Due chiacchiere con la Doula, una mamma che aiuta le mamme.

Bentornati!

Questa volta vorrei parlarvi della figura della Doula, una professione da noi ancora poco conosciuta, di cui ho avuto modo di sperimentare l’importanza, grazie al dono di una cara amica, in un momento particolare del mio cammino da neomamma.

Per farlo, ho chiesto aiuto ad Olga (la mia doula) che si è gentilmente resa disponibile a rispondere ad alcune domande, per provare a capire meglio come questa professionista possa aiutare la mamma, dalla gravidanza fino ai primi mesi di vita del bambino.

Come vi dicevo, la mia doula è arrivata, inaspettatamente, proprio al momento giusto, grazie al dono della mia amica Valentina che, per la nascita di Teo, ha pensato per noi ad un regalo davvero speciale e originale. Ho potuto così conoscere Olga che, proprio quando ne avevo più bisogno, mi ha dato consigli preziosi e scevri da condizionamenti.

I nostri incontri sono stati quasi tutti incentrati (per mia scelta) sull’allattamento e sull’arte del portare.

Il suo sostegno mi ha consentito di superare le difficoltà iniziali dovute ad una certa sfiducia nelle mie capacità e all’inesperienza perché – diciamola tutta – se la gravidanza è sogno e attesa (soprattutto quando si ha l’enorme fortuna di viverla senza problemi di salute), il dopo è dura, seppur meravigliosa e fortunata, realtà! 😉

Come ho avuto già modo di raccontare in questo post, ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene. Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita perché quello che ho vissuto ha contribuito a fortificarmi, consentendomi di vivere un’esperienza impegnativa ma gratificante.

Faccio queste riflessioni perché credo che chi sceglie di allattare (massimo rispetto per chi, per qualsiasi ragione, si trova a compiere una scelta diversa: una mamma va sostenuta sempre perché le sue scelte sono straripanti di emozioni e senso di responsabilità) deve essere aiutato soprattutto nell’immediato post parto.

Proprio questo è il momento più delicato!

Oggi, invece, l’unico approccio al tema, peraltro puramente teorico, si ha durante i corsi che precedono la nascita e soltanto se si ha la fortuna di trovare operatrici motivate si possono ricevere consigli davvero utili in ospedale. Una Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF sottolineava, già nel 1989, l’importanza del ruolo dei servizi per la maternità nell’allattamento al seno, indicando i dieci passi per il successo di tale pratica, tra cui l’aiuto alle madri perché comincino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto, spiegando loro come allattare e mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato. Peccato che spesso le neomadri vengano dimesse dall’ospedale senza che l’allattamento sia ben avviato!

Allattare al seno, poi, non è per tutte un fatto naturale e spontaneo come si è portati a credere (per me non lo è stato!) e spesso si hanno mamme che, a loro volta, non hanno allattato per cui manca, a differenza che in passato, una cerchia familiare dispensatrice di consigli, quel cerchio magico di donne che si stringeva intorno alla puerpera e si occupava di tutto, trasmettendo sapere e infondendo fiducia.

L’elemento umano di sostegno, ascolto empatico delle emozioni e aiuto pratico è, dunque, sempre più raro. Se la fatica e le ansie dell’accudimento di un neonato un tempo venivano condivise all’interno delle grandi famiglie di una volta (da sorelle, madri, nonne, zie), oggi, spesso, si è molto più sole.

Come mi è mancata mia nonna in quei giorni complicati! Altri tempi senza dubbio, ma sono certa che se l’avessi ancora avuta vicina e in salute mi avrebbe potuto dare consigli preziosi sull’allattamento perché certe esperienze, anche a distanza di molto tempo, non penso proprio si possano dimenticare. 😉

La nostra cultura spesso prevede che, in quanto donna, una sia automaticamente mamma, per cui automaticamente pronta e preparata per affrontare gravidanza, travaglio, parto e puerperio. Non c’è nulla di più sbagliato in tali affermazioni! Mamma (ma anche papà) si diventa e c’è bisogno di un tempo in cui ci si possa preparare e farsi affiancare, qualora se ne ravvisi l’esigenza.

