La mamma, una contraddizione vivente!

La mamma è un essere mitologico, metà cuore e metà testa. È una contraddizione vivente, metà seghe mentali e metà senso di colpa.

Essere genitori è una sfida quotidiana talmente impegnativa e piena di incognite che, per quanti consigli si ricevano e quanti manuali si leggano, spesso non si sa proprio da che parte girarsi. Talvolta, poi, le convinzioni che credevamo di avere vengono spazzate via per la sopravvivenza quotidiana.

A me è successo proprio così. Durante la gravidanza (e a dir la verità ancora prima) avevo certezze granitiche su come mi sarei comportata e su cosa, di certo, non avrei mai fatto una volta diventata mamma…certezze granitiche che, come dicevo, si sono sgretolate a contatto con la realtà.

Primo capitolo: la nanna

La nanna è un argomento tabù, uno di quei temi che maggiormente spaventano i neo genitori.

Solo pochi fortunati (quali opere di bene avranno mai fatto nella vita precedente per meritarsi questa immane fortuna?) hanno bambini che dormono, da subito, tutta la notte. Tutti gli altri fanno come possono per sopravvivere: alcuni già in partenza scelgono di dormire stretti stretti al proprio nanetto, altri hanno fatto del tanto discusso metodo Estivill la Via Maestra, altri ancora sono andati come noi (scusate il francesismo) un po’ a cazzo.

Di partenza non ero per nulla favorevole al co-sleeping, anzi pensavo addirittura che solo dopo pochi mesi avrei sistemato la culla di Teo in salotto, allestendo lì la cameretta in mancanza di altro spazio in casa. A dirla tutta, quella non convinta sul dormire insieme al bebè ero io, il papà, invece, ha sempre incentivato la cosa con un saggio “tanto non sarà per sempre, bisogna godersi questi momenti senza troppi problemi”, contando forse sul fatto che lui (lo stronzetto), a differenza mia, gode di un sonno profondissimo, che neppure due dolci piedini in faccia sanno spezzare! 😉

Ecco, quanto vi ho raccontato sopra è ciò che pensavo e credevo prima del lieto evento, ma allora non sapevo che, pur di dormire un minuto in più, avrei abbandonato ogni teoria preconfezionata, acconsentendo ad allestire una comune nel lettone, perché, diciamola tutta, dormire insieme al piccolo, in particolare nei primi tempi, evita numerosi sbattimenti, soprattutto se si allatta durante la notte e se il pupo si caratterizza per risvegli continui.

E allora non importa se poi non riesci più a tornare indietro facilmente, se a volte sei costretta a dormire sul bordo del letto, se al risveglio ti ritrovi con le braccia anchilosate e il collo piegato o, peggio ancora, se al mattino avrai tatuate sul corpo le impronte di due piccoli, dolci talloni.

Non importa nulla, basta solo dormire!

Poi, però, complice qualche momento di particolare stanchezza e magari qualche discussione con terzi (spesso quelli che sono stati genitori trenta-quarantanni fa, che non hanno figli, che hanno avuto bebè narcolettici o che hanno voluto e saputo resistere al co-spleeping e da tempo si godono sonni ristoratori) inizi a pensare di di aver sbagliato tutto.

Insomma un gran bel casino di sentimenti contrastanti: adori sentire i suoi capelli sul viso e il suo respiro sereno, ma alcune notti lo vorresti lanciare come un giavellotto nella culla perchè odi dover diventare una circense per trovare un angolino nel letto e vorresti soltanto ritornare a spaparanzarti comoda comoda.

Teo spesso si addormenta ancora nel lettone e lì rimane tutta la notte, talvolta si addormenta nel lettone e poi viene spostato nel lettino (so che non sarebbe il massimo perché i bambini dovrebbero, in teoria, addormentarsi nello stesso posto in cui si sveglieranno…sì, sì come no!!), da dove puntualmente, dopo quattro-cinque ore, migra verso il lettone. I tentativi di farlo addormentare direttamente nella culla sono estenuanti e quasi sempre fallimentari. Lui è un bambino ad alto contatto e noi non ci siamo mai tirati indietro.

