, nel modo più appropriato possibile, lo sviluppo del linguaggio dei bambini, almeno fino all’ingresso nella scuola elementare.

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La realizzazione della parola parlata è resa possibile dalla simultanea azione di oltre un centinaio di muscoli fini. Nessuno, quando parla, si preoccupa di quello che deve fare con diaframma, corde vocali, muscoli articolatori, etc., la sua attenzione è tutta concentrata su quello che vuole dire. L’esecuzione dei movimenti è, infatti, possibile grazie alla presenza, nella corteccia cerebrale, di un servomeccanismo connesso con i centri dell’ideazione e del linguaggio: il Centro di Broca o Centro motorio della parola, che, tuttavia, i bambini piccoli ancora non possiedono, lo costruiscono man mano che procede la loro abilità nel parlare.

I bambini, pertanto, tollerano in maniera assolutamente naturale uno “squilibrio” fra mappa cognitiva e linguistica, che è di per sè la norma, ma quando si forma uno squilibrio eccessivo fra pensiero, troppo ricco e articolato, e il linguaggio che serve a codificarlo (soprattutto in presenza di grande sensibilità e desiderio di comunicare), essi possono trovarsi di fronte a improvvise difficoltà per codificare con parole e frasi tutto ciò che vorrebbero dire.

La ricerca affannosa di termini, che non sono disponibili o facilmente evocabili, può provocare così esitazioni o ripetizioni.

I bambini verso i due-tre anni presentano un incredibile aumento del vocabolario, paragonabile solo a quello che avranno verso i sei, al momento del loro ingresso nella scuola elementare. L’aumento del vocabolario che si verifica in questi due periodi non sarà mai eguagliato in nessuna altra epoca della loro vita. Inoltre, verso i tre anni, iniziano a cimentarsi con i problemi della sintassi. Non deve quindi meravigliare il fatto che possano trovare difficoltà al momento di rievocare la parola giusta o di organizzare in frasi il loro pensiero.

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Per noi genitori è tranquilizzante sapere che non si tratta di una carenza linguistica in rapporto alla norma (anzi spesso il bambino che mostra iniziali disfluenze può presentare un lessico o una padronanza sintattica superiore ai coetanei), bensì di una disarmonia fra il suo pensiero molto ricco e l’insufficiente disponibilità del suo patrimonio verbale.

Ecco allora qualche consiglio che ho raccolto e condivido volentieri, sperando possa essere utile:

1. Mantenere una serena atmosfera comunicativa

La combinazione di più elementi (come la competizione con gli adulti o fratelli per parlare o essere ascoltati; la distanza nel tempo o nello spazio di ciò di cui si parla; il grado di astrazione dell’argomento; la complessità del linguaggio ascoltato; il livello di eccitazione del bambino o della situazione) può contribuire a creare uno stress comunicativo.

Il consiglio principale è eliminare, per quanto possibile, qualsiasi elemento di stress, parlare con il bambino ponendosi al suo livello di pensiero ed emozione, con un linguaggio semplice ma corretto, ripetitivo, legato al concreto e al “qui e ora”,  senza troppe domande su avvenimenti passati o futuri, sempre con voce tranquilla ma con enfasi sulle parole più nuove o importanti, come quando si raccontano le storie.

Inoltre, parlare al bambino mentre agisce direttamente, commentando verbalmente le sue azioni, i particolari degli oggetti che manipola, i sentimenti che sta provando, proprio mentre li prova.

Questa attività di commento o telecronaca continua sembra assurda e non è molto utilizzata da noi genitori ma è invece importantissima.

2. Non evidenziare le difficoltà verbali e correggere solo indirettamente

Qualsiasi errore nelle espressioni infantili (sia fonologico come l’errore di pronuncia, lessicale come la scelta della parola più corretta o appropriata, sintattico come l’uso di preposizioni, congiunzioni, tempi dei verbi ecc., sia come esitazioni o ripetizioni estemporanee) deve essere corretto solo in modo indiretto.

Se, ad esempio, al posto di “camion dei pompieri” il bambino dice “baion peri” sforzarsi di non dire: “non si dice baion peri, si dice camion dei pompieri”. Occorre insinuare una correzione senza dire al piccolo che sta sbagliando, provando semplicemente a ripetere la parola o la frase in modo corretto. Magari dicendo “Sì, bravo, è proprio un camion dei pompieri!”.

Quindi: non correggere mai esplicitamente le parole o frasi incomplete o scorrette, ma ripeterle corrette e complete nel contesto della risposta, iniziando anche con una espressione di apprezzamento.

3. Migliorare il proprio ruolo di ascoltatore

Nelle difficoltà di tutti i giorni è normale che, talvolta, il nostro ascolto sia distratto e superficiale ma saper ascoltare davvero significa far capire al piccolo che è un interlocutore prezioso, mostrare attenzione al cosa dice piuttosto che al come lo dice. Non è sempre facile, tuttavia è molto importante cercare di rallentare, avere pazienza e ascoltare con tranquillità ciò che il bambino vuole esprimere, evitando di completare le frasi.

I bambini vogliono l’attenzione degli adulti significativi, la vogliono completa e totale. Non hanno ancora imparato ad aspettare il loro turno. Non sanno ancora mettersi nei panni degli altri, è abbastanza comune che quando cercano in ogni modo di farsi ascoltare finiscano per ripetere o incespicare nelle parole. A volte basta guardarli negli occhi con attenzione per tranquillizzarli e far scomparire le disfluenze.

4. Largo uso di canzoni e filastrocche

Del resto, le filastrocche, come amava definirle Rodari, sono dei preziosi “giocattoli” per i bambini. Con il loro ritmo hanno qualcosa di miracoloso, un incredibile effetto stimolante sulla parola. Qui potete trovare quasi un centinaio delle sue filastrocche più belle e famose!

Vi saluto con qualche suggerimento di lettura interessante:

  • “Parlare…giocando. Consigli ai genitori per aiutare i bambini a parlare bene” della logopedista Claudia Azzaro; un libro pensato per mamma e papà con suggerimenti e trucchi per stimolare i bimbi ad esprimersi correttamente.
  • “Parlare un gioco a due” di Jan Pepper e Elaine Weitzman; questo libro mostra ai genitori come divertirsi con il bambino trasformando ogni interazione in un’opportunità di apprendimento del linguaggio.
  • “Storie con prassie e onomatopee. Attività e giochi per l’allenamento della motricità buccale” delle logopediste Valentina Dutto e Marta Rinaudo. Un volume pensato per tutti i bambini, in particolare per quelli con disturbi di interesse logopedico e che hanno presentato o presentano abitudini viziate come l’uso protratto del ciuccio, del biberon o il succhiamento del dito. Ecco un estratto.

Essere genitori è davvero una bella e impegnativa avventura, fatta di mille attenzioni, talvolta  di ansie, di orecchie, occhi e cuore sempre aperti.

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Immagini da internet

 

Usseaux e le sue borgate. Una bella passeggiata a misura di bambino in Piemonte.

Lo scorso 5 marzo è stato il compleanno di mia madre, Nonna Fortuna (Nonna Tuna per Teo).

