Musei per bambini: la nostra esperienza a Rivoli, Genova e Milano.

Il binomio musei e bambini non è più qualcosa di inconciliabile, è finita l’epoca in cui i musei erano asettici contenitori di opere d’arte, dedicati esclusivamente ad un pubblico adulto.

Da diversi anni, anche nel nostro Paese, sono molteplici le istituzioni che organizzano visite e laboratori per i bambini e numerosi sono anche gli spazi culturali e scientifici appositamente creati per far vivere belle esperienze ai piccoli visitatori.

Nell’ultimo mese abbiamo visitato alcune interessanti realtà, strutture pensate proprio per i bambini oppure che hanno deciso di attivare, con grande successo, accanto ai percorsi tradizionali, speciali attività per le famiglie.

Se avete voglia di seguirci, magari per prendere qualche spunto per prossime gite, in questo articolo vi faremo scoprire il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, la Città dei bambini e dei ragazzi di Genova e il MUBA di Milano.

Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea in provincia di Torino

Una piccola premessa: la scorsa estate ho partecipato al contest fotografico #myfamilytour organizzato da PinAndGo, un nuovo portale per far viaggiare le famiglie in Italia, in collaborazione con Instagramers Italia.

Per ogni regione d’Italia, tra quelle presenti nelle foto partecipanti, è stata selezionata a settembre la foto più rappresentativa. Le 18 foto scelte sono state poi pubblicate e le famiglie sono state ospitate presso una struttura convenzionata “Pin Friends” nella propria regione.

Non vi nascondo lo stupore quando ho saputo che anche una mia foto era stata scelta. Eccola!

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Noi, che viviamo in Piemonte, abbiamo avuto l’opportunità di vivere un’esperienza speciale al Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, in provincia di Torino.

Il Museo organizza una volta al mese i Weekend’Arte (ogni terzo fine settimana, da settembre a giugno, più ulteriori appuntamenti speciali), occasioni molto apprezzate dalle famiglie per incontrare l’arte contemporanea in modo divertente. L’appuntamento prevede la visita guidata e un laboratorio in relazione alla collezione permanente o alle mostre in corso. Le attività sono tutte a cura dal Dipartimento Educazione del Museo, che vanta diverse esperienze internazionali, come la partnership con il Louvre nel 2013.

Per i bambini a partire dai 3 anni gli appuntamenti sono il sabato alle ore 15.30 e la domenica alle 15 (visita + laboratorio: € 4 per ogni bambino e adulto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei). Il Dipartimento Educazione ha istituito recentemente anche alcuni appuntamenti pensati per le famiglie con bimbi da 0 a 3 anni il sabato mattina alle ore 10, sempre una volta al mese. L’ingresso in questo caso è gratuito.

L’ideale sarebbe stato prendere parte al laboratorio del sabato mattina ma, per permettere anche al nostro papà di partecipare, abbiamo scelto, nonostante i dubbi iniziali, l’attività della domenica pomeriggio, pensata per bambini più grandi, dalla materna in poi.

Le due guide-educatrici sono state dolci e bravissime nel coinvolgere Teo, che ha, infatti, partecipato con entusiasmo e un’attenzione che non imaginavo, considerata la sua età e il tema non semplice per bimbi così piccoli: “La forma delle stelle“, un viaggio particolare ed emozionante alla scoperta delle opere di Gilberto Zorio, uno dei massimi esponenti dell’Arte povera.

La voce delle stelle

La vista pazzesca dall’alto del Castello

Abbiamo visitato la mostra in modo interattivo e coinvolgente e costruito una stella decisamente originale!

Ecco la nostra stella!

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • oltre ai bellissimi laboratori, meritano anche la salita al Castello (magnifica residenza patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco) e il panorama mozzafiato che si gode dall’alto;
  • si può scegliere se accompagnare i bambini nell’attività oppure proseguire la visita da soli, un’opportunità da cogliere per godere, in tutta calma, di opere come Novecento di Maurizio Cattelan o la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto;
  • si può organizzare un compleanno fuori dal comune (qui le informazioni per un Compleanno da Re al Castello di Rivoli);
  • il Museo è baby-friendly: si può entrare con passeggini e carrozzine, fotografare, sfogliare libri per adulti e bambini al bookshop. Inoltre, sono presenti una caffetteria, con ampio spazio all’aperto, per una pausa relax, un angolo allattamento e servizi attrezzati per il cambio dei bebè.

