La magia delle giostre di un tempo: la Piazza dei Balocchi.

Domenica scorsa siamo andati a Rivoli, a due passi da Torino, perché nel primo pomeriggio avevamo un impegno per una bella esperienza di cui vi parlerò presto.

Passeggiando per il centro storico, alla ricerca di un posticino dove pranzare, ci siamo imbattuti in una meravigliosa scoperta: la Piazza dei Balocchi di Carla Acquarone e Rodolfo Ferraris, gli ideatori del Microcirco, una realtà di cui non conoscevo l’esistenza.

E’ scientifico: i  bambini hanno narici da segugi di divertimento. Teo stava beatamente dormendo, al calduccio, sul passeggino, ma si è destato in un attimo non appena ci siamo avvicinati ad una deliziosa giostrina retrò e ad altre piccole attrazioni, così semplici e belle da essere quasi commoventi! 😉

E cosi, mentre lui si divertiva a fare bolle, pescare paperette e pesciolini e a provare tutti e quattro i posti della giostrina (vorrai mica saltarne uno!!?),  io ne ho approfittato per fare amicizia con Carla e Rodolfo, che mi hanno raccontato con entusiasmo la loro storia, bella e originale.

Una grande storia d’amore nel circo più piccolo del mondo.

Rodolfo era campione di pattinaggio a rotelle e scultore, Carla era maestra di scuola elementare, con una tesi di laurea in Sociologia sul mondo del Circo. Le loro strade, ad un certo punto, si incrociano e le loro esistenze cambiano per sempre.

Un incontro fortunato che porta Rodolfo e Carla a sperimentare una nuova vita, decisamente fuori dagli schemi. Nel 1986 debuttano con il teatro di figura a Civezza, in provincia di Imperia, poi nel 1989, a Verona, incontrano l’Accademia del Circo. Scoprono di essere due autentici clowns, adottano un nome d’arte (Caramella e Charlotta) e inventano il Microcirco, il circo più piccolo del mondo.

Il loro è uno spettacolo di Circo Retrò, che vede impegnata tutta la famiglia. Gli Acquarone-Ferraris sono stati tra i primi in Italia a proporre il ritorno ad uno spettacolo circense senza l’utilizzo di animali. Il Microcirco è un circo educativo (è stato definito Circo Didattico), che promuove il valore sociale e pedagogico dell’arte circense ed è riconosciuto nel Registro Nazionale delle Piccole Scuole di Circo e dalla European Federation of Professional Circus Schools (FEDEC).

La Compagnia del Microcirco, tra l’altro, è anche tra le prime che, in abbinamento ai propri spettacoli, ha deciso di affiancare un’ampia offerta di gioco-scuola di circo, per una divulgazione dell’arte circense come occasione di svago, ma anche di apprendimento, socializzazione e condivisione.

A Monale, in provincia di Asti,  il Microcirco ha, infatti, avviato – dopo la lunghissima esperienza a Cesenatico – la Scuola di Circo Chapitombolo, di cui Carla è la responsabile per tutti i progetti che riguardano le Scuole (gli esperti del Microcirco hanno frequentato stage e corsi con programmi specifici per l’insegnamento delle arti circensi a bambini e ragazzi). 

La Compagnia accoglie a Monale gite scolastiche, uscite didattiche e visite di gruppi. I partecipanti sperimentano, in queste occasioni, molteplici discipline quali la giocoleria, l’equilibrismo, l’acrobatica al suolo o aerea (trapezio e tessuti), la clownerie e le piramidi umane.

Tornando alla Piazza dei Balocchi, ultima “invenzione” di Carla e Rodolfo, fino al prossimo 7 gennaio potete trovarla allestita a Rivoli in Piazza Garibaldi (qui la mappa), in occasione della manifestazione Il villaggio di Babbo Natale.

La Giostra Retrò è una vera e propria opera d’arte in miniatura, un gioiellino che riproduce, in piccolo, La Giostra di Cesenatico del racconto di Gianni Rodari, unica attrazione della cittadina adriatica nel secondo dopoguerra.

I pezzi della giostra sono tutti originali d’epoca: l’automobilina verde, la piccola vespa degli anni cinquanta, il bolide rosso da corsa degli anni venti e il cavallino di fine ottocento.

Se durante le Feste passate dalle parti di Rivoli, fate un salto. Sono certa vi piacerà! 

Per qualsiasi informazione sugli spettacoli del Microcirco e sulle attività per bambini e ragazzi e per le scuole, è possibile contattare direttamente Carla. (tel. 0141 294533 cell. 333 2707142).

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Fotografare i bambini: i consigli di una talentuosa amica.