Per quasi una settimana mi sono scervellata alla ricerca di un posto carino in montagna, dove andare per una gita fuori porta, per godere di qualche ora di aria buona a contatto con la natura e festeggiare in maniera diversa dal solito.

Un posto che potesse conciliare le esigenze di tutti: non troppo lontano da casa (perché bimbi e nonni per molto tempo in macchina non li trattieni, anche se devo ammettere che per ora Teo regge benissimo i viaggi, sarà che dopo le oltre 18 ore di macchina per andare in Sicilia qualsiasi altro spostamento gli sembrerà una veloce passeggiata) e, soprattutto, lontano dal caos delle piste da sci.

Ecco che (ben consigliata!) ho scelto l’Alta Val Chisone.

Qui, a poco meno di ottanta Km da Torino, si trova un gioiellino di nome Usseaux, un piccolo comune montano collocato all’interno del Parco Orsiera-Rocciavrè, meglio conosciuto come la borgata del pane e dei murales, a circa 1.400 metri di altitudine.

Usseaux è uno degli undici Borghi più belli d’Italia della nostra regione, inoltre fa parte dei Borghi accoglienti con Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Si tratta di località eccellenti dell’entroterra italiano, a misura d’uomo, tutte da esplorare, perfette per un week end fuori porta o un breve soggiorno; luoghi ancora poco conosciuti, resi speciali dalla grande attenzione per la sostenibilità ambientale, la qualità dell’accoglienza e la tutela del patrimonio artistico e culturale.

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La storia di Usseaux è molto affascinante. Il paese fu attraversato nei tempi antichi da Giulio Cesare, il quale lo cita nel De Bello Gallico. Nei secoli di storia, Usseaux ha vissuto molteplici esperienze: il Delfinato, il Regno di Francia, il Ducato dei Savoia, le guerre tra Francesi e Savoia (battaglia dell’Assietta del 1747), nuovamente il dominio francese, l’impero napoleonico e le guerre di indipendenza che portarono, nel 1861, all’unità d’Italia. Usseaux ha fatto parte della regione alpina transfrontaliera degli Escartons (1343-1713) e per secoli ha condiviso la presenza di due comunità di fede diversa, quella cattolica e quella valdese.

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Usseaux, che ci ha accolti con tanta neve, un magnifico cielo blu e una meravigliosa quiete, è un paesino splendido con le sue stradine lastricate, le fontane e i lavatoi in pietra, i cortiletti, il forno della comunità, il mulino ad acqua per cereali ancora funzionante (nella stagione estiva  è aperto in alcuni giorni per visite libere), le stalle e, naturalmente, i bellissimi murales.

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I bambini si divertiranno andando alla ricerca delle pitture che si nascondono lungo le viuzze, dietro agli angoli o sotto ai cornicioni.

murales (i cui temi spaziano dalla vita contadina al mondo della natura e degli animali, fino a contemplare personaggi di fantasia e delle favole) sono circa una quarantina…provate a scovarli tutti girando in lungo e in largo questo bellissimo borgo!

Per Teo è stata un’esperienza nuova e divertente, anche grazie all’abbondante nevicata del giorno prima. 😉

A circa 1 Km da Usseux si trova la frazione di Balboutetla borgata del sole, delle rondini e delle meridiane. Questa piccola località ospita, infatti, una ventina di meridiane disposte lungo le vie interne. Mi hanno raccontato che durante la primavera le vie sono da percorrere con il naso all’insù poiché sono numerosissime le rondini che rallegrano il cielo.

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Per pranzo siamo poi scesi a Laux, che si trova sempre a poca distanza da Usseaux. 

La frazione di Laux è piccolissima e deliziosa, un minuscolo paese di case in pietra e legno a cui si arriva dopo una breve strada immersa nel bosco, sembra quasi un villaggio delle favole. Viene definita la borgata dell’acqua per la presenza di un piccolo lago alpino noto per le sue acque verdi. Noi, invece, lo abbiamo ammirato completamente coperto da una spessa coltre di neve: un panorama altrettanto affascinante!

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Sul lago si affaccia l’Hotel Ristorante Lago del Laux dove abbiamo pranzato e festeggiato il compleanno della nonna. Il locale è accogliente, molto curato e riscaldato da un bel caminetto scoppiettante. Propone piatti tipici piemontesi e occitani con menù à la carte.

2017-03-10 12.13.30.pngTeo ha gradito la pasta fresca al ragù di montagna, noi le gustosissime calhiette alla moda del Laux. Sono delle specie di palle a base di patate di montagna grattugiate a crudo, unite ad un soffritto di porri, dadolata di lardo, farina e uova solo per amalgamare. Vengono cotte in acqua con gusti per almeno un’ora e poi servite condite con burro di montagna aromatizzato e parmigiano. Davvero notevoli!

L’hotel è una delle strutture del circuito Charme e Relax di cui fanno parte alberghi di particolare fascino. In origine era una casa di villeggiatura edificata a inizio ‘900 e poi ampliata dai Salesiani nel 1934. E’ divenuta albergo nel 1984.

La vista è meravigliosa, posso solo immaginare quanto sia bello e poetico questo posto anche in primavera o in estate. 😉

Dopo pranzo avremmo voluto fare ancora un giro in direzione Sestriere per raggiungere le altre due borgate di Usseaux, Pourrieres (nota come la borgata dell’Assietta, dove è stato realizzato un percorso costituito da sagome con uniformi dei reggimenti combattenti nella battaglia del 1747) e Fraisse (conosciuta come la borgata del legno e dei boschi per la rigogliosa vegetazione e le sculture su pannelli in legno da scoprire lungo le vie), ma, a causa del vento, forte e freddo, abbiamo preferito fare ritorno verso casa, con l’augurio di tornare presto in questi luoghi.

Se in qualche modo ho solleticato il vostro interesse e state pensando di fare una gita per conoscere Usseaux e le sue borgate, potete reperire maggiori informazioni su ricettività, eventi e altre proposte, in inverno ed estate, consultando il sito dell’Alta Val Chisone (ecco qui il link).

La gentile signora del Punto Informazioni Turistiche di Usseaux (aperto anche di domenica mattina) ci ha parlato, tra le altre cose, di due proposte che vorrei ancora segnalarvi:

  1. la seconda edizione della Notte Romantica di Usseaux che si terrà il prossimo 24 giugno, con degustazioni enogastronomiche all’interno delle antiche stalle, musica occitana dal vivo, visite guidate, apertura del forno, mulino funzionante con golosità da provare, ritrovo sulla piazzetta del comune per rivivere la magia del primo incontro e bacio di mezzanotte;
  2. il Sentiero del pensiero o della lepre, un bel percorso, di circa due ore, da provare con la bella stagione, adatto anche ai bambini. Lungo la via si trovano cartelli in legno sui quali sono incisi motti, proverbi o semplici frasi di varia origine, in lingue diverse, che inducono alla riflessione. Qui potete trovare ben spiegato tutto l’itinerario.
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Lungo il Sentiero del pensiero (foto da internet)

Spero di tornare presto in questi bei luoghi, che ben due parchi naturali (l’Orsiera-Rocciavrè e il Gran Bosco di Salbertrand) rendono tra i più ricchi di flora e fauna delle vallate alpine piemontesi.