Info e Prenotazioni

Dipartimento Educazione Castello di Rivoli 011-9565213, educa@castellodirivoli.org

la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto
Novecento di Maurizio Cattelan

La Città dei bambini e dei ragazzi di Genova

La Città dei bambini e dei ragazzi di Genova è un’area di oltre 2.000 metri quadrati di gioco educativo dai 2 ai 13 anni, dove è possibile giocare ma anche scoprire scienza e tecnologia, sempre divertendosi.

Per noi è stata una vera folgorazione!

Teo non sarebbe mai voluto andar via. Sia lui che la cuginetta Bibi e l’amichetto Greg, il più piccino del gruppo, si sono divertiti tantissimo.

Per i piccolissimi c’è il Bosco in città con una casetta, lo specchio per riconoscere la propria immagine, la grotta per nascondersi e il fiume da attraversare.

La Casa in costruzione e lo spazio Le mani in acqua sono, invece, pensati per i bambini fino ai 6 anni.

La prima è la rappresentazione di un vero e proprio cantiere a misura di bambini. Il divertimento è assicurato giocando a completare una casa, utilizzando mattoni di gommapiuma, gru, carriole e nastro trasportatore.

La seconda area ospita una grande vasca con acqua corrente che permette di divertirsi iniziando a scoprire i comportamenti dei corpi liquidi attraverso l’uso di barchette, pompe, dighe e mulini. L’altra postazione è, invece, caratterizzata da getti d’acqua, su cui è possibile mettere palline colorate per vedere come la forza del getto le tenga in sospensione.

La struttura fornisce grembiuli impermeabili e ciabattine di plastica ma vi consiglio di portare qualche cambio d’abito.

Teo, che di certo non si risparmia nel gioco, alla fine era bagnato ma felicissimo!

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Potevamo, poi, non fare un’incursione nell’area dedicata ai piu grandi (6-13 anni)? Certo che no! Questo spazio è molto ampio e ospita postazioni che consentono di approfondire molte curiosità sui viventi, sulla tecnologia e su fenomeni fisici che fanno parte del quotidiano. Qui trovate le informazioni su questo spazio.

Noi abbiamo apprezzato particolarmente la pista delle biglie acrobatiche, che si può costruire, dando sfogo alla propria inventiva, grazie ad una grande lavagna magnetica, l’area delle bolle di sapone giganti, il formicaio (la particolarità è che l’osservazione può essere condotta sia sopra che sotto terra, attraversando un tunnel alla scoperta della formica regina) e il grande transatlantico, che è una bella occasione per giocare con l’attrezzatura di bordo, le rotte di migrazione, il Codice Morse, i nodi marinari e la bussola.

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • i bambini sono liberi di giocare e sperimentare in autonomia ma sono organizzati anche interessanti laboratori e percorsi tematici guidati;
  • la struttura si trova all’interno del Porto Antico di Genova, forse l’area con la più alta concentrazione di luoghi di interesse ludico-culturale di tutta la città. Qui trovate tutti i possibili percorsi. Oltre alla Città dei bambini e dei ragazzi e all’Acquario con la sua Biosfera (assolutamente tutti da non perdere), altre attrazioni o luoghi interessanti sono il Galata, il più grande museo marittimo del Mediterraneo, ma anche il più innovativo e tecnologico, che consente di andare alla scoperta di sei secoli di vita sul mare (davanti al Galata è ormeggiato il Nazario Sauro S518, l’unico sottomarino italiano visitabile in acqua); il Bigo (l’ascensore panoramico progettato da Renzo Piano che, ruotando a 360 gradi e arrivando a 40 metri di altezza, permette una visione completa di Genova, tra moli, banchine, edifici e caruggi), il Museo Luzzati e il Genoa Museum, luogo di interesse non solo per i tifosi della squadra più antica d’Italia, ma anche per tutti gli appassionati di calcio, grandi e piccoli, perchè custodisce antiche maglie, manifesti e cimeli, come uno dei palloni del primo campionato di calcio italiano;
  • la Città dei bambini e dei ragazzi è assolutamente baby-friendly, si può entrare con passeggini e sono presenti servizi attrezzati per il cambio. All’interno non esiste un’area ristoro o caffetteria, fatta eccezione per una piccola zona con le macchinette. L’area del Porto Antico è ricca di locali dove pranzare (c’è anche Eataly) ma se avete voglia di fare due passi, verso Via S. Lorenzo, per assaggiare la vera focaccia ligure o altre specialità da forno genovesi, vi consiglio Focaccia e Dintorni (grazie Sabrina, aka @sabri81ge, per averci portati! Averla poi gustata nell’area-gioco del Porto Antico, riscaldati da un bel sole tiepido, nonostante fossero i primi di gennaio, è stato davvero piacevole);
  • se poi volete uscire dall’area del Porto Antico (che da sola necessiterebbe di un mese per essere vissuta e conosciuta appieno!), vi consiglio una passeggiata nei carrugi del centro storico (i fan di De Andrè non possono non fare un salto al n. 29 di Via Del Campo) e, soprattutto, una capatina a Boccadasse, un caratteristico e coloratissimo borgo marinaro, proprio al fondo di Corso Italia. Ci sono diversi localini per cenare o per gustare un aperitivo sulla piccola ma suggestiva spiaggia. Per darvi un’idea delle distanze dall’Acquario sono circa 5 km. Se volete fare almeno un pezzo a piedi, vi consiglio di arrivare fino alla stazione Brignole (dal Porto Antico si impiega massimo una mezz’ora) e poi, da lì, prendere il pulman n. 31. Io vi confesso che, essendo sola con Teo, al ritorno ho preferito optare per un bel taxi, spendendo circa 15 euro.

