Il gioco dell’Elfo monello aspettando il Natale. Elf on the Shelf, una tradizione americana.

Passato Halloween è ora di pensare ai preparativi per il prossimo Natale. Da quando c’è Teo il mio entusiasmo è rinato!

Quanto è bello assaporare lentamente l’attesa!

Proprio con questo desiderio nel cuore, da condividere con il mio bambino, l’anno scorso, di questi tempi, avevo iniziato a preparare un calendario dell’Avvento speciale per Teo. Non è stato semplice trovare (senza dilapidare il portafogli) ventiquattro idee molto semplici e carine, adatte alla sua tenera età, da fargli scartare, una al giorno,  fino a Natale, ma ero gasatissima del risultato finale.

Povera illusa, non mi era ancora chiaro quanto la capacità di un nanetto di un anno e mezzo di godere della bellezza dell’attesa fosse esattamente pari alla mia di rinunciare alla pizza per più di una settimana: zero!

Avrei dovuto immaginare che con i bambini il detto “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” non vale. Vagli a spiegare il senso di avere quei pacchettini per casa, davanti agli occhi e alle manine, e non poterli scartare tutti insieme.

Quest’anno ho pensato a qualcosa di diverso. Di recente sono venuta a conoscenza di un’usanza natalizia molto diffusa negli Stati Uniti, ormai forse troppo commerciale oltreoceano ma comunque carina: la tradizione dell’Elf on the Shelf , cioè l’Elfo sulla Mensola.

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La conoscete? Si tratta di una tradizione piuttosto recente, nata dall’omonimo libro di Carol Aebersold e Chanda Bell  (mamma e figlia), pubblicato nel 2005, nel quale viene svelato ai piccoli lettori il trucco di Santa Claus per scoprire, senza possibilità di errori, i desideri dei bambini per Natale.

La storia è, a grandi linee, questa: un Elfo va a vivere in ogni casa a fine novembre, per la precisione il giorno dopo il Ringraziamento (da noi adattabile al 1° dicembre oppure al giorno dell’Immacolata). L’Elfo viene mandato direttamente da Babbo Natale e di giorno finge di essere un pupazzo; si tratta, in realtà, di uno speciale aiutante di Babbo Natale, un inviato silenzioso con il compito di osservare come vanno i preparativi, annotare le buone azioni e, naturalmente, anche le marachelle dei bambini.

Ogni notte l’Elfo farà ritorno al Polo Nord per raccontare al Vegliardo come è andata la giornata, quali sono i desideri dei piccoli e se si stanno comportando in maniera gentile e generosa.

L’Elfo tornerà poi nella casa che lo ospita ogni mattina prima dell’alba, passando attraverso una piccola porticina, facendosi trovare dai bambini in posizioni sempre diverse. Al risveglio dei bimbi sarà ormai immobile per non perdere i suoi poteri ma ancora “con le mani nel sacco”, alle prese con quello che stava facendo mentre la famiglia riposava. A volte farà degli scherzetti o lascerà una sorpresa per i più piccoli, altre volte, invece, proporrà un’attività da fare insieme, qualcosa di semplice legata al Natale.

Infine, la notte della Vigilia, l’Elfo salirà sulla slitta di Babbo Natale e sparirà fino all’anno successivo.

Ecco qualche spunto…

Il gioco è chiaramente molto libero, lo si può adattare a proprio piacere, secondo le abitudini di famiglia, tuttavia ci sono due regolette: 1) è necessario dare all’Elfo un nome affinché la magia possa iniziare; 2) i bimbi non possono toccarlo prima del 24 dicembre, altrimenti l’Elfo perde i suoi poteri.

C’è solo una regola che si deve seguire cosicché possa tornare ed essere qui l’indomani: per favore, non mi toccare. La mia magia se ne potrebbe andare e Babbo Natale non potrà sentire tutto quello che ho visto o di cui sono venuto a conoscenza.

L’idea dell’Elf on the Shelf mi è piaciuta molto, immediatamente, per la possibilità che offre di iniziare la giornata con una specie di caccia al tesoro, un gioco che, ne sono sicura, arricchirà di ulteriore magia i giorni di attesa del Natale e, diciamola tutta, potrà anche aiutarci a tenere a bada i momenti capricciosi di Teo. 😉

L’Elf on the Shelf originale si può trovare su Amazon, ovviamente vanno bene anche gli Elfi “tarocchi” (se ne trovano per esempio da Tiger, nei mercati o nei negozi ad 1 euro) oppure quelli “fai da te”, tipo questo.

Io ho preferito la versione che vedete sotto, originale ma senza libro abbinato, al più abbordabile prezzo di circa 8 euro anziché 39.

Non avendo voglia di spendere una cifra per il libro originale, ho pensato di farne uno artigianale ed estremamente semplice ma con tutti gli elementi principali della storia. Se vi fa piacere potete scaricarlo liberamente e stamparlo. Io l’ho poi fatto plastificare e rilegare in tipografia. È venuto carino!

Ecco i link:

Elfo-la storia_piccolo amico

Elfo-la storia_piccola amica

Il pupazzo è alto circa 30 cm, ha il faccino in vinile e le mani che si chiudono con il velcro per meglio aggrapparsi agli oggetti. Le gambe e le braccia possono essere piegate e sagomate per fargli combinare un sacco di guai. 😉

Se anche voi volete prendere parte a questa divertente tradizione, che accompagna al Natale con ironia e divertimento, e cercate idee per le attività dell’Elfo, non vi resta che fare una ricerca on line: troverete un sacco di immagini da cui trarre ispirazione. Pinterest rimane sempre la fonte più ricca!