La prossima volta vorrei incamminarmi lungo uno dei tanti sentieri, provare un’altra trattoria che mi hanno consigliato (La Placette) e magari anche assaggiare il Plaisentif, il formaggio delle viole  una particolare toma che viene prodotta negli alpeggi dell’alta Val Chisone con il latte delle mucche del primo alpeggio, che si alimentano esclusivamente della flora locale, ricca di fiori ed aromi). 

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(Foto da internet)

Ciao, Elisa 🙂

Sei forte Papino!

Domenica 19 marzo è alle porte. La Festa di San Giuseppe, il papà di tutti i papà.

Il nostro è un pochino giù in questi giorni, con alcuni pensieri che lo rendono meno positivo del solito, quindi vogliamo assolutamente fargli una bella sorpresa: un piccolo regalino, una colazione da gustare senza fretta e una intera giornata da vivere insieme, approfittando del fatto che sarà a casa dal lavoro! 🙂

Ecco di seguito qualche idea, che vorrei condividere, se anche voi state pensando in questi giorni a qualcosa di carino e dolce per far felici i vostri paponi.

1) Cominciamo dalla colazione, anzi dalla coccolazione, come ha scritto Ornella Sprizzi (su instagram @mammamatta) sul suo bellissimo e apprezzato blog, ricco di creatività e umorismo. Ha appena pubblicato un post con dei printables deliziosi da scaricare gratuitamente (li trovate quiper organizzare un breakfast dolcissimo.

Noi li abbiamo già stampati (tanto il papà ha il telefono fuori uso e non ci legge 😉 ) e non vediamo l’ora di vedere la sua faccia domenica prossima al risveglio.

2017-03-14 11.08.33.pngEcco qui sotto le foto pubblicate da Ornella…bellissima idea, vero?! Basta solo armarsi di forbici, colla e amore! 😉

2) Un libro da completare e regalare. Ad esempio Io e Te, papà di Olimpia Ruiz di Altamirano, un’autrice di libri per bambini, storie buffe e album d’ispirazione Montessori che ho scoperto da poco (qui il suo blog).

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E’ un libro/album che lascia molto spazio all’immaginazione dei piccoli, chiamati a disegnare dentro cornici colorate. Non ha illustrazioni in bianco e nero da colorare perché l’importante, in questo caso, non è stare dentro i bordi ma creare un regalo unico. Per bimbi dai 3 anni. Lo trovate su Amazon.

3) Due libri da sfogliare, leggere insieme e amare.

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Non si incontravano mai di Mauro Mongarli e Claudia Carieri è un un libro speciale, i protagonisti sono un papà e una bambina che si inseguono, attraverso le pagine, senza incontrarsi. Incontrano, però, ombrelli e papere, alberi di Natale e automobiline, elefanti e trenini, note musicali e tartarughe, pesci, orologi, farfalle, scarpe e tante altre cose che fanno parte del loro mondo, reale e immaginario. Ma la vita che abitano insieme, ognuno nel proprio mondo adulto o bambino, è così bella e strana che, alla fine, l’inseguimento diventa un gioco. Un libro con parole per grandi e immagini per piccolissimi (da 0 a 6 anni). Per stare vicini e volersi bene, ognuno curioso delle differenze dell’altro.

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P di papà di Isabel Minhós Martins e Bernardo Carvalho si sviluppa nella forma del dialogo tra un bambino, o una bambina, e il suo papà. Già la copertina è dolcissima!! Chi è il papà? Un abile trasformista, capace di passare velocemente da angelo custode a nascondiglio perfetto, da dottore a tunnel. Il papà è un impareggiabile attrezzo multiuso, utilissimo per fare milione di cose: volare, scalare, giocare, cavalcare, ascoltare. Questo libretto è una raccolta affettuosa di tutti i papà che possono abitare in un uomo. Per padri e cuccioli. 😉

Entrambi i libri fanno parte del catalogo di Topipittori, una casa editrice specializzata in libri illustrati per bambini e ragazzi. Se volete acquistarli on line o in libreria trovate qui tutte le informazioni. Date un’occhiata al sito, davvero bello e ricco di spunti per leggere insieme! 😉

4) Un barattolo delle coccole. Non un’idea originale (su internet trovate diverse versioni anche con altri nomi) ma comunque molto carina. Noi abbiamo personalizzato il barattolo con pensieri divertenti e dolci che, sono sicura, faranno sorridere ed emozionare il nostro papino, sono coccole per l’umore da leggere quando ne sentirà maggiormente il bisogno, magari a lavoro. 😉

Se avete bimbi che scrivono, l’etichetta e i pensierini da inserire nel barattolo potranno essere realizzati direttamente da loro. Teo è ancora piccolino, così ho deciso di utilizzare Canva per realizzare il tutto (mi sta piacendo un sacco questo strumento, gratuito e velocissimo, per creare grafiche semplici e carine).

Ecco l’etichetta e alcuni dei bigliettini coccola creati per l’occasione…😉

Erica Burcham

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Che ne dite?!? Carini, vero?!!

Oltre ai pensierini, nel barattolo metteremo anche qualche cioccolatino. Non fanno mai male!! 😉

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Lavori in corso

Non mi resta che salutarvi e fare un augurio a tutti i papà, più o meno giovani! Godiamo della loro presenza ogni istante!

A presto, Elisa

Un animale per imparare: Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane.

In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.
(Mark Twain)

Sabato scorso, presso Binaria Bimbi (ve ne parlerò prestissimo), abbiamo partecipato all’attività di lettura Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane, un metodo di lettura ad alta voce per l’infanzia con l’ausilio e la collaborazione dei cani e o di altri animali da compagnia, ideato da Teresa Albergo, dottoressa in Psicologia, pet therapista, nonché specializzata nell’educazione della prima infanzia.

Il metodo, rivolto a bambine e bambini 0-10 anni, unisce i benefici dell’uso della lettura ad alta voce, già dimostrati scientificamente da oltre 20 anni, con quelli della pet therapy

Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane vuole incentivare non solo l’amore per la lettura già da piccolissimi, ma anche la conoscenza e l’amore per i cani, i pets e la natura più in generale. “Fortuna” perché per un bambino leggere con i genitori, o comunque con i punti di riferimento familiari, rappresenta uno strumento di crescita molto importante; se poi alla lettura si unisce la presenza di un cane, ecco che questa esperienza assume una valenza affettiva e motivazionale ancora più forte. Un bambino che può relazionarsi bene con un cane può essere se stesso fino in fondo: un cane non giudica, un cane mostra il suo bene in modo incondizionato, è un ottimo compagno di giochi e, in questo caso, di favole. 😉

La storia di come è nato Luckyleo® è molto bella: nell’ottobre del 2013 Teresa era stata invitata dal responsabile della libreria Torre di Abele di Torino a partecipare, come lettrice, ad un evento per bambini. Seduta a terra, circondata da numerosi bambini, aveva iniziato la lettura di Insalata di favole di Gianni Rodari. Quel giorno con lei in libreria c’era il suo cane Lucky, un bellissimo incrocio tra un labrador e un golden retriver adottato da poco da una famiglia in condizioni di difficoltà a seguito di una separazione. Teresa era rimasta il tempo della sua partecipazione come lettrice ma quel tempo era stato sufficiente per creare una vera magia.