“Se hai l’ambizione di fare fotografie migliori, di impegnarti davvero per le tue immagini e le tue capacità. Se hai l’ambizione di guardare quel che fanno gli altri con le loro fotografie. In questi casi, sei un fotografo”.

Amo la fotografia, da quando sono diventata mamma il protagonista principale delle mie foto è Teo. Lo ritraggo spesso per cercare di cogliere attimi di questi anni così intensi, fatti di tanti momenti unici che spesso, oltre che nel cuore, desidero fermare in uno scatto.

Le foto dei bambini hanno un fortissima valenza emotiva, rappresentano alcuni dei ricordi più belli della vita.

Da tempo volevo provare a scrivere un post che raccogliesse alcuni suggerimenti per fotografare i bambini, una mission decisamente impegnativa e stimolante, soprattutto quando non si tratta di esserini statici, bensì di trottole da inseguire.

In questo post troverete alcuni consigli scritti con il fondamentale aiuto di una giovanissima e talentuosa amica: Federica Nota.

Piccoli accorgimenti – da mettere in pratica con macchina fotografica o smartphone – a cui, talvolta, non si presta attenzione, presi dalla smania di scattare, ma che possono fare la differenza.

Il consiglio più importante rimane, però, quello di sperimentare divertendosi. I bambini offrono infinite occasioni!

Federica non è una fotografa professionista ma sta studiando per realizzare il suo sogno. La sua passione è iniziata decisamente presto, già alle elementari scattava foto a tutto e tutti con la sua usa e getta e trascorreva volentieri il tempo a guardare foto e album di famiglia.

La passione si è trasformata in qualcosa di più serio verso i 18 anni. Inizialmente da autodidatta, poi seguendo corsi per imparare la tecnica, confrontarsi con esperti, trovare contatti e iniziare a mostrare qualche primo lavoro. Al momento sta continuando la sua formazione universitaria e portando avanti, allo stesso tempo, alcuni progetti fotografici, tra cui uno molto interessante sulle drag queen.

Su instagram la trovate come @federica.nota. I suoi ritratti mi colpiscono sempre per la loro particolarità e per la ricerca che c’è dietro.

Per Federica fotografare i bambini è un ottimo esercizio, non così lontano dal suo sogno di lavorare in ambito giornalistico. Ci sono, infatti, almeno due elementi comuni tra queste due attività apparentemente distanti: saper calibrare, come fotografo, quanto essere spettatore e quanto partecipe della scena; essere sempre pronto a cambiare tempi, aperture e impostazioni.

Abbiamo passato un bel pomeriggio insieme, tra il Parco del Valentino e le giostre di Natale.

Tra una chiacchiera e tanti scatti a Teo, ho cercato di raccogliere alcuni consigli:

  • Rispettare la prospettiva del bambino. Ci avete fatto caso? Soprattutto all’aperto, si tende spesso a fotografare i bambini dalla prospettiva dei grandi, cioè scattando dall’alto verso il basso. Non che sia un errore ma – a meno che non si abbia in mente uno scatto creativo tipo flat lay – il suggerimento è quello di mettersi al loro livello di occhi, sedendosi per terra o inginocchiandosi. Sembra banale ma cambia moltissimo il risultato finale. In questo modo si hanno due vantaggi: includere anche l’orizzonte dietro al bambino e non solo la terra (che diciamo non è proprio il massimo da vedere) e, soprattutto, scattare una foto dal suo punto di vista, dando al soggetto più forza all’interno della fotografia.

  • Riempire l’inquadratura. Sia per gli scatti all’aperto che per quelli in ambienti chiusi, è consigliabile avvicinarsi sempre al bambino, che deve essere l’elemento di spicco, evitando di riprendere troppi elementi che potrebbero distrarre l’osservatore e togliere bellezza alla foto. Soprattutto quando si fotografano i bimbi, per creare immagini dal forte impatto, è sufficiente puntare sui primissimi piani per creare un ritratto decisamente più intimo e accattivante. Se si utilizza il cellulare, il consiglio è di non usare lo zoom della fotocamera per non perdere qualità dell’immagine. E’ preferibile tenersi leggermente indietro rispetto alla giusta inquadratura, così si avrà più spazio per re-inquadrare e poi ritagliare l’immagine rispetto al soggetto principale.

  • Catturare le emozioni e ritrarre le prime conquiste. Le foto dei bimbi sono emozionanti non solo quando ritraggono momenti di gioia. La sfida è cercare di catturare più emozioni possibili: quando sbadigliano, sono eccitati o arrabbiati. Inoltre, è bello anche fermare in uno scatto momenti unici nella vita dei bambini, come la prima volta in cui si allacciano le scarpe, salgono su una giostra, vanno in bici senza rotelle o imparano a scrivere il proprio nome. Si può anche provare a concentrarsi soltanto sui particolari: le mani impegnate nella nuova attività; i piedini che spingono sui pedali, etc.