Due super mamme e blogger (Maria Vittoria di @emmeviloves e Verdiana di @verdy75) hanno appena coniato l’hastag di quest’anno, qualora si vogliano condividere su instagram le proprie foto: #elfontheshelfitaly (altri hastag sono #elfontheshelf #tuttipazziperglielfazzi #instamelf etc.).

Ovviamente occorre pensare per tempo alle attività da far fare all’Elfo e prepararsi il necessario per la “caccia al tesoro” quotidiana. Per me anche questo è l’aspetto bello del gioco, una tradizione sicuramente molto lontana dalle nostre, che ho voluto comunque introdurre quest’anno per condividere un gioco che ci consentirà di evadere, per qualche settimana, dalla routine quotidiana e di rallentare i ritmi, prima di iniziare la giornata al nido e a lavoro.

Nell’ideazione un grande aiuto lo offre anche il sito ufficiale, dove è possibile scaricare gratuitamente dei printables davvero carini.

Non vedo l’ora che Teo conosca il nostro nuovo amico, ci sarà da divertirsi! Spero non lo tema come Babbo Natale!

Che ne pensate? Vi piace l’idea?

Ah dimenticavo…ho creato una specie di elf calendar dicembre 2017, lo condivido volentieri se può esservi utile per programmare le attività dell’elfo senza andare in ansia!! 😉

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A presto, Elisa

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I Terribili due: piccolo bignami di sopravvivenza.

Negli ultimi tempi ho testato alcuni metodi per cercare di affrontare al meglio i momenti di crisi di Teo (i Terrible two sono arrivati anche a casa nostra!) e la fase della nanna.

Li condivido volentieri nel caso anche voi vi troviate ad affrontare questi simpatici momenti e se avete altri consigli sarei davvero curiosa di conoscerli.

 

Capricci e fase oppositiva

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immagini tratte da internet

Se quasi improvvisamente vi ritrovate tra le mani un bambino che fa capricci, non ascolta e vuole fare (quasi) tutto da solo, siete probabilmente nel pieno dei Terrible two. E’ una fase di crescita (di solito tra i 18 e i 36 mesi) in cui i piccoli, attraverso una quotidiana lotta per l’indipendenza, si trasformano in grandi, scoprono di essere altro rispetto alla mamma e di avere bisogni e desideri propri.

Insomma, quel periodo rilassante in cui i “no” sono all’ordine del giorno, la testardaggine è alle stelle e i pianti sono, talvolta, inconsolabili.

Il mio ometto ha quasi 2 anni e mezzo e, se anche non avessimo fatto attenzione al calendario, ci saremmo comunque accorti che qualcosa di nuovo stava succedendo. Teo,  infatti, è un bimbo nato con il sorriso sulle labbra e, fin da piccolo, è sempre stato molto socievole e accomodante, tuttavia, da questa estate, ha iniziato ad avere dei momenti in cui facevo fatica a riconoscerlo.

Certo, tutto normale, è una fase da attraversare, ogni bambino ci passa, chi prima chi dopo, ma porca miseria che fatica e che sconforto a volte!

E’ la fase delle prime “frustrazioni”, della grande voglia di esplorare ma di stare, al contempo, ancora saldamente attaccati alla gonna di mamma, dell’iniziare a sperimentare i limiti e assaggiare le diverse emozioni. La rabbia, soprattutto, è centrale nel sentire dei bambini, in particolare di quelli piccoli, che la sperimentano in continuazione, essendo parte integrante del loro percorso di crescita.

Trovo che mi stia aiutando molto cercare di mettermi nei panni del mio bambino, fare lo sforzo di capire, con grandi dosi di pazienza, i suoi momenti di frustrazione o incertezza, provando ad aiutarlo a dare un nome a ciò che prova.

Siamo solo all’inizio e, a volte, in realtà, mi sembra più un lavoro da fare su me stessa.

Ecco, allora, un piccolissimo bignami  di sopravvivenza, con alcune tecniche che si sono rivelate piuttosto utili in questa fase:

  1. Anticipare le situazioni critiche: questa è forse la regola più importante, prima di affrontare una situazione che può essere fonte di capricci cerco di anticipare quello che sta per succedere, del tipo: “Teo ancora due minuti di ciuccio e poi lo posiamo, lo sai che è solo per fare la nanna“; “Gioca ancora ma fra poco mamma ti chiama per andare a casa a lavarci e mangiare“; “Un cartone e poi ci vestiamo per uscire”; “leggiamo una storia soltanto perchè è molto tardi, poi accendiamo le stelline e facciamo la nanna“. Parlando e anticipando è possibile prepararli alla prossima mossa, che forse (e sottolineo forse) risulterà così più semplice.
  2. L’alternativa: quando propongo qualcosa a Teo cerco, quando possibile, di dare due alternative (entrambe ovviamente fattibili, senza mettermi in difficoltà da sola!); in questo modo gli lascio un certo margine di scelta, che diventa fondamentale per affermare il suo crescente bisogno di autonomia e autoaffermazione.
  3. Dribblare l’ostacolo con una storia: quando fa capricci per lavarsi, vestirsi e uscire (vedi ultimamente la mattina per andare al nido), cerco di renderlo più collaborativo catturando la sua attenzione con una storiella inventata al momento (con i mezzi da lavoro o con quelli di trasporto o soccorso vado sul sicuro!).
  4. Non troppe regole: cerco di essere il più possibile flessibile e di evitare di dire “no” ad ogni cosa, anche se in alcuni casi mi costa davero fatica, questo nella speranza che, man mano, Teo possa comprendere meglio quali sono le regole e i limiti davvero importanti, sui quali non si può proprio chiudere un occhio.
  5. Lasciare sfogare e cercare di rimanere calma: un mega capriccio o un pianto disperato, soprattutto in pubblico, possono creare un forte imbarazzo, possono portarci  facilmente a perdere la pazienza, ad alzare la voce, ma ho tverificato quanto questo possa essere controproducente. Allora provo a lasciarlo sfogare per qualche minuto, mi abbasso fisicamente al suo livello, lo guardo negli occhi e cerco di parlargli con tranquillità. Non sempre, ma molte volte questo atteggiamento è sufficiente per farlo calmare.
  6. Chiedere scusa e imparare l’empatia: è emotivamente impegnativo sgridare il proprio figlio quando ha un comportamento errato o negativo ed essere forti e irremovibili nelle decisioni assunte. A volte sento di non esserlo abbastanza, altre volte, invece, mi sembra addirittura di pretendere troppo da Teo. E’ ancora piccolo ma credo sia fondamentale, fin da ora, iniziare a trasmettergli il messaggio che tutti sbagliamo, che tutti facciamo degli errori – sia i bambini che gli adulti – e che qualche volta le conseguenze dei nostri errori impattano sugli altri, ferendoli. E’ quindi importante insegnare a chiedere scusa, non per semplice educazione, bensì per aiutare i bambini a mettersi nei panni degli altri. Leggevo che l’età compresa tra i 2 e i 6 anni è quella che Piaget chiamava “stadio dell’intelligenza intuitiva”, è proprio in questa fase che i bambini, nonostante non comprendano ancora pienamente il mondo degli adulti, imparano il senso del rispetto, intuiscono che c’è un universo che va oltre le proprie necessità e iniziano a scoprire l’empatia e la reciprocità.
  7. Quando ci vuole, ci vuole: se, per esempio, nonostante le mille parole, la pazienza a palate, dopo aver passato due ore ai giardini, avergli lasciato ancora qualche minuto in più e avergli anticipato che di lì a poco saremmo andati a casa, il nanetto ancora si rifiuta di salire sul passeggino, diventando rigido come un tronco di legno, allora passo alle maniere forti: bloccaggio e chiusura delle cinghie senza ripensamenti. A quel punto lui urlerà e inarcherà la schiena, muovendo le gambe come un pesce appena pescato, ma almeno avrò portato a casa il risultato (nonostante il mio contorcimento di budella) sotto gli sguardi di disappunto – o, se non sono stronze, di solidarietà – delle altre mamme.

Per finire, sul tema Terrible two e sul carico mentale, che ci coinvolge più o meno tutte (ossia il “peso di tutte quelle acrobazie cerebrali, invisibili, costanti e sfiancanti che portano, per il benessere di tutti e il funzionamento efficace della casa, generalmente le donne”), vi consiglio i post ironici e profondi di queste mamme (e blogger) che seguo e apprezzo.

Era tutta colpa del carico mentale di Gynepraio

Prontuario di sopravvivenza ai Terrible Two di Giovanna Gallo

A volte non ascoltare è il modo migliore per essere madre sempre di Giovanna Gallo

Avere una bambina di due anni (e mezzo) di Serena Mammadalprimosguardo

La nanna

Rispetto a quando Teo era neonato, ora la notte finalmente dormiamo (tosse o raffreddori vari permettendo). Mi sembra davvero una conquista enorme, quasi commovente! La fase dell’addormentamento, invece, ci offre ancora, talvolta, qualche bel momento estenuante.

Teo, infatti, anche se stravolto fisicamente, difficilmente crolla, non vorrebbe mai staccarsi dal gioco o da quello che sta facendo per entrare in una dimensione di calma.

Abbiamo creato anche noi una specie di routine serale (su cui non mi dilungo), che è una buona strategia per far comprendere ai piccoli che si avvicina il momento della nanna. Il nostro rituale non è certo da manuale, è molto flessibile e risente, nostro malgrado, degli orari di lavoro del papà ma, comunque, prevede alcuni passaggi fissi: lavaggio dei denti, un cartone e una favola, letta o raccontata.

Spesso, però, aggiungiamo o sostituiamo alla favola un’altra coccola: una storia con massaggio, cioè una storia raccontata toccando alcune parti del corpo di Teo, che, lentamente, in questo modo, si rilassa e addormenta.

Mi spiego meglio: la nostra è la storia della Fata della Nanna (ma ogni variazione è benvenuta, da declinare e arricchire secondo i gusti dei piccoli) che vola, vola e pian piano, si posa prima su un piedino di Teo – dove trova le piccole dita cicciotte che, una ad una, si addormentano sotto il suo magico tocco – poi plana sul popaccio, sul ginocchio, sulla coscia e, via via salendo, sul sederino, sul pisellino, sull’ombellico – dove trova una minuscola piscina per fare un bagnetto – fino ad arrivare alla bocca, al ciuccio, alle guance, alle orecchie, al nasino e, finalmente, agli occhietti di Teo, che, stanchi, si chiudono e si addormentano.

Vi assicuro che funziona, non ci potevo credere nemmeno io le prime volte! E’ davvero tenero e divertente vedere come Teo collabori nel porgermi i piedini e le manine, sollevando la maglia per farmi massaggiare meglio il pancino o togliendosi il ciuccio per far addormentare dalla fatina anche le labbra e i dentini.

E’ sorprendente come, quasi sempre, questa tecnica, questo passaggio della Fata della Nanna, riesca a rilassarlo in breve tempo. Il trucco è la voce dolce e il massaggio fatto di leggeri sfioramenti. E’ una coccola che fa bene a loro ma anche a noi!