Molti bambini al termine della lettura si erano diretti verso Lucky per accarezzarlo, per chiedere informazioni e raccontare dei loro animali.

Teresa si era ritrovata così avvolta dall’entusiasmo dei fanciulli. Si era trattato della semplice lettura di una storia, eppure un incanto si era creato grazie alla forza evocativa delle parole e alla presenza di un cane.

Tra Lucky (con il dono di essere protettivo, paziente e attento con i cuccioli umani) e i bambini (a partire da Leo, il piccolo nipote di Teresa) si era creata un’alchimia speciale.

Tra l’altro, in quel periodo, Teresa aveva iniziato da pochi mesi un master in pet therapy e da lì in poi si sarebbero susseguite coincidenze e casualità che hanno portato alla nascita di Luckyleo, la fortuna di leggere con il cane, un metodo innovativo nell’ambito degli Interventi Assistiti con Animali. Il bellissimo Lucky è diventato, così, un meraviglioso cane da pet therapy, un Reader Dog molto amato.

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Lucky e Teresa

Dopo un lungo periodo di sperimentazione iniziato nel 2013 (in collaborazione con Asl TO3, Libreria Torre di Abele e Binaria Book del Gruppo Abele), dal mese di aprile del 2015 il progetto Luckyleo® si è sviluppato notevolmente, allargando la sua rete di diffusione in differenti realtà e istituzioni: biblioteche, librerie, asili nido, scuole materne, altri spazi e luoghi pubblici dedicati ad accogliere le famiglie per promuovere la lettura ad alta voce sin dalla nascita.

Aiutando anche, in moltissimi casi, bambini che vivono condizioni esistenziali difficili per differenti ragioni (socio-economiche, di salute, etc.)

Grazie ad una raccolta di Crowdfunding, Teresa e le altre persone coinvolte nel progetto sono riuscite a potenziare le loro attività e a partecipare ad iniziative significative sia sul territorio del torinese che in altri comuni, anche fuori regione. La raccolta di fondi ha permesso di offrire le attività in modo gratuito a numerosi bambini e alle loro famiglie. Le risorse raccolte sono state utilizzate principalmente per arricchire i testi e i libri per l’infanzia in dotazione e per acquistare materiale per l’attività (peluches, giochi di attivazione mentale, strumentazione varia; etc.).

Avendolo sperimentato con Teo devo ammettere che Luckyleo® non è una lettura ad alta voce come le altre, è proprio vero che grazie ai pets si crea una magia: l’utilizzo di favole e racconti e la presenza del cane aiutano i bambini a vivere un’esperienza forte ed unica, sia dal punto di vista emozionale che relazionale.

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Teo era il più piccolo (solitamente vengono creati gruppi di bambini per età omogenea) ma nonostante la differenza di età ha partecipato, anche lui, a tutti i giochi che Teresa ha proposto per aiutarci, bambini e adulti, a conoscere meglio i nostri amici a quattro zampe, a prendere confidenza, a socializzare, a rispettare gli altri (a partire da quelli pelosi e scodinzolanti)…quale insegnamento migliore possiamo trasmettere ai bambini?!!!

Lucky e Lula (una vivace cucciola di Golden Retriver bianca di 11 mesi, ancora in formazione, che ha partecipato solo in alcuni momenti all’attività) si sono lasciati accarezzare dai bambini, hanno interagito e giocato insieme a loro con dolcezza (anche io non ho potuto rinunciare all’abbraccio di Lucky!).

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Non potevo sottrarmi ad un abbraccio dolcissimo

Teo era felicissimo e devo ammettere che, anche grazie a esperienze come queste, sta imparando pian piano, sebbene sia ancora molto piccolo, ad approcciarsi ai cani nel modo corretto. E’ veramente buffo e tenero vederlo mentre, mostrando il palmo della mano, cerca di avvicinarsi per fare amicizia. Da grande amante dei cani cerco di incentivare questo suo amore, ovviamente con la giusta attenzione. 😉

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Teo e Lula
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Lucky in versione nonnina

Se siete interessati a questa esperienza, non volete perdere le prossime iniziative di Luckyleo® e volete conoscere l’associazione che Teresa ha da poco promosso per sostenere e sviluppare la sua metodologia, vi suggerisco di seguirla su facebook e (naturalmente) di seguire Binaria Bimbi. 😉

Spero di aver contribuito, nel mio piccolo, a farvi conoscere un’altra bellissima realtà per i bambini nata sul nostro territorio. 🙂

Ciao! Elisa

La riconoscenza è una malattia del cane non trasmissibile all’uomo.
(Antoine Bernheim)

Per costruire, giocando, un mondo di pari opportunità.

Il gioco è una cosa seria.

Anzi, tremendamente seria.
(Jean Paul)

Quando bambine e bambini giocano sono impegnati in un’attività serissima che spesso noi adulti non cogliamo fino in fondo. Giocando, sviluppano competenze cognitive ed emotive e si preparano al loro futuro di donne e uomini.

Teo, come tutti i bimbi della sua età, si diverte con gli oggetti più diversi, gioca con tutto ciò che trova a disposizione. Ama giocattoli, per così dire, “tipicamente maschili” come trenini, macchinine, etc, ma gioca molto volentieri anche con un piccolo bambolotto (regalo della cuginetta Bibi) al quale spesso cambiamo il pannolino o facciamo il bagnetto, un carrello della spesa che adora riempire e svuotare in ogni angolo della casa, una scopa e un aspirapolvere con cui pulisce i pavimenti e, da ultimo, una piccola cucina di legno ricevuta da poco dai nonni e che già ama moltissimo.

Questo post nasce, quindi, da alcune riflessioni sul tema del gioco e sugli sforzi per superare, anche in tale ambito, gli stereotipi di genere (e non solo) che impediscono ai più piccoli di crescere in modo completamente libero. 

Vorrei condividere con voi alcune proposte davvero molto interessanti per giocare e leggere senza stereotipi.

E’ vero che oggi non ci sono più enormi differenze, come in passato, tra l’educazione di un maschio e quella di una femmina ma, anche se l’educazione tende ad essere, per così dire, unisex, le dichiarazioni di principio vengono spesso, in realtà, contraddette da quelle che sono le aspettative più profonde e inconsce.

Non voglio generalizzare, né passare per pressapochista, ma credo che tutti tendiamo a lanciare ai nostri bimbi, senza farci troppa attenzione, messaggi “tradizionali”.
Anche nella scelta di giocattoli, fiabe e cartoni animati si tende a condizionare precocemente i bambini ad assumere un ruolo “maschile” o “femminile” nel senso più tradizionale del termine. L’industria e il marketing dei giocattoli ne offrono esempi lampanti: il mondo dei piccoli è suddiviso in rosa e azzurro, con tipologie di giochi che, molto spesso, prevedono ancora giochi “attivi” e di abilità cognitive per i maschi e giochi “passivi” e di cura per le femmine.