Ora lascio che sia Olga, una doula esperta, a parlare. 😉

Innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito. Ci aiuti a capire chi è la doula e cosa può fare per la mamma?

Ciao Elisa, molto volentieri! La doula è una figura assistenziale non medica che si occupa del sostegno emotivo e pratico alla donna lungo tutto il percorso dalla gravidanza fin dopo la nascita.

La parola doula deriva dal greco e significa “colei che è al servizio“; in questo videoclip puoi scoprire quello che può fare per le mamme.

Il sostegno emotivo che può offrire si fonda sulla sua capacità di ascoltare e comprendere le esigenze, i timori e le richieste della madre. Lo scopo non è quello di sostituirsi a lei, ma quello di aiutarla a riconoscere le sue abilità materne. La mamma può essere spaventata dalla nuova situazione o avere un’esperienza pregressa che l’ha segnata negativamente, ma se accolta e ascoltata può migliorare la sicurezza nelle proprie capacità.

La doula, inoltre, non esprime giudizi, il suo compito è quello di mettere la madre a conoscenza di tutto ciò che può esserle utile per fare delle scelte consapevoli, per poi supportarla nelle sue decisioni.

Durante gli incontri in gravidanza si possono aiutare le future mamme in diversi modi: insegnando loro tecniche di rilassamento per gestire l’ansia e il dolore, aiutandole a cercare l’ospedale giusto per le proprie esigenze e a compilare il piano del parto. La doula, inoltre, può accompagnare la mamma alle visite e aiutarla ad organizzare la casa in vista dell’arrivo del bebè.

Durante il travaglio, la doula può accompagnare la donna o entrambi i genitori al momento del parto, dando il cambio al papà quando è stanco e ha bisogno di una pausa, affinchè la mamma non rimanga mai sola e si senta sempre sostenuta.
Per esempio, quando io accompagno una donna in sala parto le offro un sostegno emotivo e anche fisico, massaggiandola, rinfrescandola, sostenendola mentre ha le contrazioni o durante le spinte. Immediatamente dopo il parto, in caso di bisogno, posso aiutarla nell’avvio dell’allattamento.

Dopo la nascita del bambino, la presenza della doula è, in genere, ancora più apprezzata perchè si tratta di una fase delicatissima e importante per lo sviluppo della futura relazione tra la mamma, papà e bambino. La neo mamma deve far fronte a notevoli cambiamenti fisici e ormonali proprio nel momento in cui la presenza del piccolo trasforma radicalmente la sua quotidianità. I cambiamenti ormonali inducono una preoccupazione materna primaria ovvero ritrovarsi costantemente impegnata a cercare di capire i diversi bisogni del proprio bambino. Ci vuole tempo per imparare a conoscerlo e a comprendere i motivi dei suoi pianti. Nelle prime settimane, la mamma vive, quindi, una forte tensione, spesso accentuata dal fatto che i ritmi della vita quotidiana subiscono un forte scompiglio e la stanchezza può arrivare a livelli davvero difficili da immaginare.
La mamma, allora, può sentire con forza il bisogno di parlare, con una donna esperta, delle sue paure e preoccupazioni. Da un punto di vista più pratico, poi, la doula può aiutare la mamma anche standole vicino durante le fasi dell’allattamento, dando consigli e insegnandole diverse tecniche per superare le varie difficoltà.
Inoltre, la doula può accompagnare la neo mamma a fare una passeggiata con il bambino, a preparare il pranzo da consumare insieme oppure può occuparsi del bambino mentre la mamma si fa una doccia o prova a riposare. Il supporto di una persona esperta aiuta la mamma a non sentirsi sola e incompresa, mettendola nella condizione di vivere serenamente le grandi gioie della maternità.