Info e Prenotazioni

La Città dei bambini e dei ragazzi si trova nel Porto Antico di Genova, all’interno dei Magazzini del Cotone, Modulo 1 – 1° piano Tel. 010 2485790 info@cittadeibambini.net Qui trovate tutte le informazioni su orari e prezzi. Vi consiglio di preferire le ore del mattino per la visita, quelle del pomeriggio sono sempre le più affollate.

MUBA – Museo dei bambini Milano

E per concludere: il MUBA di Milano, un museo che promuove una cultura innovativa per l’infanzia con al centro l‘esperienza diretta dei bambini, secondo il metodo pedagogico dei Children’s Museums. Il MUBA, aperto nel 2014, è anche socio fondatore di Hands on! International, l’Associazione Europea dei Musei dei Bambini.

Il MUBA non ha una collezione da visitare liberamente, ma attività organizzate, a orari fissi, in due diversi spazi:

SPAZIO REMIDA: un luogo permanente di sperimentazione sensoriale per bambini dai 2 agli 11 anni. Questo spazio un week end al mese propone un allestimento per i più piccoli, dai 12 mesi ai 6 anni, dal nome REMIDA PER I PIU’ PICCOLI. Inoltre, sempre un week end al mese, sono realizzati laboratori DIDOLAB per la fascia 2-6 anni;

SPAZIO MOSTRE: un spazio che ospita mostre-gioco temporanee e interattive. Fino al 29 giugno 2018 è allestita COLORE per bambini dai 2 ai 6 anni. Si tratta di una mostra pensata per avvicinare i piccoli al mondo del colore e della luce attraverso un percorso attivo e sensoriale.

Noi abbiamo partecipato soltanto al laboratorio REMIDA e speriamo di riuscire a tornare al MUBA per il DIDOLAB o per la mostra COLORE, prima della fine di giugno.

Come funziona? REMIDA accoglie i bambini e i loro accompagnatori mettendo a disposizione una selezione di materiali scartati dalla produzione industriale ed artigianale, che si trasformano in preziose risorse creative.

Immaginate un salone enorme pieno di materiali delle più svariate tipologie (oggetti e scarti di carta, cartone, ceramica, stoffa, cordame, plastica, cuoio, gomma, legno e metallo, etc.) che diventano una possibilità infinita di gioco e sperimentazione.

L’attività dura circa 75 minuti, durante i quali gli educatori del MUBA (che hanno formazioni che spaziano dalla psicologia, al teatro, dalla pedagogia, all’arte e alla scienza) favoriscono il processo di gioco, senza interferire, e sono sempre a disposizione dei partecipanti.

Curiosità: REMIDA è un progetto dell’Istituzione Nidi e Scuole d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia e di Iren Emilia, ideato nel 1996 e intorno al quale è nata una rete che si compone oggi di ben 17 centri nel mondo.

Perché visitare questo Museo con i bambini:

  • i bambini e i ragazzi possono sperimentare, conoscere e imparare attraverso il gioco e l’esperienza diretta;
  • è situato presso la Rotonda della Besana, uno splendido monumento storico di Milano, poco conosciuto ma molto affascinante. Un tempo era il sepolcro dell’Ospedale Maggiore di Milano, oggi è un’oasi di pace in centro città dove poter giocare e rilassarsi.

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Info e Prenotazioni E’ consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita, in particolare nei week end. Costi: € 8 bambino + € 6 adulto; famiglia 4 persone € 25. Qui trovate ogni informazione utile.

Spero di avervi dato qualche spunto interessante! Se vi va di suggerirmi altre realtà carine, sarò molto felice di conoscere le vostre esperienze!