Enfatizzare troppo queste distinzioni contribuisce, però, a rafforzare stereotipi di genere nell’immaginario collettivo e a trasmettere alle nuove generazioni una serie di vincoli o, comunque, di condizionamenti mentali, che frenano la loro possibilità di crescere sviluppando talenti personali e originali.

Il mondo adulto ha, pertanto, una responsabilità enorme in questo processo.

Tutto dipende dall’esempio che trasmettiamo, fermo restando che parlare di uguaglianza e parità non significa assolutamente annullare le differenze tra maschi e femmine, né agire sull’identità di genere. Maschi e femmine sono diversi, ma le loro differenze non sono determinate dagli stereotipi e dalle categorie sociali.

Nel mio piccolo, cerco di fare molta attenzione ai messaggi che trasmetto al mio bambino. Desidero che Teo sperimenti e giochi con qualunque cosa attiri la sua attenzione e fantasia, senza preconcetti e limitazioni.

Sarebbe davvero bello riuscire a trasmettere alle bambine e ai bambini la possibilità di immaginare per sé ruoli più ampi, al di là degli stereotipi di genere che ancora (è innegabile!) imperversano, affinché sperimentino senza preclusioni, per crescere in modo più armonioso e rispettoso.

I bambini, se lasciati liberi di esprimersi ed esplorare, giocherebbero mettendo in campo tutti i colori della loro personalità, sia le componenti maschili che quelle femminili, esprimendo sia gli aspetti di tenerezza che di aggressività. Spazierebbero dal divertirsi con le bambole a improvvisare una guerra, senza preoccuparsi di ruoli o identità di genere.

Leggevo da qualche parte e condivido che la vera rivoluzione nell’attitudine educativa di noi genitori e insegnanti dovrebbe essere quella di cercare di valorizzare nel bambino proprio quelle differenze che rappresentano la sua individualità di persona, indipendentemente dal sesso e dalle aspettative degli adulti.

Come vi dicevo, vorrei ora condividere con voi alcuni suggerimenti, davvero belli e originali, che ho scovato on line per giocare e leggere senza stereotipi.

Iniziamo dai giochi di Pariqual (Equal Opportunity Games) di Barbara Imbergamo.

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Nel 2013, con un crowdfunding molto fortunato, è nato questo progetto per provare a costruire giochi divertenti e educativi, affrontando in maniera leggera e delicata il tema delle differenze di genere, ma non solo.

L’idea è di offrire a bambine e bambini giochi per familiarizzare con leggerezza con temi che i grandi discutono solo in modo difficile, contribuendo a superare le divisioni tra nazionalità, a mettere in discussione gli stereotipi di genere, a dare spazio alle diverse tipologie familiari e preferenze sessuali che popolano il nostro mondo.

Tra i personaggi di Pariqual non ci sono principi e principesse, ma bambine e bambini differenti per aspetto e colori, donne e uomini che svolgono i mestieri più disparati (esploratrici ed esploratori, ruspisti e ruspiste…), famiglie multiculturali e tanto altro.

Vi segnalo, in particolare, Paridù e Paricard.

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Paridù è un gioco di ritagli e calamite, consigliato a partire dai 3 anni, che ribalta gli stereotipi di genere ed etnici e propone, sia alle bambine che ai bambini, due scenari di gioco differenti (un cantiere e una cucina) e offre l’occasione per vedere che non ci sono giochi da femmina e da maschio ma semplicemente giochi. (Prezzo circa 10 euro).

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Paricard è un gioco di carte per divertirsi da soli o in compagnia. Sono carte che raccontano la parità e lo fanno con naturalezza, offrendo a bambine e bambini immagini e parole che siano da spunto per inventare storie, per lo più assurde e divertentissime. La loro particolarità sono i personaggi che aprono sguardi sulle tante sfaccettature del mondo, proponendo figure inclusive e positive. (Prezzo circa 15 euro)

I giochi di Pariqual sono immaginati, disegnati e prodotti in Italia; se siete interessati ad acquistarli, qui potete trovare tutte le modalità.

Molto interessante è anche Il Gioco del Rispetto, nato nel 2013, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università degli studi di Trieste, come progetto dedicato alle scuole dell’infanzia, ma sviluppatosi ben presto anche per rispondere alle richieste delle famiglie, che volevano avere per sé e per i propri figli e figlie uno strumento per giocare e parlare di pari opportunità.

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Dal 2016 è, quindi, disponibile la versione Home edition, che contiene tre proposte di gioco per bambine e bambini dai 3 ai 7 anni:

– la storia di Red & Blue, per immaginare rapporti solidali tra generi, in cui ognuno è libero di seguire il proprio talento (12 tavole illustrate, due amici, un maschio e una femmina che affrontano un cammino avventuroso aiutandosi a vicenda, al di là degli stereotipi);
– il memo dei mestieri, per imparare che uomini e donne hanno pari opportunità di fare le stesse cose anche se sono diversi tra loro (un gioco di memoria visiva che abbina 20 coppie di maschi e femmine che svolgono lo stesso mestiere);
– il puzzle double face, per scoprire che “un astronauta” può anche avere l’apostrofo  😉
(35 pezzi compongono da un lato la figura di un astronauta maschio e dall’altro la figura di un’astronauta femmina. E fino all’ultimo non si sa mai quello che verrà fuori).

Il Gioco del rispetto si può acquistare online oppure, a Torino, presso la Libreria Linea 451 di Via Santa Giulia 40/a.

Vorrei ancora parlarvi di altri due strumenti ludici per l’educazione di genere che mi sono stati segnalati: Ciao Maramao e Conosci Andrea?.

 

Questi due giochi sono stati progettati a Lucca nel 2008 dalla Dr.ssa Giuseppina Diamanti (psicologa, psicoterapeuta ed insegnate) nell’ambito del progetto Gioca la Differenza. Scegli l’opportunità, al fine di promuovere la conoscenza e la valorizzazione delle differenze tra pari, nell’infanzia e nella prima adolescenza. Entrambi mirano a contrastare la formazione di pregiudizi e stereotipi basati sulle differenze tra maschi e femmine. Obiettivi educativi dei due giochi sono sviluppare, attraverso il divertimento, una maggiore consapevolezza dei meccanismi di comunicazione, nonché atteggiamenti costruttivi e collaborativi.

Ciao Maramao è un divertente gioco di carte destinato a gruppi di bambini e bambine dai 5 agli 8 anni. È composto da 96 tessere che ritraggono bambine e bambini intente/i in attività differenti (curare un cucciolo, leggere, giocare all’aria aperta, sistemare fiori, etc..). Il gioco è concepito come una sorta di domino delle differenze.