La doula, insomma, fa da madre alla madre e non di rado anche al padre, per il quale il primo periodo con il piccolo può, a volte, essere altrettanto delicato.

Infine, la doula è in rete con tutte le altre figure che sul territorio possono aiutare la mamma quali ostetriche, consulenti in allattamento, consulenti del portare, pediatri, etc.

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Spiegaci ora, per favore, quali sono le differenze tra un’ostetrica e una doula?

Doula e ostetrica sono due figure ben distinte ma non in contrapposizione tra di loro, anzi complementari. Entrambe le figure possono affiancare la donna durante la gravidanza, il parto e nel puerperio, ognuna con le proprie differenti competenze.
L’ostetrica è una professionista sanitaria, quindi potrà fornire dettagli e informazioni medico-scientifiche e consulenze professionali sui temi del femminile. La doula, invece, non potrà dare queste informazioni o assistere da sola la donna in ambito sanitario, potrà però fornire un supporto emotivo e pratico che può rivelarsi prezioso anche per l’ostetrica. Una doula ben formata, infatti, è in grado di valutare una poppata e di dare informazioni di base alla mamma, riferendo poi eventualmente all’ostetrica, al consultorio o al pediatra i casi che richiedano una ulteriore competenza professionale.

Olga tu sei una psicologa libera professionista, ti occupi da molti anni di sostegno psicologico agli adulti, cosa ti ha spinta ad affrontare anche il percorso di formazione per diventare una doula?

Ho scelto di diventare doula perché, come molte altre donne, ho avuto una pessima esperienza durante i miei due parti. Il puerperio, in particolare della mia prima figlia, è stato molto faticoso, mi sono sentita sola e incapace. Ogni giorno, al risveglio, mi sembrava di dover scalare una montagna. Ero così stanca e assorbita dalla cura di mia figlia che non avevo la forza di chiedere aiuto, di confrontarmi con altre mamme. Se accadeva mi sentivo sempre dire: “Devi fare come ti dico io, altrimenti sbagli“! In queste condizioni la fiducia in me stessa non migliorava affatto! Ho avuto accanto un marito dolce e premuroso e lentamente le cose sono migliorate ma avrei potuto godermi la mia bambina molto di più (e fin dall’inizio) se non fossi stata sempre insicura e in ansia, se avessi avuto vicino qualcuno che avesse avuto esperienza di ciò che provavo, con cui confrontarmi e che mi confortasse.
Quando mi hanno parlato della figura della doula, ho deciso che avrei potuto essere d’aiuto ad altre donne che stavano vivendo ciò che avevo vissuto io. Così ho completato la mia formazione psicologica con la scuola per le doule.

In base alla tua esperienza, che cosa apprezzano maggiormente di questo servizio le future mamme o neomamme ?

In base alla mia esperienza, le mamme sono rassicurate dal fatto di poter parlare con qualcuno di tutto ciò che di nuovo sta accadendo nella loro vita. Sono più serene quando sanno che la doula andrà a casa loro per un paio d’ore così potranno riposare, lasciarsi andare alle emozioni (e magari anche al pianto), fare domande sull’allattamento o su ciò che riguarda la cura del neonato (il bagnetto, il cordone ombelicale, le creme, l’uso della fascia). Hanno piacere di fare il primo pezzo del loro percorso di mamme in compagnia di qualcuno di esperto che stia loro vicino e le conforti quando hanno dei dubbi. Questo calma le loro ansie e sentirsi ascoltate e comprese riduce di molto l’incidenza della depressione post parto.
Un altro aspetto molto importante che mi coinvolge, non solo come doula ma anche come psicologa, è l’elaborazione della vicenda del parto. Quando incontro una mamma che ha già partorito passiamo del tempo a parlare di come è andata. Spesso incontro donne che hanno vissuto un’esperienza di parto dolorosa o completamente diversa da quella immaginata. Questo le fa soffrire e parlarne le aiuta sia a placare il dolore, sia a non colpevolizzarsi per come sono andate le cose.