Ciao, Elisa ♥️

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Binaria è tante cose. Tutte bellissime!

Conoscete Binaria, il Centro Commensale del Gruppo Abele

Sono sicura di sì ma, se così non fosse, come descriverlo in poche parole? E’ uno di quei posti che sanno trasmettere calore e sentimenti positivi appena varcata la soglia.

E’ uno spazio bellissimo, luminoso e accogliente, allestito all’interno di una ex fabbrica (in via Sestriere 34 a Torino), che ha appena compiuto un anno di attività, festeggiato con una grande festa, alla quale abbiamo partecipato anche noi.

“Binaria” perché ha due stelle polari che si illuminano a vicenda: l’accoglienza e la cultura; “Commensale” perché nasce come spazio conviviale, come luogo dove si pensa (soprattutto e prima di tutto) alle persone e dove anche l’economia diventa veicolo di scambio culturale e strumento di bene comune.

Gli spazi di Binaria sono aperti a tutti (7 giorni su 7) e la programmazione è davvero ricchissima: laboratori, corsi, spettacoli teatrali, seminari, presentazioni di libri, mostre e concerti (mensilmente vengono pubblicati sul sito tutti gli appuntamenti, ecco quelli di marzo).

Binaria è tante cose, tutte bellissime! Scopritele con noi…

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Appena entrati vi accoglie Binaria Book, con la Torre di Abele, non una semplice libreria ma un luogo d’incontro e di discussione con l’obiettivo di favorire l’accesso al libro come strumento di conoscenza. C’è una attenzione particolare rivolta alle famiglie, infatti la scelta di libri per bambini e ragazzi è davvero ampia. Se avete tempo e desiderate ricevere qualche ottimo consiglio, questo è il posto giusto! Il Libraio mi ha lasciata letteralmente senza parole per la passione che trasmette, vi dico solo che conosce a memoria molti dei libri per bambini che propone.

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Vicino alla libreria c’è Binaria Bottega, dove è possibile trovare diversi prodotti agroalimentari e per la cura del corpo, tra i quali spiccano quelli delle comunità di recupero e quelli di Libera Terra, nati nelle cooperative sorte sui terreni confiscati alla mafia. Binaria ospita anche la Pizzeria Berberè dei fratelli Aloe, in uno spazio allegro e colorato, arricchito da simpatici wall paintings. La pizza è deliziosa e fa piacere sapere che una parte degli incassi contribuisce a sostenere i progetti del Gruppo Abele in giro per il mondo, perché “non si può mangiare qui se non si pensa a chi non può mangiare altrove”. Una ragione in più per provare, no?!! 😉

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Devo ammettere, poi, che lo spazio molto ampio, la disponibilità di seggioloni, la qualità della pizza che arriva al tavolo già tagliata, la grande attenzione per la preparazione e gli ingredienti (farine biologiche, impasti con lievito madre a maturazione naturale, menù stagionale, etc.) ne fanno un posticino ideale per le famiglie (interessante è anche la formula happy monday o happy lunch con pizza e bevanda a dieci euro, coperto incluso 😉 ).

 

 

Infine (e direi soprattuttoBinaria è Binaria Bimbi, uno spazio gioco, privo di barriere architettoniche e accessibile su ruote, per bambine e bambini fino ai 12 anni, in cui trascorrere del tempo di qualità, giocando, leggendo o realizzando attività creative. Le proposte sono molteplici e tutte interessanti!

 

Con Teo stiamo frequentando Binaria da qualche tempo ma soltanto in orario pomeridiano e serale (in occasione di particolari eventi nel fine settimana lo spazio gioco è, infatti, aperto anche la sera) o per attività organizzate nel weekend (come Luckyleo di cui vi ho già parlato qui).

Questo perchè Teo frequenta il nido, ma sono sicura che se fossi a casa parteciperei volentieri ai Laboratori mamma/bimbo che si tengono ogni settimana di mattina dalle 10 alle 12, il martedì per neonati da 0 a 18 mesi e il giovedì per bimbi dai 18 mesi ai 3 anni. I piccoli hanno la possibilità di divertirsi e sperimentare con la musica, la circomotricità, con carta e colori, con il teatrino dei burattini, etc. 🙂

Interessanti sono anche i Laboratori ludici e di lettura che si svolgono sempre di martedì e giovedì ma di pomeriggio, dalle 16,30 alle 18,30. Questi laboratori sono rivolti a bambini più grandi (dai 4 ai 12 anni) ma con uno spazio gioco riservato anche ai più piccoli (0-3 anni) per permettere alle famiglie di frequentare con figli di diverse età. 