Conosci Andrea? è, invece, un gioco cooperativo coinvolgente pensato per bambini della scuola primaria, dagli 8 anni in su. Nucleo centrale del gioco è la plancia sui cui è disposto un percorso immaginario che si chiama la città dei bambini  su cui si possono trovare alcuni edifici (la scuola, la biblioteca, il ristorante…), alcuni luoghi (il parco, la spiaggia…) e incontrare alcune persone. I luoghi e i personaggi che si incontrano permettono ai partecipanti di avere degli indizi per capire chi sia Andrea. Le carte rappresentano diverse professioni al maschile e al femminile: Andrea, infatti, è un nome che si presta all’uno e all’altro sesso. Oltre alle carte-personaggi il gioco è corredato da una serie di carte imprevisto: sono delle vere e proprie ingiustizie dove l’arbitrarietà vince sul diritto (perdite motivate da discriminazioni, momenti in cui si nega il rispetto a qualcun altro su basi arbitrarie etc…). Queste carte hanno lo scopo di mettere in luce la scorrettezza di un comportamento basato su un pregiudizio o uno stereotipo e, di conseguenza, educare al rispetto delle differenze.

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Se, come famiglie o insegnanti, siete interessati a questi due giochi, vi consiglio di scrivere direttamente a Giuseppina, questa è la sua pagina facebook:https://www.facebook.com/giuseppina.diamanti?fref=tsSarà disponibile e felice di rispondere ad eventuali domande e di farvi conoscere ancora meglio le sue due creature. 😉

Per concludere, voglio parlarvi di Scosse, un’associazione di promozione sociale nata nel 2011 a Roma grazie ad una start-up dell’università di Tor Vergata, che si propone di contribuire alla costruzione di uno spazio pubblico aperto, partecipato e solidale, contro ogni esclusione sociale. Tra le altre cose, Scosse si propone di diffondere, già dalla primissima infanzia, l’educazione al rispetto delle differenze e alla decostruzione degli stereotipi.

Curiosando nello spazio Leggere Senza Stereotipi, desidero segnalarvi solo qualche titolo tra quelli che hanno catturato maggiormente la mia attenzione. Il loro archivio bibliografico è molto ricco, frutto del lavoro quotidiano di formatori, insegnanti e altre figure professionali che lavorano a contatto con la fascia di età 0-6 anni.

Sono idee per creare una piccola biblioteca casalinga che contribuisca ad insegnare ai più piccoli a leggere il mondo in modo più libero.

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dal sito di Scosse

C’è qualcosa di più noioso di una principessa rosa?

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Carlotta era una principessa rosa, col suo vestito rosa e il suo armadio rosa, pieno di vestiti rosa… Ma Carlotta era arcistufa del rosa! Voleva vestire di rosso, verde, giallo e violetto e non aveva alcuna voglia di baciare rospi su rospi per trovare il principe azzurro. La sua perseveranza riuscirà a rendere le principesse libere di correre, giocare e vivere avventure come gli altri personaggi e vestirsi come gli pare? Età di lettura: dai 3 anni.

Piselli e Farfalline. Son più belli i maschi o le bambine?

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Della differenza – ormai l’avrai capita- non possiamo fare senza! Perché serve alla vitaUn libro che spiega in maniera semplice e divertente, senza mai scadere nel didascalismo o nella volgarità, che è bello essere maschi come essere femmine, che le femmine e i maschi possono fare le stesse cose, che hanno abiti ed abitudini diverse ma l’unica grande differenza tra loro sta nel corpo. Un libro per tutti quei genitori di bambini che sono alla scoperta del loro corpo. Adatto dai 4/5 anni.

Andiamo papà!

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Un libro molto divertente per leggere senza stereotipi. E’ la storia di un ragazzino, Jo Junior, che vive con il papà. Una mattina il papà lo invita a pesca. Come ogni bambino felice, si veste, si pettina, si lava in un baleno e inizia a sollecitare il padre con inistenza (Andiamo papà!) ma il papà non è ancora pronto. Prima devono fare la colazione, lavare i piatti, passare l’aspirapolvere, pulire la casa, preparare il pranzo…e mentre il papà si dà un gran da fare, Jo stufo decide di sparire. Inizia così una piccola odissea circolare che da una nocciolina lo porta nello stomaco di una gallina, di un lupo e di un pesce gatto, fino ad essere salvato dal suo papà.
Un libro che parla di una famiglia monogenitoriale e insegna ai nostri bambini che fare le pulizie di casa non è un’attività esclusivamente femminile, perché anche gli uomini possono aiutare senza doversi vergognare di nulla. Età di lettura: dai 3/4 anni.

piccolo blu e piccolo giallo

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Un classico per l’infanzia, pubblicato nel 1959 e letto da generazioni di bambini.  E’ la storia di una grande amicizia tra due macchie di colori; dal loro abbraccio nascerà qualcosa di nuovo e sorprendente. Un libro che è una meraviglia: racconta, disegna e insegna l’uguaglianza e l’amicizia, con gioia e tenerezza. Dai 2/3 anni.

 Io e Te 

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Vorrei tanto essere come te! E io vorrei tanto essere come te! Coniglietto vorrebbe assomigliare a Porcellino e viceversa. Ma mentre si sforzano di assomigliarsi, i due amici scoprono di piacersi proprio così come sono! La storia ha un grande messaggio da trasmettere: la nostra bellezza sta nell’essere diversi e unici. Un libro sull’amicizia e la valorizzazione delle differenze. Età di lettura: dai 2/3 anni

Seguimi! (una storia d’amore che non ha niente di strano)

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SEGUIMI in questo lungo viaggio e capirai quanto è straordinaria l’ovvia irrazionalità dell’amore puro. Un grande elefante con nei violetti e una piccolissima formica con il vitino da vespa si vogliono bene: che cosa c’è di strano? La straordinaria normalità dell’amore, oltre le differenze, narrata ai bambini con una storia semplice, surreale e meravigliosa. Una fiaba d’amore insolita, ma con tutti gli elementi che l’accomunano alle altre storie d’amore. Dai 4/5 anni ma anche per i grandi dal cuore tenero! 😉

Da quel giorno,

in una conchiglia

che sta sul fondo di una bottiglia,

che sta sul bordo di un cammino,

che sta nascosto dentro un cestino,

che dentro un formicaio resta,

perso nel mezzo della foresta…

una formica nera e un elefante grigio

vivono un amore (con vitino di vespa e nei violetti)

CHE NON HA NIENTE DI STRANO!

A presto, Elisa 🙂

Due chiacchiere con la Doula, una mamma che aiuta le mamme.

Bentornati!

Questa volta vorrei parlarvi della figura della Doula, una professione da noi ancora poco conosciuta, di cui ho avuto modo di sperimentare l’importanza, grazie al dono di una cara amica, in un momento particolare del mio cammino da neomamma.

Per farlo, ho chiesto aiuto ad Olga (la mia doula) che si è gentilmente resa disponibile a rispondere ad alcune domande, per provare a capire meglio come questa professionista possa aiutare la mamma, dalla gravidanza fino ai primi mesi di vita del bambino.

Come vi dicevo, la mia doula è arrivata, inaspettatamente, proprio al momento giusto, grazie al dono della mia amica Valentina che, per la nascita di Teo, ha pensato per noi ad un regalo davvero speciale e originale. Ho potuto così conoscere Olga che, proprio quando ne avevo più bisogno, mi ha dato consigli preziosi e scevri da condizionamenti.