Quali sono le associazioni di riferimento a livello nazionale per avere maggiori informazioni per chiunque fosse interessato a contattare una doula oppure a iniziare un percorso formativo?

A Torino la scuola di Mondo Doula organizza annualmente dei cosi di formazione.
Altre associazioni sul territorio nazionale sono Mammadoula e Associazione Doule Italia.

Chi volesse regalare o regalarsi l’aiuto di una doula, cosa deve fare?

A Torino lavorano doule di Mondo Doula e Mammadoula, si possono visitare i siti delle associazioni per reperire informazioni e trovare la doula più adatta. A quel punto, la si può contattare per valutare e decidere se fare un percorso insieme.
Solitamente il primo incontro conoscitivo è gratuito, in seguito mamma e doula potranno decidere il tipo di servizio e stipulare un contratto.
È possibile fare dei pacchetti orari che possono anche essere regalati alle amiche in attesa.

Tutto molto chiaro, è la mamma che definisce il ruolo della doula a partire dalle sue personali esigenze. Parlando, però, di donne a basso reddito o comunque svantaggiate, esiste un modo per farsi aiutare da una doula qualora ci si trovi in una di queste condizioni?

Alcuni Comuni come Rivalta, Collegno e Grugliasco offrono servizi di sostegno alle famiglie, tra cui il servizio doula. Ho già collaborato con il Comune di Rivalta che ha fornito alle neo mamme alcune ore gratuite con la doula. I progetti del Comune di Collegno e Grugliasco sono, invece, ancora in via di definizione.
Il percorso per diventare doula prevede anche un periodo di tirocino, per cui le mamme che hanno difficoltà economiche potrebbero rivolgersi a queste doule che si avvalgono, comunque, della supervisione di figure esperte.

Quali altre iniziative per le mamme e le famiglie porti avanti a Torino?

Organizzo incontri in gravidanza che rappresentano un percorso aggiuntivo a quello medico e che consentono alle mamme e alle coppie di ricercare una dimensione di gravidanza e nascita più vicina alle loro emozioni. I temi di maggiore interesse per le future mamme che vengono affrontati durante questi incontri sono:
– i cambiamenti fisici ed emotivi in gravidanza;
– l’esperienza di parto desiderata e l’individuazione della struttura che può venire incontro a tali aspettative;
– le strategie per gestire l’ansia e il dolore durante il travaglio e il parto;
– cosa può fare il papà in questa fase;
– cosa è fondamentale sapere affinché l’allattamento al seno funzioni;
– come preparare e gestire il rientro a casa;
– quali sono i bisogni di un neonato.

Inoltre, fornisco consulenze psico-educative e di sostegno alla coppia e alla genitorialità.
I temi su cui i genitori desiderano maggiormente confrontarsi sono ad esempio:
– la gestione del sonno dei figli;
– come affrontare i litigi fra fratelli;
– come insegnare le regole senza fatica;
– come aiutare i bambini ad esprimersi e ad affrontare e risolvere le loro paure;
– come affrontare il momento del pasto;
– come gestire i capricci, individuandone le cause profonde.

Grazie mille Olga per tutte queste informazioni. Mi sa proprio che, soprattutto su questi ultimi aspetti, avrei bisogno del tuo aiuto nuovamente. 😉

Se volete saperne di più potete visitare il suo sito: olgapasin.it

A presto, Elisa  🙂

 

La mamma, una contraddizione vivente!

La mamma è un essere mitologico, metà cuore e metà testa. È una contraddizione vivente, metà seghe mentali e metà senso di colpa.

Essere genitori è una sfida quotidiana talmente impegnativa e piena di incognite che, per quanti consigli si ricevano e quanti manuali si leggano, spesso non si sa proprio da che parte girarsi. Talvolta, poi, le convinzioni che credevamo di avere vengono spazzate via per la sopravvivenza quotidiana.