Se vi va di provare ditemi poi cosa ne pensate e se avete altri trucchi o suggerimenti sarò molto felice di leggerli!

Ciao, Elisa

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La disfluenza verbale nei bambini piccoli. Consigli scaccia ansia!

Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
con dentro “la luna” e “la balena”.
Ma le più belle che ho nel cuore,
le sento battere: “mamma”, “amore”.

Ho riflettuto bene prima di scrivere questo post, perché riguarda qualcosa di personale che mi ha causato una certa ansia (strano?! Io, ansiosa?!?), ma, alla fine, mi sono convinta che portare la nostra esperienza, in questo piccolo spazio, possa essere utile anche ad altri.

Teo (che ora ha 28 mesi come il Parmigiano Bollino argento) ha iniziato a parlucchiare e, via via, a pronunciare un numero sempre maggiore di parole più o meno comprensibili verso l’anno-l’anno e mezzo e già da mesi articola piccole frasi ed è molto desideroso di esprimersi.

Circa un mesetto fa, tuttavia, ha avuto un periodo di disfluenza del linguaggio: aveva frequenti esitazioni ad iniziare le frasi, ripeteva più volte la prima sillaba oppure la faceva durare eccessivamente, senza arrivare, in alcuni casi, a terminare la parola.

Inizialmente non ci ho dato troppo peso, poi, ripetendosi la situazione, un po’ disorientata, ho voluto approfondire il tema leggendo e, soprattutto, parlando con persone esperte per capire come comportarci al meglio e dare anche consigli a chi (i nonni) trascorre con lui parecchie ore al giorno, soprattutto in questo periodo estivo.

Nelle ultime settimane va molto meglio (anzi, a dirla tutta, c’è stata addirittura una evoluzione positiva, un vero e proprio progresso nel linguaggio) ma può essere un’esperienza disorientante e poco piacevole rendersi conto che c’è qualcosa di “diverso” rispetto al solito nel modo di parlare del proprio bambino, in particolare se questo accade in assenza di traumi o cambiamenti importanti (come la nascita di un fratellino o l’inserimento al nido).

Ammetto che conoscevamo solo superficialmente l’argomento. Dopo aver approfondito, ci siamo molto rasserenati. Spero che le informazioni e i suggerimenti raccolti possano servire e tranquillizzare anche chi sta vivendo un’esperienza simile.

La grande maggioranza di bambini piccoli che, a partire da un certo momento (questo può avvenire indicativamente verso i 2-3 anni), inizia a “balbettaresta semplicemente attraversando una fase di normale sviluppo del linguaggio.

Questi fenomeni disfluenti nel parlare nella prima infanzia non sono vere e proprie balbuzie, possono presentarsi quando il bambino sta acquisendo padronanza del linguaggio ed è posto davanti a decisioni sulla trasposizione di pensieri in parole.

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Noi genitori riusciamo spontaneamente a favorire l’emergere nei nostri figli di due importanti capacità: il cammino e la parola. In entrambi i casi, il piccolo è sostenuto fino alla realizzazione dei primi passi e alla comparsa delle prime parole. Poi, come l’evoluzione dell’attività motoria viene lasciata all’esercitazione autonoma del piccolo, così anche la parola, una volta comparsa, viene spesso affidata ad uno sviluppo spontaneo.

Tuttavia, la capacità di parlare non è assolutamente assimilabile a quella di camminare, il processo evolutivo è infinitamente più lungo e complesso di quanto si possa pensare, per cui è fondamentale continuare a guidare, nel modo più appropriato possibile, lo sviluppo del linguaggio dei bambini, almeno fino all’ingresso nella scuola elementare.

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La realizzazione della parola parlata è resa possibile dalla simultanea azione di oltre un centinaio di muscoli fini. Nessuno, quando parla, si preoccupa di quello che deve fare con diaframma, corde vocali, muscoli articolatori, etc., la sua attenzione è tutta concentrata su quello che vuole dire. L’esecuzione dei movimenti è, infatti, possibile grazie alla presenza, nella corteccia cerebrale, di un servomeccanismo connesso con i centri dell’ideazione e del linguaggio: il Centro di Broca o Centro motorio della parola, che, tuttavia, i bambini piccoli ancora non possiedono, lo costruiscono man mano che procede la loro abilità nel parlare.

I bambini, pertanto, tollerano in maniera assolutamente naturale uno “squilibrio” fra mappa cognitiva e linguistica, che è di per sè la norma, ma quando si forma uno squilibrio eccessivo fra pensiero, troppo ricco e articolato, e il linguaggio che serve a codificarlo (soprattutto in presenza di grande sensibilità e desiderio di comunicare), essi possono trovarsi di fronte a improvvise difficoltà per codificare con parole e frasi tutto ciò che vorrebbero dire.

La ricerca affannosa di termini, che non sono disponibili o facilmente evocabili, può provocare così esitazioni o ripetizioni.

I bambini verso i due-tre anni presentano un incredibile aumento del vocabolario, paragonabile solo a quello che avranno verso i sei, al momento del loro ingresso nella scuola elementare. L’aumento del vocabolario che si verifica in questi due periodi non sarà mai eguagliato in nessuna altra epoca della loro vita. Inoltre, verso i tre anni, iniziano a cimentarsi con i problemi della sintassi. Non deve quindi meravigliare il fatto che possano trovare difficoltà al momento di rievocare la parola giusta o di organizzare in frasi il loro pensiero.

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Per noi genitori è tranquilizzante sapere che non si tratta di una carenza linguistica in rapporto alla norma (anzi spesso il bambino che mostra iniziali disfluenze può presentare un lessico o una padronanza sintattica superiore ai coetanei), bensì di una disarmonia fra il suo pensiero molto ricco e l’insufficiente disponibilità del suo patrimonio verbale.