I nostri incontri sono stati quasi tutti incentrati (per mia scelta) sull’allattamento e sull’arte del portare.

Il suo sostegno mi ha consentito di superare le difficoltà iniziali dovute ad una certa sfiducia nelle mie capacità e all’inesperienza perché – diciamola tutta – se la gravidanza è sogno e attesa (soprattutto quando si ha l’enorme fortuna di viverla senza problemi di salute), il dopo è dura, seppur meravigliosa e fortunata, realtà! 😉

Come ho avuto già modo di raccontare in questo post, ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene. Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita perché quello che ho vissuto ha contribuito a fortificarmi, consentendomi di vivere un’esperienza impegnativa ma gratificante.

Faccio queste riflessioni perché credo che chi sceglie di allattare (massimo rispetto per chi, per qualsiasi ragione, si trova a compiere una scelta diversa: una mamma va sostenuta sempre perché le sue scelte sono straripanti di emozioni e senso di responsabilità) deve essere aiutato soprattutto nell’immediato post parto.

Proprio questo è il momento più delicato!

Oggi, invece, l’unico approccio al tema, peraltro puramente teorico, si ha durante i corsi che precedono la nascita e soltanto se si ha la fortuna di trovare operatrici motivate si possono ricevere consigli davvero utili in ospedale. Una Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF sottolineava, già nel 1989, l’importanza del ruolo dei servizi per la maternità nell’allattamento al seno, indicando i dieci passi per il successo di tale pratica, tra cui l’aiuto alle madri perché comincino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto, spiegando loro come allattare e mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato. Peccato che spesso le neomadri vengano dimesse dall’ospedale senza che l’allattamento sia ben avviato!

Allattare al seno, poi, non è per tutte un fatto naturale e spontaneo come si è portati a credere (per me non lo è stato!) e spesso si hanno mamme che, a loro volta, non hanno allattato per cui manca, a differenza che in passato, una cerchia familiare dispensatrice di consigli, quel cerchio magico di donne che si stringeva intorno alla puerpera e si occupava di tutto, trasmettendo sapere e infondendo fiducia.

L’elemento umano di sostegno, ascolto empatico delle emozioni e aiuto pratico è, dunque, sempre più raro. Se la fatica e le ansie dell’accudimento di un neonato un tempo venivano condivise all’interno delle grandi famiglie di una volta (da sorelle, madri, nonne, zie), oggi, spesso, si è molto più sole.

Come mi è mancata mia nonna in quei giorni complicati! Altri tempi senza dubbio, ma sono certa che se l’avessi ancora avuta vicina e in salute mi avrebbe potuto dare consigli preziosi sull’allattamento perché certe esperienze, anche a distanza di molto tempo, non penso proprio si possano dimenticare. 😉

La nostra cultura spesso prevede che, in quanto donna, una sia automaticamente mamma, per cui automaticamente pronta e preparata per affrontare gravidanza, travaglio, parto e puerperio. Non c’è nulla di più sbagliato in tali affermazioni! Mamma (ma anche papà) si diventa e c’è bisogno di un tempo in cui ci si possa preparare e farsi affiancare, qualora se ne ravvisi l’esigenza.

Ora lascio che sia Olga, una doula esperta, a parlare. 😉

Innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito. Ci aiuti a capire chi è la doula e cosa può fare per la mamma?

Ciao Elisa, molto volentieri! La doula è una figura assistenziale non medica che si occupa del sostegno emotivo e pratico alla donna lungo tutto il percorso dalla gravidanza fin dopo la nascita.

La parola doula deriva dal greco e significa “colei che è al servizio“; in questo videoclip puoi scoprire quello che può fare per le mamme.

Il sostegno emotivo che può offrire si fonda sulla sua capacità di ascoltare e comprendere le esigenze, i timori e le richieste della madre. Lo scopo non è quello di sostituirsi a lei, ma quello di aiutarla a riconoscere le sue abilità materne. La mamma può essere spaventata dalla nuova situazione o avere un’esperienza pregressa che l’ha segnata negativamente, ma se accolta e ascoltata può migliorare la sicurezza nelle proprie capacità.

La doula, inoltre, non esprime giudizi, il suo compito è quello di mettere la madre a conoscenza di tutto ciò che può esserle utile per fare delle scelte consapevoli, per poi supportarla nelle sue decisioni.

Durante gli incontri in gravidanza si possono aiutare le future mamme in diversi modi: insegnando loro tecniche di rilassamento per gestire l’ansia e il dolore, aiutandole a cercare l’ospedale giusto per le proprie esigenze e a compilare il piano del parto. La doula, inoltre, può accompagnare la mamma alle visite e aiutarla ad organizzare la casa in vista dell’arrivo del bebè.

Durante il travaglio, la doula può accompagnare la donna o entrambi i genitori al momento del parto, dando il cambio al papà quando è stanco e ha bisogno di una pausa, affinchè la mamma non rimanga mai sola e si senta sempre sostenuta.
Per esempio, quando io accompagno una donna in sala parto le offro un sostegno emotivo e anche fisico, massaggiandola, rinfrescandola, sostenendola mentre ha le contrazioni o durante le spinte. Immediatamente dopo il parto, in caso di bisogno, posso aiutarla nell’avvio dell’allattamento.

Dopo la nascita del bambino, la presenza della doula è, in genere, ancora più apprezzata perchè si tratta di una fase delicatissima e importante per lo sviluppo della futura relazione tra la mamma, papà e bambino. La neo mamma deve far fronte a notevoli cambiamenti fisici e ormonali proprio nel momento in cui la presenza del piccolo trasforma radicalmente la sua quotidianità. I cambiamenti ormonali inducono una preoccupazione materna primaria ovvero ritrovarsi costantemente impegnata a cercare di capire i diversi bisogni del proprio bambino. Ci vuole tempo per imparare a conoscerlo e a comprendere i motivi dei suoi pianti. Nelle prime settimane, la mamma vive, quindi, una forte tensione, spesso accentuata dal fatto che i ritmi della vita quotidiana subiscono un forte scompiglio e la stanchezza può arrivare a livelli davvero difficili da immaginare.
La mamma, allora, può sentire con forza il bisogno di parlare, con una donna esperta, delle sue paure e preoccupazioni. Da un punto di vista più pratico, poi, la doula può aiutare la mamma anche standole vicino durante le fasi dell’allattamento, dando consigli e insegnandole diverse tecniche per superare le varie difficoltà.
Inoltre, la doula può accompagnare la neo mamma a fare una passeggiata con il bambino, a preparare il pranzo da consumare insieme oppure può occuparsi del bambino mentre la mamma si fa una doccia o prova a riposare. Il supporto di una persona esperta aiuta la mamma a non sentirsi sola e incompresa, mettendola nella condizione di vivere serenamente le grandi gioie della maternità.

La doula, insomma, fa da madre alla madre e non di rado anche al padre, per il quale il primo periodo con il piccolo può, a volte, essere altrettanto delicato.