A me è successo proprio così. Durante la gravidanza (e a dir la verità ancora prima) avevo certezze granitiche su come mi sarei comportata e su cosa, di certo, non avrei mai fatto una volta diventata mamma…certezze granitiche che, come dicevo, si sono sgretolate a contatto con la realtà.

Primo capitolo: la nanna

La nanna è un argomento tabù, uno di quei temi che maggiormente spaventano i neo genitori.

Solo pochi fortunati (quali opere di bene avranno mai fatto nella vita precedente per meritarsi questa immane fortuna?) hanno bambini che dormono, da subito, tutta la notte. Tutti gli altri fanno come possono per sopravvivere: alcuni già in partenza scelgono di dormire stretti stretti al proprio nanetto, altri hanno fatto del tanto discusso metodo Estivill la Via Maestra, altri ancora sono andati come noi (scusate il francesismo) un po’ a cazzo.

Di partenza non ero per nulla favorevole al co-sleeping, anzi pensavo addirittura che solo dopo pochi mesi avrei sistemato la culla di Teo in salotto, allestendo lì la cameretta in mancanza di altro spazio in casa. A dirla tutta, quella non convinta sul dormire insieme al bebè ero io, il papà, invece, ha sempre incentivato la cosa con un saggio “tanto non sarà per sempre, bisogna godersi questi momenti senza troppi problemi”, contando forse sul fatto che lui (lo stronzetto), a differenza mia, gode di un sonno profondissimo, che neppure due dolci piedini in faccia sanno spezzare! 😉

Ecco, quanto vi ho raccontato sopra è ciò che pensavo e credevo prima del lieto evento, ma allora non sapevo che, pur di dormire un minuto in più, avrei abbandonato ogni teoria preconfezionata, acconsentendo ad allestire una comune nel lettone, perché, diciamola tutta, dormire insieme al piccolo, in particolare nei primi tempi, evita numerosi sbattimenti, soprattutto se si allatta durante la notte e se il pupo si caratterizza per risvegli continui.

E allora non importa se poi non riesci più a tornare indietro facilmente, se a volte sei costretta a dormire sul bordo del letto, se al risveglio ti ritrovi con le braccia anchilosate e il collo piegato o, peggio ancora, se al mattino avrai tatuate sul corpo le impronte di due piccoli, dolci talloni.

Non importa nulla, basta solo dormire!

Poi, però, complice qualche momento di particolare stanchezza e magari qualche discussione con terzi (spesso quelli che sono stati genitori trenta-quarantanni fa, che non hanno figli, che hanno avuto bebè narcolettici o che hanno voluto e saputo resistere al co-spleeping e da tempo si godono sonni ristoratori) inizi a pensare di di aver sbagliato tutto.

Insomma un gran bel casino di sentimenti contrastanti: adori sentire i suoi capelli sul viso e il suo respiro sereno, ma alcune notti lo vorresti lanciare come un giavellotto nella culla perchè odi dover diventare una circense per trovare un angolino nel letto e vorresti soltanto ritornare a spaparanzarti comoda comoda.

Teo spesso si addormenta ancora nel lettone e lì rimane tutta la notte, talvolta si addormenta nel lettone e poi viene spostato nel lettino (so che non sarebbe il massimo perché i bambini dovrebbero, in teoria, addormentarsi nello stesso posto in cui si sveglieranno…sì, sì come no!!), da dove puntualmente, dopo quattro-cinque ore, migra verso il lettone. I tentativi di farlo addormentare direttamente nella culla sono estenuanti e quasi sempre fallimentari. Lui è un bambino ad alto contatto e noi non ci siamo mai tirati indietro.

Per quanto sarà ancora così? Chissà! Per ora metto in pratica tentativi di rendere sempre più allettante il lettino e il momento della nanna e mi faccio forza di tanti autorevoli studi che dimostrerebbero che il co-sleeping non è il Male Assoluto (anzi!), che in questo modo non contribuirò necessariamente a fare di lui un bamboccione e che dormire insieme può addirittura favorire la sua autonomia.