Ecco allora qualche consiglio che ho raccolto e condivido volentieri, sperando possa essere utile:

1. Mantenere una serena atmosfera comunicativa

La combinazione di più elementi (come la competizione con gli adulti o fratelli per parlare o essere ascoltati; la distanza nel tempo o nello spazio di ciò di cui si parla; il grado di astrazione dell’argomento; la complessità del linguaggio ascoltato; il livello di eccitazione del bambino o della situazione) può contribuire a creare uno stress comunicativo.

Il consiglio principale è eliminare, per quanto possibile, qualsiasi elemento di stress, parlare con il bambino ponendosi al suo livello di pensiero ed emozione, con un linguaggio semplice ma corretto, ripetitivo, legato al concreto e al “qui e ora”,  senza troppe domande su avvenimenti passati o futuri, sempre con voce tranquilla ma con enfasi sulle parole più nuove o importanti, come quando si raccontano le storie.

Inoltre, parlare al bambino mentre agisce direttamente, commentando verbalmente le sue azioni, i particolari degli oggetti che manipola, i sentimenti che sta provando, proprio mentre li prova.

Questa attività di commento o telecronaca continua sembra assurda e non è molto utilizzata da noi genitori ma è invece importantissima.

2. Non evidenziare le difficoltà verbali e correggere solo indirettamente

Qualsiasi errore nelle espressioni infantili (sia fonologico come l’errore di pronuncia, lessicale come la scelta della parola più corretta o appropriata, sintattico come l’uso di preposizioni, congiunzioni, tempi dei verbi ecc., sia come esitazioni o ripetizioni estemporanee) deve essere corretto solo in modo indiretto.

Se, ad esempio, al posto di “camion dei pompieri” il bambino dice “baion peri” sforzarsi di non dire: “non si dice baion peri, si dice camion dei pompieri”. Occorre insinuare una correzione senza dire al piccolo che sta sbagliando, provando semplicemente a ripetere la parola o la frase in modo corretto. Magari dicendo “Sì, bravo, è proprio un camion dei pompieri!”.

Quindi: non correggere mai esplicitamente le parole o frasi incomplete o scorrette, ma ripeterle corrette e complete nel contesto della risposta, iniziando anche con una espressione di apprezzamento.

3. Migliorare il proprio ruolo di ascoltatore

Nelle difficoltà di tutti i giorni è normale che, talvolta, il nostro ascolto sia distratto e superficiale ma saper ascoltare davvero significa far capire al piccolo che è un interlocutore prezioso, mostrare attenzione al cosa dice piuttosto che al come lo dice. Non è sempre facile, tuttavia è molto importante cercare di rallentare, avere pazienza e ascoltare con tranquillità ciò che il bambino vuole esprimere, evitando di completare le frasi.

I bambini vogliono l’attenzione degli adulti significativi, la vogliono completa e totale. Non hanno ancora imparato ad aspettare il loro turno. Non sanno ancora mettersi nei panni degli altri, è abbastanza comune che quando cercano in ogni modo di farsi ascoltare finiscano per ripetere o incespicare nelle parole. A volte basta guardarli negli occhi con attenzione per tranquillizzarli e far scomparire le disfluenze.

4. Largo uso di canzoni e filastrocche

Del resto, le filastrocche, come amava definirle Rodari, sono dei preziosi “giocattoli” per i bambini. Con il loro ritmo hanno qualcosa di miracoloso, un incredibile effetto stimolante sulla parola. Qui potete trovare quasi un centinaio delle sue filastrocche più belle e famose!

Vi saluto con qualche suggerimento di lettura interessante:

  • “Parlare…giocando. Consigli ai genitori per aiutare i bambini a parlare bene” della logopedista Claudia Azzaro; un libro pensato per mamma e papà con suggerimenti e trucchi per stimolare i bimbi ad esprimersi correttamente.
  • “Parlare un gioco a due” di Jan Pepper e Elaine Weitzman; questo libro mostra ai genitori come divertirsi con il bambino trasformando ogni interazione in un’opportunità di apprendimento del linguaggio.
  • “Storie con prassie e onomatopee. Attività e giochi per l’allenamento della motricità buccale” delle logopediste Valentina Dutto e Marta Rinaudo. Un volume pensato per tutti i bambini, in particolare per quelli con disturbi di interesse logopedico e che hanno presentato o presentano abitudini viziate come l’uso protratto del ciuccio, del biberon o il succhiamento del dito. Ecco un estratto.

Essere genitori è davvero una bella e impegnativa avventura, fatta di mille attenzioni, talvolta  di ansie, di orecchie, occhi e cuore sempre aperti.

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Immagini da internet

 

A Porta Palazzo per il 15° Worldwide Instameet di Instagram. E’ stato bello far parte di questo cuore!

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.
(Platone)

Cos’è per voi la gentilezza? Per me è una forma altissima di intelligenza, di intelligenza sociale, che non c’entra nulla con la bontà o con l’amicizia, né con la semplice cortesia.

Ci vuole intelligenza per essere davvero gentili. Alcuni l’hanno definita una intelligenza del cuore per cercare di spiegare quell’atteggiamento che nasce dal profondo dell’animo e si traduce in gesti concreti positivi.

La gentilezza pura, infatti, va al di là delle cosiddette buone maniere, nasce da una reale disposizione interiore ed è in grado di far cadere resistenze e pregiudizi, di aprire porte che altrimenti resterebbero ben chiuse. Questo perché è certamente più semplice e spontaneo essere gentili con gli amici, con chi si stima e ama o con chi sentiamo più vicino e simile a noi, tutt’altra cosa è essere gentili e solidali con chi ci appare distante o differente.