La cosa carina è che ogni mese cambia il tema delle attività proposte: marzo è dedicato alla Pace (quella cosa che non basta mai); aprile sarà il mese dei colori; maggio delle fiabe (ancora una storia e poi un’altra); giugno vedrà protagonista le emozioni (fuori e dentro di me) e, infine, a luglio si parlerà e giocherà con il corpo (storie di mani e piedi scalzi).

Lo scorso 30 gennaio, poi, è partito, con cadenza quindicinale, lo Spazio Nonni  (di martedì alle 18,30) un momento da condividere con i nipoti per valorizzare le capacità e le competenze delle nonne e dei nonni con l’obiettivo di costruire un gruppo di riflessione tematico animato da Luciano Tosco, pedagogista e, soprattutto, nonno. In realtà si può partecipare anche se si è aspiranti o futuri nonni e zii. Insomma, un ulteriore momento di incontro molto aperto! 😉

Allo scopo di offrire occasioni anche ai papà, Binaria Bimbi ha pensato di dedicare alcuni sabato mattina a Laboratori papà/bimbo 0-6 anni per sostenere la genitorialità maschile. L’idea alla base è che la condivisione di esperienze intense e positive tra padri e figli, al di fuori della quotidianità, possa contribuire a creare una relazione intensa già in età precocissima. 

 

Le attività sono tutte gratuite. E’ necessario, però, iscriversi scrivendo una mail a genitoriefigli@gruppoabele.org oppure telefonando al numero 011-3841083 e sottoscrivere una tessera annuale del costo di 25 euro che serve a sostenere tutte le attività offerte. Binaria Bimbi è un posto molto accogliente, per cui la tessera non è richiesta immediatamente, è possibile provare per poi decidere con calma. Anche questo è un punto a favore e, del resto, non potrebbe essere diversamente!

Ultimissima proposta, molto originale ed educativa, che ho piacere di segnalare riguarda le feste di compleanno. L’idea del Gruppo Abele è un percorso tutto centrato sulla bellezza di essere nati e sul valore degli amici: giochi e attività a tema costruite insieme alla famiglia per fare festa insieme perché la vita è degna di essere vissuta e tutto acquista più significato se viene fatto in condivisione!

Il compleanno, che dura circa tre ore, è animato da un gioco, una storia e un oggetto che resterà come ricordo dell’esperienza. Il prezzo della festa è di 150 euro (bambini di 4-5 anni max 15; bambini di 6-12 anni max 25), comprensivo di un buono di 20 euro da spendere nella libreria Binaria Book.

Ciao e a presto!

Elisa 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per costruire, giocando, un mondo di pari opportunità.

Il gioco è una cosa seria.

Anzi, tremendamente seria.
(Jean Paul)

Quando bambine e bambini giocano sono impegnati in un’attività serissima che spesso noi adulti non cogliamo fino in fondo. Giocando, sviluppano competenze cognitive ed emotive e si preparano al loro futuro di donne e uomini.

Teo, come tutti i bimbi della sua età, si diverte con gli oggetti più diversi, gioca con tutto ciò che trova a disposizione. Ama giocattoli, per così dire, “tipicamente maschili” come trenini, macchinine, etc, ma gioca molto volentieri anche con un piccolo bambolotto (regalo della cuginetta Bibi) al quale spesso cambiamo il pannolino o facciamo il bagnetto, un carrello della spesa che adora riempire e svuotare in ogni angolo della casa, una scopa e un aspirapolvere con cui pulisce i pavimenti e, da ultimo, una piccola cucina di legno ricevuta da poco dai nonni e che già ama moltissimo.

Questo post nasce, quindi, da alcune riflessioni sul tema del gioco e sugli sforzi per superare, anche in tale ambito, gli stereotipi di genere (e non solo) che impediscono ai più piccoli di crescere in modo completamente libero. 

Vorrei condividere con voi alcune proposte davvero molto interessanti per giocare e leggere senza stereotipi.

E’ vero che oggi non ci sono più enormi differenze, come in passato, tra l’educazione di un maschio e quella di una femmina ma, anche se l’educazione tende ad essere, per così dire, unisex, le dichiarazioni di principio vengono spesso, in realtà, contraddette da quelle che sono le aspettative più profonde e inconsce.