Infine, la doula è in rete con tutte le altre figure che sul territorio possono aiutare la mamma quali ostetriche, consulenti in allattamento, consulenti del portare, pediatri, etc.

 

Spiegaci ora, per favore, quali sono le differenze tra un’ostetrica e una doula?

Doula e ostetrica sono due figure ben distinte ma non in contrapposizione tra di loro, anzi complementari. Entrambe le figure possono affiancare la donna durante la gravidanza, il parto e nel puerperio, ognuna con le proprie differenti competenze.
L’ostetrica è una professionista sanitaria, quindi potrà fornire dettagli e informazioni medico-scientifiche e consulenze professionali sui temi del femminile. La doula, invece, non potrà dare queste informazioni o assistere da sola la donna in ambito sanitario, potrà però fornire un supporto emotivo e pratico che può rivelarsi prezioso anche per l’ostetrica. Una doula ben formata, infatti, è in grado di valutare una poppata e di dare informazioni di base alla mamma, riferendo poi eventualmente all’ostetrica, al consultorio o al pediatra i casi che richiedano una ulteriore competenza professionale.

Olga tu sei una psicologa libera professionista, ti occupi da molti anni di sostegno psicologico agli adulti, cosa ti ha spinta ad affrontare anche il percorso di formazione per diventare una doula?

Ho scelto di diventare doula perché, come molte altre donne, ho avuto una pessima esperienza durante i miei due parti. Il puerperio, in particolare della mia prima figlia, è stato molto faticoso, mi sono sentita sola e incapace. Ogni giorno, al risveglio, mi sembrava di dover scalare una montagna. Ero così stanca e assorbita dalla cura di mia figlia che non avevo la forza di chiedere aiuto, di confrontarmi con altre mamme. Se accadeva mi sentivo sempre dire: “Devi fare come ti dico io, altrimenti sbagli“! In queste condizioni la fiducia in me stessa non migliorava affatto! Ho avuto accanto un marito dolce e premuroso e lentamente le cose sono migliorate ma avrei potuto godermi la mia bambina molto di più (e fin dall’inizio) se non fossi stata sempre insicura e in ansia, se avessi avuto vicino qualcuno che avesse avuto esperienza di ciò che provavo, con cui confrontarmi e che mi confortasse.
Quando mi hanno parlato della figura della doula, ho deciso che avrei potuto essere d’aiuto ad altre donne che stavano vivendo ciò che avevo vissuto io. Così ho completato la mia formazione psicologica con la scuola per le doule.

In base alla tua esperienza, che cosa apprezzano maggiormente di questo servizio le future mamme o neomamme ?

In base alla mia esperienza, le mamme sono rassicurate dal fatto di poter parlare con qualcuno di tutto ciò che di nuovo sta accadendo nella loro vita. Sono più serene quando sanno che la doula andrà a casa loro per un paio d’ore così potranno riposare, lasciarsi andare alle emozioni (e magari anche al pianto), fare domande sull’allattamento o su ciò che riguarda la cura del neonato (il bagnetto, il cordone ombelicale, le creme, l’uso della fascia). Hanno piacere di fare il primo pezzo del loro percorso di mamme in compagnia di qualcuno di esperto che stia loro vicino e le conforti quando hanno dei dubbi. Questo calma le loro ansie e sentirsi ascoltate e comprese riduce di molto l’incidenza della depressione post parto.
Un altro aspetto molto importante che mi coinvolge, non solo come doula ma anche come psicologa, è l’elaborazione della vicenda del parto. Quando incontro una mamma che ha già partorito passiamo del tempo a parlare di come è andata. Spesso incontro donne che hanno vissuto un’esperienza di parto dolorosa o completamente diversa da quella immaginata. Questo le fa soffrire e parlarne le aiuta sia a placare il dolore, sia a non colpevolizzarsi per come sono andate le cose.

Quali sono le associazioni di riferimento a livello nazionale per avere maggiori informazioni per chiunque fosse interessato a contattare una doula oppure a iniziare un percorso formativo?

A Torino la scuola di Mondo Doula organizza annualmente dei cosi di formazione.
Altre associazioni sul territorio nazionale sono Mammadoula e Associazione Doule Italia.

Chi volesse regalare o regalarsi l’aiuto di una doula, cosa deve fare?

A Torino lavorano doule di Mondo Doula e Mammadoula, si possono visitare i siti delle associazioni per reperire informazioni e trovare la doula più adatta. A quel punto, la si può contattare per valutare e decidere se fare un percorso insieme.
Solitamente il primo incontro conoscitivo è gratuito, in seguito mamma e doula potranno decidere il tipo di servizio e stipulare un contratto.
È possibile fare dei pacchetti orari che possono anche essere regalati alle amiche in attesa.

Tutto molto chiaro, è la mamma che definisce il ruolo della doula a partire dalle sue personali esigenze. Parlando, però, di donne a basso reddito o comunque svantaggiate, esiste un modo per farsi aiutare da una doula qualora ci si trovi in una di queste condizioni?

Alcuni Comuni come Rivalta, Collegno e Grugliasco offrono servizi di sostegno alle famiglie, tra cui il servizio doula. Ho già collaborato con il Comune di Rivalta che ha fornito alle neo mamme alcune ore gratuite con la doula. I progetti del Comune di Collegno e Grugliasco sono, invece, ancora in via di definizione.
Il percorso per diventare doula prevede anche un periodo di tirocino, per cui le mamme che hanno difficoltà economiche potrebbero rivolgersi a queste doule che si avvalgono, comunque, della supervisione di figure esperte.

Quali altre iniziative per le mamme e le famiglie porti avanti a Torino?

Organizzo incontri in gravidanza che rappresentano un percorso aggiuntivo a quello medico e che consentono alle mamme e alle coppie di ricercare una dimensione di gravidanza e nascita più vicina alle loro emozioni. I temi di maggiore interesse per le future mamme che vengono affrontati durante questi incontri sono:
– i cambiamenti fisici ed emotivi in gravidanza;
– l’esperienza di parto desiderata e l’individuazione della struttura che può venire incontro a tali aspettative;
– le strategie per gestire l’ansia e il dolore durante il travaglio e il parto;
– cosa può fare il papà in questa fase;
– cosa è fondamentale sapere affinché l’allattamento al seno funzioni;
– come preparare e gestire il rientro a casa;
– quali sono i bisogni di un neonato.

Inoltre, fornisco consulenze psico-educative e di sostegno alla coppia e alla genitorialità.
I temi su cui i genitori desiderano maggiormente confrontarsi sono ad esempio:
– la gestione del sonno dei figli;
– come affrontare i litigi fra fratelli;
– come insegnare le regole senza fatica;
– come aiutare i bambini ad esprimersi e ad affrontare e risolvere le loro paure;
– come affrontare il momento del pasto;
– come gestire i capricci, individuandone le cause profonde.

Grazie mille Olga per tutte queste informazioni. Mi sa proprio che, soprattutto su questi ultimi aspetti, avrei bisogno del tuo aiuto nuovamente. 😉

Se volete saperne di più potete visitare il suo sito: olgapasin.it

A presto, Elisa  🙂