Proprio la gentilezza, la solidarietà e il rispetto sono stati i temi del Worldwide Instameet che si è appena concluso. Quest’anno, infatti, nel week end del 25 e 26 marzo, siamo stati invitati da Instagram, in ogni parte del mondo, a condividere foto e pensieri su questo bellissimo tema, quanto mai attuale e importante.

A Torino, gli attivissimi local manager di @igerstorino e @igers_piemonte hanno pensato di organizzare lo scorso sabato un evento, anche questa volta totalmente gratuito, alla scoperta del quartiere di Porta Palazzo, senza dubbio uno dei quartieri multietnici più interessanti della città, fortemente caratterizzato dalla presenza del mercato all’aperto più grande d’Europa.

L’evento è stato realizzato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e con l’aiuto delle guide turistiche di Migrantour di Viaggi Solidali, che organizzano itinerari urbani interculturali accompagnati da migranti.

Il punto di ritrovo era la Residenza Temporanea Porta Palazzo Luoghi Comuni (qui il sito), frutto di un progetto di housing sociale promosso dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con l’Ufficio Pio, che offre soluzioni abitative (13 monolocali e 14 bilocali) per un periodo di tempo che va da 1 giorno a 18 mesi a persone con percorsi ed esigenze differenti (lavoratori provenienti da fuori Torino; persone che si recano a Torino per visitare o utilizzare i servizi della città; persone in situazione di emergenza o stress abitativo).

Non conoscevo questo bellissimo progetto che si distingue per almeno due aspetti qualificanti: i prezzi calmierati e il coinvolgimento attivo di chi abita la Residenza.

L’idea è quella di promuovere la conoscenza reciproca e lo scambio, coinvolgendo gli abitanti nell’organizzazione delle attività e nella cura degli spazi comuni. Proprio in questi spazi sono organizzate attività ed eventi aperti a tutti, con un programma ricco e interamente gratuito.

Nel complesso Porta Palazzo Luoghi Comuni sono attivi anche un Tour Operator, un Social CAF e la Pescheria Gallina (che vi consiglio assolutamente, ottima la frittura di pesce!).

Dopo il coffee break di apertura  siamo partiti alla scoperta del quartiere. Porta Palazzo è un crocevia di volti, odori, immagini e sensazioni: attraversando Piazza della Repubblica si passa dal Piemonte al Sud Italia, dalla Romania alla Cina, dal Maghreb al Sud America.

Edmondo De Amicis scriveva che per vederla in tutta la sua bellezza bisogna capitarvi una mattina di sabato, in pieno mercato e che uno Zolà torinese potrebbe mettere lì la scena di un romanzo intitolato Il ventre di Torino.

La nostra guida è stata Mirela, arrivata dalla Romania più di dieci anni fa. Ci ha raccontato che i primi tempi sono stati difficili, soprattutto per la paura di non integrarsi in un ambiente ancora sconosciuto. Pian piano, però, ha trovato lavoro, ha imparato la lingua e ha conosciuto tantissime persone, sia italiane che straniere, che l’hanno aiutata a sentirsi a casa anche qui. Ora ha due lavori che la rendono orgogliosa e felice (la mediatrice interculturale in un ambulatorio e la guida migrante a Porta Palazzo) e si sente italiana quanto rumena.

La passeggiata ci ha portati alla scoperta di sapori e usanze vicine e lontane, grazie ad un itinerario che ha toccato diversi luoghi: le Porte Palatine, uno dei simboli della città; la Galleria Umberto I, nata da una corsia di un vecchio ospedale, oggi un affascinate passage in stile parigino che quasi si nasconde agli sguardi e, una volta trovato, sorprende per la sua bellezza ed eleganza; varie aree del mercato, nonché negozi e spazi aperti a tutti, bellissimi e importanti.

Uno di questi è lo Spazio ZeroSei–La Scatola delle Buone idee, in Via Milano 20, con entrata sulla piazza (ne ho parlato meglio in questo post), nato nel 2014, sempre su iniziativa della Compagnia di San Paolo, allo scopo di arricchire le offerte della nostra città con un luogo dove i bambini di questa fascia d’età potessero trovare un ulteriore spazio per la socializzazione e la sperimentazione.

Con Teo lo frequentiamo con una certa assiduità da diverso tempo, da ultimo in occasione della Festa del papà e poi proprio sabato scorso, quando, nel pomeriggio, abbiamo partecipato al divertente laboratorio a tema: “Volevo un gatto nero”.

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Teo piccolo pittore 😉

Terminata la visita ai locali dello Spazio ZeroSei, ci siamo immersi nel mercato, nella fitta distesa di tende che lo caratterizza che, vista dall’alto, crea un’immagine davvero suggestiva.

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La sensazione è quella di essere sotto un unico, enorme, tendone, completamente avvolti da profumi, colori, volti e voci.

Nella parte di mercato al coperto (sotto la bellissima struttura metallica illuminata dalla frase amare le differenze realizzata, come messaggio di pace, da Michelangelo Pistoletto con luci al neon colorate in 39 lingue del mondo) la nostra tappa è stata una macelleria rumena.

Mirela ci ha parlato dei piatti tipici della sua terra, caratterizzati da sapori intensi e speziati che variano a seconda della regione e sono stati influenzati, nel corso del tempo, dal susseguirsi della presenza di molte popolazioni (latini, germani, turchi, slavi, ebrei, armeni, greci e rom).