Non voglio generalizzare, né passare per pressapochista, ma credo che tutti tendiamo a lanciare ai nostri bimbi, senza farci troppa attenzione, messaggi “tradizionali”.
Anche nella scelta di giocattoli, fiabe e cartoni animati si tende a condizionare precocemente i bambini ad assumere un ruolo “maschile” o “femminile” nel senso più tradizionale del termine. L’industria e il marketing dei giocattoli ne offrono esempi lampanti: il mondo dei piccoli è suddiviso in rosa e azzurro, con tipologie di giochi che, molto spesso, prevedono ancora giochi “attivi” e di abilità cognitive per i maschi e giochi “passivi” e di cura per le femmine.

Enfatizzare troppo queste distinzioni contribuisce, però, a rafforzare stereotipi di genere nell’immaginario collettivo e a trasmettere alle nuove generazioni una serie di vincoli o, comunque, di condizionamenti mentali, che frenano la loro possibilità di crescere sviluppando talenti personali e originali.

Il mondo adulto ha, pertanto, una responsabilità enorme in questo processo.

Tutto dipende dall’esempio che trasmettiamo, fermo restando che parlare di uguaglianza e parità non significa assolutamente annullare le differenze tra maschi e femmine, né agire sull’identità di genere. Maschi e femmine sono diversi, ma le loro differenze non sono determinate dagli stereotipi e dalle categorie sociali.

Nel mio piccolo, cerco di fare molta attenzione ai messaggi che trasmetto al mio bambino. Desidero che Teo sperimenti e giochi con qualunque cosa attiri la sua attenzione e fantasia, senza preconcetti e limitazioni.

Sarebbe davvero bello riuscire a trasmettere alle bambine e ai bambini la possibilità di immaginare per sé ruoli più ampi, al di là degli stereotipi di genere che ancora (è innegabile!) imperversano, affinché sperimentino senza preclusioni, per crescere in modo più armonioso e rispettoso.

I bambini, se lasciati liberi di esprimersi ed esplorare, giocherebbero mettendo in campo tutti i colori della loro personalità, sia le componenti maschili che quelle femminili, esprimendo sia gli aspetti di tenerezza che di aggressività. Spazierebbero dal divertirsi con le bambole a improvvisare una guerra, senza preoccuparsi di ruoli o identità di genere.

Leggevo da qualche parte e condivido che la vera rivoluzione nell’attitudine educativa di noi genitori e insegnanti dovrebbe essere quella di cercare di valorizzare nel bambino proprio quelle differenze che rappresentano la sua individualità di persona, indipendentemente dal sesso e dalle aspettative degli adulti.

Come vi dicevo, vorrei ora condividere con voi alcuni suggerimenti, davvero belli e originali, che ho scovato on line per giocare e leggere senza stereotipi.

Iniziamo dai giochi di Pariqual (Equal Opportunity Games) di Barbara Imbergamo.

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Nel 2013, con un crowdfunding molto fortunato, è nato questo progetto per provare a costruire giochi divertenti e educativi, affrontando in maniera leggera e delicata il tema delle differenze di genere, ma non solo.

L’idea è di offrire a bambine e bambini giochi per familiarizzare con leggerezza con temi che i grandi discutono solo in modo difficile, contribuendo a superare le divisioni tra nazionalità, a mettere in discussione gli stereotipi di genere, a dare spazio alle diverse tipologie familiari e preferenze sessuali che popolano il nostro mondo.

Tra i personaggi di Pariqual non ci sono principi e principesse, ma bambine e bambini differenti per aspetto e colori, donne e uomini che svolgono i mestieri più disparati (esploratrici ed esploratori, ruspisti e ruspiste…), famiglie multiculturali e tanto altro.

Vi segnalo, in particolare, Paridù e Paricard.

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Paridù è un gioco di ritagli e calamite, consigliato a partire dai 3 anni, che ribalta gli stereotipi di genere ed etnici e propone, sia alle bambine che ai bambini, due scenari di gioco differenti (un cantiere e una cucina) e offre l’occasione per vedere che non ci sono giochi da femmina e da maschio ma semplicemente giochi. (Prezzo circa 10 euro).

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Paricard è un gioco di carte per divertirsi da soli o in compagnia. Sono carte che raccontano la parità e lo fanno con naturalezza, offrendo a bambine e bambini immagini e parole che siano da spunto per inventare storie, per lo più assurde e divertentissime. La loro particolarità sono i personaggi che aprono sguardi sulle tante sfaccettature del mondo, proponendo figure inclusive e positive. (Prezzo circa 15 euro)

I giochi di Pariqual sono immaginati, disegnati e prodotti in Italia; se siete interessati ad acquistarli, qui potete trovare tutte le modalità.