  • Farli divertire. I bambini, si sa, sanno essere poco pazienti. Per non annoiarli e avere foto naturali e divertenti può essere vincente puntare su “stratagemmi” come bolle di sapone, palloncini, lecca-lecca, elementi naturali, come foglie o altro a seconda delle stagioni, per gli scatti all’aperto.

Passando, infine, ai suggerimenti più tecnici:

  • Preferire sempre la luce naturale. La luce è tutto. Il luogo perfetto o una composizione interessante non sono nulla senza la luce giusta. Una delle cose più difficili è trovare una buona luce, non forte ma nemmeno eccessivamente fioca, calda ma non troppo. E’ sempre preferibile la luce naturale; le ore del tardo pomeriggio, le cosiddette golden hours, sono le migliori, ma anche le giornate nuvolose sono ottime per scattare bei ritratti ai bambini, perché permettono loro di mantenere gli occhi aperti e rilassati. Un altro piccolo suggerimento, se si fotografa in casa o in altro ambiente chiuso, è quello di ritrarre il bambino nella stanza più luminosa, possibilmente vicino ad una finestra per sfruttare al massimo la luce diffusa che entra ed evitare il flash, che generalmente appiattisce l’immagine, eliminando le ombre sottili che danno profondità e realismo al viso.

  • Scattare dopo la pioggia. Una situazione interessante per scattare ottimi ritratti ai bambini e trovare una luce unica è farlo subito dopo la pioggia, in tutte le stagioni. Giocare con le pozzanghere sarà molto divertente e la foto ne guadagnerà in naturalezza. La pioggia trasforma, spesso, scene banali in immagini suggestive grazie a bellissimi giochi di riflessi.
  • Provare lo scatto multiplo. I bambini non amano i ritratti in posa, si agitano, corrono, saltano. Se si usa una reflex o uno smartphone che permette uno scatto multiplo, provare ad impostare una velocità di scatto il più alta possibile.
  • Studiare la composizione fotografica e concentrarsi su un dettaglio. La capacità di vedere la foto prima dello scatto è sicuramente un talento, ma si può sempre migliorare. Ho trovato particolarmente interessanti ed efficaci questo video basato sulle foto di Steve McCurry e questo articolo su come i grandi maestri della fotografia gestiscono la composizione. Federica mi spiegava che se si utilizza una reflex, per un ritratto è preferibile provare aperture di diaframma maggiori (es. f/1.8) in modo da mettere a fuoco un solo dettaglio per farlo risaltare. Per il ritratto viso/mezzo busto, se, per esempio, si vuole mettere in evidenza lo sguardo del bambino è preferibile usare le massime aperture dell’obiettivo e mettere a fuoco solo la zona degli occhi, in modo da creare un contrasto tra lo sguardo e lo sfondo sfocato. E’ possibile anche provare a riprendere il soggetto di tre quarti per ritrarre solo un occhio dominante. Per il ritratto ambientato (figura intera + ambientazione) è, invece, preferibile utilizzare aperture minori (f/8, f/11 dipende dalle altre variabili) in modo da mettere a fuoco il soggetto e anche il contesto. Inoltre, per non appiattire la foto si può sistemare il soggetto su delle diagonali oppure sui punti d’incontro delle griglie che il mirino della reflex fornisce. Queste griglie sono spesso disponibili anche tra le funzioni della fotocamera dei cellulari.

  • Provare il bianco e nero. I ritratti dei volti scavati degli anziani, con le loro le rughe di espressione, acquistano senza dubbio qualcosa di emozionante in bianco e nero. Ma anche le foto dei bambini possono essere belle in b&n. Quando si scatta un buon ritratto a colori che, tuttavia, non convince fino in fondo, il consiglio è di provare a convertirlo anche in bianco e nero. Talvolta il risultato finale è ancora più interessante.

  • Editing. Parlando di smartphone, esistono tantissimi programmi per migliorare le foto. Uno dei migliori, piuttosto semplice da usare, è Snapseed, anche solo nella versione scaricabile gratuitamente. A volte, un buon ritaglio o una corretta esposizione fanno miracoli.

Vi piacciono le foto? A me moltissimo! Grazie Federica❤.

P.S. Ho scoperto che esiste l’Associazione Fotografia Italiana Neonati e Bambini, fondata nel 2014 da alcune fotografe di varie parti d’Italia. Sul loro blog ci sono anche consigli su come fotografare al meglio le feste di Natale in famiglia.

Un bacio, Elisa