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Sotto la tettoia dei contadini abbiamo, invece, conosciuto Gianni Lana, il profeta del peperoncino, una vera istituzione in questa parte di mercato, la cui famiglia da tre generazioni vende a Porta Palazzo i prodotti dell’azienda di Rivalba. A settembre il suo banco è invaso da molte varietà di peperoncini, alcune delle quali sono il frutto di semi donati da clienti di ritorno da viaggi in ogni parte del mondo.

Gianni ci ha fatto conoscere il levistico (dal latino levare, probabilmente perché si riteneva che potesse togliere tutti i mali) anche conosciuto come prezzemolo dell’amoresedano di monte. E’ una pianta erbacea originaria delle montagne dell’Iran che nell’aspetto ricorda il nostro sedano, meno nel gusto che è molto più forte ed incisivo. Il  levistico è l’ingrediente finale di un piatto tipico della cucina rumena, preparato e consumato frequentemente sia in casa che fuori: la ciorba, una zuppa di carne e verdure.

Altra tappa è stata una macelleria marocchina su piazza della Repubblica, all’incrocio con corso Giulio Cesare, dove Mirela ci ha parlato, tra le altre cose, della macellazione tradizionale islamica, della cucina marocchina, degli usi e benefici dell’olio di argan. In questo luogo è infatti possibile trovare, oltre alla carne, moltissime altre cose come diversi tipi di cous-cous, tè e farine speciali, prodotti per il corpo come l’argan, l’acqua di rosa e tutto ciò che serve per fare i tatuaggi all’hennè.

Il punto di arrivo del nostro tour è stata la sala-laboratorio Arcabalenga, dove @Deliveroo_italy (che di recente è sbarcato a Torino!) e @Shopiemonte ci hanno offerto il pranzo e fatto gustare prelibatezze della nostra regione per un momento conviviale rilassante e molto piacevole. E’ stato bello fare nuovi incontri e conoscere dal vivo persone seguite, fino ad ora, solo su instagram! 🙂

 

Anche Arcabalenga è stata una bella scoperta. E’ un’ex osteria che si trova al numero 8 di via San Giovanni Battista de La Salle, sempre nel quartiere di Porta Palazzo.

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da giovanigenitori.it

E’ un ampio locale con una sala, una cucina e un laboratorio. Dal 2011 è gestita dall’associazione di vicinato Fuori di Palazzo come strumento per realizzare gli obiettivi dell’associazione e come spazio a disposizione dei vicini per fare rete e promuovere lo scambio e la condivisione (di oggetti, interessi, competenze, tempo).

 

Il mio piccolo blog è nato soprattutto per condividere informazioni per conoscere e vivere Torino (e non solo) dal punto di vista dei bambini e delle famiglie, pertanto mi fa piacere segnalare che tutte le settimane, di martedì dalle 17 alle 19, Arcabalenga organizza uno spazio bimbi. Se abitate in zona e volete fare un salto, le porte sono sempre aperte!

Prima di salutarvi, vorrei ancora dirvi che se volete vedere le bellissime foto, condivise dagli organizzatori e dagli altri partecipanti all’evento, gli hashtag della giornata sono stati: #WWIM15, #WWIM15TORINO, #eccounagioia). Se siete interessati alle visite di Migrantour, qui potete trovare tutti gli itinerari di Torino.

Ho scoperto, con piacere, che tra le proposte c’è anche Borgo San Paolo, il quartiere in cui vivo praticamente da sempre. Non sarebbe male replicare l’esperienza per conoscere il mio borgo da una prospettiva diversa. 😉

La cosa più bella di questa giornata è stata, senza dubbio, quella di poter vedere questi luoghi noti con occhi nuoviTra l’altro, è una passeggiata molto adatta anche ai bambini, per imparare fin da piccoli a vivere la città, soprattutto alcuni suoi luoghi, con positiva curiosità, apertura e fiducia.

Ah, dimenticavo…se vi va, qui trovate il mio post sul primo evento organizzato da @igerstorino al quale ho partecipato con Teo: l’InstawalkCampidoglio, una passeggiata fotografica alla scoperta di Borgo Campidoglio, una delle zone più originali e creative della città.

Ciao, Elisa

Io non conosco nessun altro segno di superiorità nell’uomo che quello di essere gentile.
(Ludwig van Beethoven)

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@luccico

Binaria è tante cose. Tutte bellissime!

Conoscete Binaria, il Centro Commensale del Gruppo Abele

Sono sicura di sì ma, se così non fosse, come descriverlo in poche parole? E’ uno di quei posti che sanno trasmettere calore e sentimenti positivi appena varcata la soglia.

E’ uno spazio bellissimo, luminoso e accogliente, allestito all’interno di una ex fabbrica (in via Sestriere 34 a Torino), che ha appena compiuto un anno di attività, festeggiato con una grande festa, alla quale abbiamo partecipato anche noi.

“Binaria” perché ha due stelle polari che si illuminano a vicenda: l’accoglienza e la cultura; “Commensale” perché nasce come spazio conviviale, come luogo dove si pensa (soprattutto e prima di tutto) alle persone e dove anche l’economia diventa veicolo di scambio culturale e strumento di bene comune.

Gli spazi di Binaria sono aperti a tutti (7 giorni su 7) e la programmazione è davvero ricchissima: laboratori, corsi, spettacoli teatrali, seminari, presentazioni di libri, mostre e concerti (mensilmente vengono pubblicati sul sito tutti gli appuntamenti, ecco quelli di marzo).