Molto interessante è anche Il Gioco del Rispetto, nato nel 2013, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università degli studi di Trieste, come progetto dedicato alle scuole dell’infanzia, ma sviluppatosi ben presto anche per rispondere alle richieste delle famiglie, che volevano avere per sé e per i propri figli e figlie uno strumento per giocare e parlare di pari opportunità.

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Dal 2016 è, quindi, disponibile la versione Home edition, che contiene tre proposte di gioco per bambine e bambini dai 3 ai 7 anni:

– la storia di Red & Blue, per immaginare rapporti solidali tra generi, in cui ognuno è libero di seguire il proprio talento (12 tavole illustrate, due amici, un maschio e una femmina che affrontano un cammino avventuroso aiutandosi a vicenda, al di là degli stereotipi);
– il memo dei mestieri, per imparare che uomini e donne hanno pari opportunità di fare le stesse cose anche se sono diversi tra loro (un gioco di memoria visiva che abbina 20 coppie di maschi e femmine che svolgono lo stesso mestiere);
– il puzzle double face, per scoprire che “un astronauta” può anche avere l’apostrofo  😉
(35 pezzi compongono da un lato la figura di un astronauta maschio e dall’altro la figura di un’astronauta femmina. E fino all’ultimo non si sa mai quello che verrà fuori).

Il Gioco del rispetto si può acquistare online oppure, a Torino, presso la Libreria Linea 451 di Via Santa Giulia 40/a.

Vorrei ancora parlarvi di altri due strumenti ludici per l’educazione di genere che mi sono stati segnalati: Ciao Maramao e Conosci Andrea?.

 

Questi due giochi sono stati progettati a Lucca nel 2008 dalla Dr.ssa Giuseppina Diamanti (psicologa, psicoterapeuta ed insegnate) nell’ambito del progetto Gioca la Differenza. Scegli l’opportunità, al fine di promuovere la conoscenza e la valorizzazione delle differenze tra pari, nell’infanzia e nella prima adolescenza. Entrambi mirano a contrastare la formazione di pregiudizi e stereotipi basati sulle differenze tra maschi e femmine. Obiettivi educativi dei due giochi sono sviluppare, attraverso il divertimento, una maggiore consapevolezza dei meccanismi di comunicazione, nonché atteggiamenti costruttivi e collaborativi.

Ciao Maramao è un divertente gioco di carte destinato a gruppi di bambini e bambine dai 5 agli 8 anni. È composto da 96 tessere che ritraggono bambine e bambini intente/i in attività differenti (curare un cucciolo, leggere, giocare all’aria aperta, sistemare fiori, etc..). Il gioco è concepito come una sorta di domino delle differenze.

Conosci Andrea? è, invece, un gioco cooperativo coinvolgente pensato per bambini della scuola primaria, dagli 8 anni in su. Nucleo centrale del gioco è la plancia sui cui è disposto un percorso immaginario che si chiama la città dei bambini  su cui si possono trovare alcuni edifici (la scuola, la biblioteca, il ristorante…), alcuni luoghi (il parco, la spiaggia…) e incontrare alcune persone. I luoghi e i personaggi che si incontrano permettono ai partecipanti di avere degli indizi per capire chi sia Andrea. Le carte rappresentano diverse professioni al maschile e al femminile: Andrea, infatti, è un nome che si presta all’uno e all’altro sesso. Oltre alle carte-personaggi il gioco è corredato da una serie di carte imprevisto: sono delle vere e proprie ingiustizie dove l’arbitrarietà vince sul diritto (perdite motivate da discriminazioni, momenti in cui si nega il rispetto a qualcun altro su basi arbitrarie etc…). Queste carte hanno lo scopo di mettere in luce la scorrettezza di un comportamento basato su un pregiudizio o uno stereotipo e, di conseguenza, educare al rispetto delle differenze.

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Se, come famiglie o insegnanti, siete interessati a questi due giochi, vi consiglio di scrivere direttamente a Giuseppina, questa è la sua pagina facebook:https://www.facebook.com/giuseppina.diamanti?fref=tsSarà disponibile e felice di rispondere ad eventuali domande e di farvi conoscere ancora meglio le sue due creature. 😉

Per concludere, voglio parlarvi di Scosse, un’associazione di promozione sociale nata nel 2011 a Roma grazie ad una start-up dell’università di Tor Vergata, che si propone di contribuire alla costruzione di uno spazio pubblico aperto, partecipato e solidale, contro ogni esclusione sociale. Tra le altre cose, Scosse si propone di diffondere, già dalla primissima infanzia, l’educazione al rispetto delle differenze e alla decostruzione degli stereotipi.