Tutto questo con buona pace delle mie convinzioni precedenti!

Secondo capitolo. L’allattamento

Ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito, a distanza di una sola settimana dal parto, perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene.

Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita.

Prima che mio figlio nascesse sapevo  ben poco di allattamento, giusto qualche nozione puramente teorica appresa al corso pre-parto. Volendo provare ad allattare, speravo che tutto potesse essere il più naturale possibile.

L’unica cosa sulla quale avrei potuto scommettere un braccio era che non avrei MAI allattato in pubblico. Ad essere molto sincera, anche il pensiero di allattare davanti a parenti o amici mi metteva in imbarazzo. 

Non che considerassi la cosa un atto di cui provare vergogna o da tenere nascosta. Tutto il contrario!!

Penso che allattare al seno sia l’atto più dolce e naturale che ci sia e che farlo anche in luoghi pubblici e davanti ad estranei, con il giusto garbo, sia un diritto sacrosanto, non certo una forma di esibizionismo. 

Soltanto la nostra società, che tende a considerare il seno esclusivamente come un oggetto sessuale, riesce ad accettare a fatica che questo venga utilizzato apertamente nella sua funzione biologica (sono rimasta basita quando ho letto che negli Stati Uniti è stato necessario promuovere leggi che permettessero alle donne di farlo nei luoghi pubblici e che in molti altri paesi le madri hanno ricevuto richieste espicite di smettere di allattare nei ristoranti, nei bar, nei musei).

Nel mio caso – molto più semplicemente – non avendo mai avuto un rapporto sereno con il mio corpo e, nello specifico, con il mio seno abbondante, escludevo solo, in partenza, di trovarmi a mio agio in tale situazione. 

Ed invece, una volta diventata mamma, mi sono ritrovata ad allattare senza farmi grossi problemi, senza vergognarmi, concentrandomi soltanto su Teo, sulle sue esigenze e non su tutto il contorno.

Terzo capitolo. Tornare come prima, ovvero il mascara questo sconosciuto

Prima della gravidanza pensavo che subito dopo il parto sarei tornata a prendermi cura di me stessa come prima, con una certa costanza, e che avrei cercato in ogni modo di ritagliarmi del tempo per fare attività fisica e tornare in forma decente.

Dopo il parto, invece, è successo che, passati i primi tempi in cui non sapevo nemmeno da che parte girarmi e ho accuratamente evitato di guardarmi allo specchio, ho iniziato a convivere con una certa trasandatezza.

Per mesi (e ancora oggi talvolta) mi sono vestita in due secondi, arraffando quello che trovavo a tiro, uscendo di casa in tuta o con maglie XXL e jeans informi. Ovviamente con i capelli sempre legati e completamente struccata.

Del resto, pensavo, se pure ad Hollywood…

katie-holmes-and-suri-cruiseDrew Barrymore spotted wearing a T-Shirt with her name on it as she dresses way down to vote with a mystery man in the Californian presidential primaryuma-thurman-mamma-stancagarner

Un episodio divertente e significativo è stato quando, dopo tanti mesi, ho ripreso a truccarmi un pochino. Teo stupito di quella roba (mascara) sui miei occhi, mai vista prima, ha iniziato a tirarmi le ciglia fino quasi a staccarle.

Ora, è ovvio che continua a mancarmi il tempo e inevitabilmente cambiano le priorità, ma c’è un limite a tutto e soprattutto un momento per invertire il trend.

Insomma, sto lavorando per stare meglio e migliorare la mia autostima perchè – bisogna dire la verità – la maternità (soprattutto i primi anni e tranne rare eccezioni che ho sempre guardato con grande ammirazione e un pizzico di invidia) te la annienta completamente! 😉

E comunque per Teo, pure la mattina con le occhiaia da panda e i capelli arruffati, sono sempre, semplicemente, mamma bella! 😉

Ciao, ciao! 🙂