Binaria è tante cose, tutte bellissime! Scopritele con noi…

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Appena entrati vi accoglie Binaria Book, con la Torre di Abele, non una semplice libreria ma un luogo d’incontro e di discussione con l’obiettivo di favorire l’accesso al libro come strumento di conoscenza. C’è una attenzione particolare rivolta alle famiglie, infatti la scelta di libri per bambini e ragazzi è davvero ampia. Se avete tempo e desiderate ricevere qualche ottimo consiglio, questo è il posto giusto! Il Libraio mi ha lasciata letteralmente senza parole per la passione che trasmette, vi dico solo che conosce a memoria molti dei libri per bambini che propone.

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Vicino alla libreria c’è Binaria Bottega, dove è possibile trovare diversi prodotti agroalimentari e per la cura del corpo, tra i quali spiccano quelli delle comunità di recupero e quelli di Libera Terra, nati nelle cooperative sorte sui terreni confiscati alla mafia. Binaria ospita anche la Pizzeria Berberè dei fratelli Aloe, in uno spazio allegro e colorato, arricchito da simpatici wall paintings. La pizza è deliziosa e fa piacere sapere che una parte degli incassi contribuisce a sostenere i progetti del Gruppo Abele in giro per il mondo, perché “non si può mangiare qui se non si pensa a chi non può mangiare altrove”. Una ragione in più per provare, no?!! 😉

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Devo ammettere, poi, che lo spazio molto ampio, la disponibilità di seggioloni, la qualità della pizza che arriva al tavolo già tagliata, la grande attenzione per la preparazione e gli ingredienti (farine biologiche, impasti con lievito madre a maturazione naturale, menù stagionale, etc.) ne fanno un posticino ideale per le famiglie (interessante è anche la formula happy monday o happy lunch con pizza e bevanda a dieci euro, coperto incluso 😉 ).

 

 

Infine (e direi soprattuttoBinaria è Binaria Bimbi, uno spazio gioco, privo di barriere architettoniche e accessibile su ruote, per bambine e bambini fino ai 12 anni, in cui trascorrere del tempo di qualità, giocando, leggendo o realizzando attività creative. Le proposte sono molteplici e tutte interessanti!

 

Con Teo stiamo frequentando Binaria da qualche tempo ma soltanto in orario pomeridiano e serale (in occasione di particolari eventi nel fine settimana lo spazio gioco è, infatti, aperto anche la sera) o per attività organizzate nel weekend (come Luckyleo di cui vi ho già parlato qui).

Questo perchè Teo frequenta il nido, ma sono sicura che se fossi a casa parteciperei volentieri ai Laboratori mamma/bimbo che si tengono ogni settimana di mattina dalle 10 alle 12, il martedì per neonati da 0 a 18 mesi e il giovedì per bimbi dai 18 mesi ai 3 anni. I piccoli hanno la possibilità di divertirsi e sperimentare con la musica, la circomotricità, con carta e colori, con il teatrino dei burattini, etc. 🙂

Interessanti sono anche i Laboratori ludici e di lettura che si svolgono sempre di martedì e giovedì ma di pomeriggio, dalle 16,30 alle 18,30. Questi laboratori sono rivolti a bambini più grandi (dai 4 ai 12 anni) ma con uno spazio gioco riservato anche ai più piccoli (0-3 anni) per permettere alle famiglie di frequentare con figli di diverse età. 

La cosa carina è che ogni mese cambia il tema delle attività proposte: marzo è dedicato alla Pace (quella cosa che non basta mai); aprile sarà il mese dei colori; maggio delle fiabe (ancora una storia e poi un’altra); giugno vedrà protagonista le emozioni (fuori e dentro di me) e, infine, a luglio si parlerà e giocherà con il corpo (storie di mani e piedi scalzi).

Lo scorso 30 gennaio, poi, è partito, con cadenza quindicinale, lo Spazio Nonni  (di martedì alle 18,30) un momento da condividere con i nipoti per valorizzare le capacità e le competenze delle nonne e dei nonni con l’obiettivo di costruire un gruppo di riflessione tematico animato da Luciano Tosco, pedagogista e, soprattutto, nonno. In realtà si può partecipare anche se si è aspiranti o futuri nonni e zii. Insomma, un ulteriore momento di incontro molto aperto! 😉

Allo scopo di offrire occasioni anche ai papà, Binaria Bimbi ha pensato di dedicare alcuni sabato mattina a Laboratori papà/bimbo 0-6 anni per sostenere la genitorialità maschile. L’idea alla base è che la condivisione di esperienze intense e positive tra padri e figli, al di fuori della quotidianità, possa contribuire a creare una relazione intensa già in età precocissima. 

 

Le attività sono tutte gratuite. E’ necessario, però, iscriversi scrivendo una mail a genitoriefigli@gruppoabele.org oppure telefonando al numero 011-3841083 e sottoscrivere una tessera annuale del costo di 25 euro che serve a sostenere tutte le attività offerte. Binaria Bimbi è un posto molto accogliente, per cui la tessera non è richiesta immediatamente, è possibile provare per poi decidere con calma. Anche questo è un punto a favore e, del resto, non potrebbe essere diversamente!

Ultimissima proposta, molto originale ed educativa, che ho piacere di segnalare riguarda le feste di compleanno. L’idea del Gruppo Abele è un percorso tutto centrato sulla bellezza di essere nati e sul valore degli amici: giochi e attività a tema costruite insieme alla famiglia per fare festa insieme perché la vita è degna di essere vissuta e tutto acquista più significato se viene fatto in condivisione!

Il compleanno, che dura circa tre ore, è animato da un gioco, una storia e un oggetto che resterà come ricordo dell’esperienza. Il prezzo della festa è di 150 euro (bambini di 4-5 anni max 15; bambini di 6-12 anni max 25), comprensivo di un buono di 20 euro da spendere nella libreria Binaria Book.

Ciao e a presto!

Elisa 🙂