Curiosando nello spazio Leggere Senza Stereotipi, desidero segnalarvi solo qualche titolo tra quelli che hanno catturato maggiormente la mia attenzione. Il loro archivio bibliografico è molto ricco, frutto del lavoro quotidiano di formatori, insegnanti e altre figure professionali che lavorano a contatto con la fascia di età 0-6 anni.

Sono idee per creare una piccola biblioteca casalinga che contribuisca ad insegnare ai più piccoli a leggere il mondo in modo più libero.

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dal sito di Scosse

C’è qualcosa di più noioso di una principessa rosa?

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Carlotta era una principessa rosa, col suo vestito rosa e il suo armadio rosa, pieno di vestiti rosa… Ma Carlotta era arcistufa del rosa! Voleva vestire di rosso, verde, giallo e violetto e non aveva alcuna voglia di baciare rospi su rospi per trovare il principe azzurro. La sua perseveranza riuscirà a rendere le principesse libere di correre, giocare e vivere avventure come gli altri personaggi e vestirsi come gli pare? Età di lettura: dai 3 anni.

Piselli e Farfalline. Son più belli i maschi o le bambine?

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Della differenza – ormai l’avrai capita- non possiamo fare senza! Perché serve alla vitaUn libro che spiega in maniera semplice e divertente, senza mai scadere nel didascalismo o nella volgarità, che è bello essere maschi come essere femmine, che le femmine e i maschi possono fare le stesse cose, che hanno abiti ed abitudini diverse ma l’unica grande differenza tra loro sta nel corpo. Un libro per tutti quei genitori di bambini che sono alla scoperta del loro corpo. Adatto dai 4/5 anni.

Andiamo papà!

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Un libro molto divertente per leggere senza stereotipi. E’ la storia di un ragazzino, Jo Junior, che vive con il papà. Una mattina il papà lo invita a pesca. Come ogni bambino felice, si veste, si pettina, si lava in un baleno e inizia a sollecitare il padre con inistenza (Andiamo papà!) ma il papà non è ancora pronto. Prima devono fare la colazione, lavare i piatti, passare l’aspirapolvere, pulire la casa, preparare il pranzo…e mentre il papà si dà un gran da fare, Jo stufo decide di sparire. Inizia così una piccola odissea circolare che da una nocciolina lo porta nello stomaco di una gallina, di un lupo e di un pesce gatto, fino ad essere salvato dal suo papà.
Un libro che parla di una famiglia monogenitoriale e insegna ai nostri bambini che fare le pulizie di casa non è un’attività esclusivamente femminile, perché anche gli uomini possono aiutare senza doversi vergognare di nulla. Età di lettura: dai 3/4 anni.

piccolo blu e piccolo giallo

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Un classico per l’infanzia, pubblicato nel 1959 e letto da generazioni di bambini.  E’ la storia di una grande amicizia tra due macchie di colori; dal loro abbraccio nascerà qualcosa di nuovo e sorprendente. Un libro che è una meraviglia: racconta, disegna e insegna l’uguaglianza e l’amicizia, con gioia e tenerezza. Dai 2/3 anni.

 Io e Te 

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Vorrei tanto essere come te! E io vorrei tanto essere come te! Coniglietto vorrebbe assomigliare a Porcellino e viceversa. Ma mentre si sforzano di assomigliarsi, i due amici scoprono di piacersi proprio così come sono! La storia ha un grande messaggio da trasmettere: la nostra bellezza sta nell’essere diversi e unici. Un libro sull’amicizia e la valorizzazione delle differenze. Età di lettura: dai 2/3 anni

Seguimi! (una storia d’amore che non ha niente di strano)

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SEGUIMI in questo lungo viaggio e capirai quanto è straordinaria l’ovvia irrazionalità dell’amore puro. Un grande elefante con nei violetti e una piccolissima formica con il vitino da vespa si vogliono bene: che cosa c’è di strano? La straordinaria normalità dell’amore, oltre le differenze, narrata ai bambini con una storia semplice, surreale e meravigliosa. Una fiaba d’amore insolita, ma con tutti gli elementi che l’accomunano alle altre storie d’amore. Dai 4/5 anni ma anche per i grandi dal cuore tenero! 😉

Da quel giorno,

in una conchiglia

che sta sul fondo di una bottiglia,

che sta sul bordo di un cammino,

che sta nascosto dentro un cestino,

che dentro un formicaio resta,

perso nel mezzo della foresta…

una formica nera e un elefante grigio

vivono un amore (con vitino di vespa e nei violetti)

CHE NON HA NIENTE DI STRANO!

A presto, Elisa 🙂