Per quanto sarà ancora così? Chissà! Per ora metto in pratica tentativi di rendere sempre più allettante il lettino e il momento della nanna e mi faccio forza di tanti autorevoli studi che dimostrerebbero che il co-sleeping non è il Male Assoluto (anzi!), che in questo modo non contribuirò necessariamente a fare di lui un bamboccione e che dormire insieme può addirittura favorire la sua autonomia.

Tutto questo con buona pace delle mie convinzioni precedenti!

Secondo capitolo. L’allattamento

Ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito, a distanza di una sola settimana dal parto, perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene.

Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita.

Prima che mio figlio nascesse sapevo  ben poco di allattamento, giusto qualche nozione puramente teorica appresa al corso pre-parto. Volendo provare ad allattare, speravo che tutto potesse essere il più naturale possibile.

L’unica cosa sulla quale avrei potuto scommettere un braccio era che non avrei MAI allattato in pubblico. Ad essere molto sincera, anche il pensiero di allattare davanti a parenti o amici mi metteva in imbarazzo. 

Non che considerassi la cosa un atto di cui provare vergogna o da tenere nascosta. Tutto il contrario!!

Penso che allattare al seno sia l’atto più dolce e naturale che ci sia e che farlo anche in luoghi pubblici e davanti ad estranei, con il giusto garbo, sia un diritto sacrosanto, non certo una forma di esibizionismo. 

Soltanto la nostra società, che tende a considerare il seno esclusivamente come un oggetto sessuale, riesce ad accettare a fatica che questo venga utilizzato apertamente nella sua funzione biologica (sono rimasta basita quando ho letto che negli Stati Uniti è stato necessario promuovere leggi che permettessero alle donne di farlo nei luoghi pubblici e che in molti altri paesi le madri hanno ricevuto richieste espicite di smettere di allattare nei ristoranti, nei bar, nei musei).

Nel mio caso – molto più semplicemente – non avendo mai avuto un rapporto sereno con il mio corpo e, nello specifico, con il mio seno abbondante, escludevo solo, in partenza, di trovarmi a mio agio in tale situazione. 

Ed invece, una volta diventata mamma, mi sono ritrovata ad allattare senza farmi grossi problemi, senza vergognarmi, concentrandomi soltanto su Teo, sulle sue esigenze e non su tutto il contorno.

Terzo capitolo. Tornare come prima, ovvero il mascara questo sconosciuto

Prima della gravidanza pensavo che subito dopo il parto sarei tornata a prendermi cura di me stessa come prima, con una certa costanza, e che avrei cercato in ogni modo di ritagliarmi del tempo per fare attività fisica e tornare in forma decente.

Dopo il parto, invece, è successo che, passati i primi tempi in cui non sapevo nemmeno da che parte girarmi e ho accuratamente evitato di guardarmi allo specchio, ho iniziato a convivere con una certa trasandatezza.

Per mesi (e ancora oggi talvolta) mi sono vestita in due secondi, arraffando quello che trovavo a tiro, uscendo di casa in tuta o con maglie XXL e jeans informi. Ovviamente con i capelli sempre legati e completamente struccata.

Del resto, pensavo, se pure ad Hollywood…

katie-holmes-and-suri-cruiseDrew Barrymore spotted wearing a T-Shirt with her name on it as she dresses way down to vote with a mystery man in the Californian presidential primaryuma-thurman-mamma-stancagarner

Un episodio divertente e significativo è stato quando, dopo tanti mesi, ho ripreso a truccarmi un pochino. Teo stupito di quella roba (mascara) sui miei occhi, mai vista prima, ha iniziato a tirarmi le ciglia fino quasi a staccarle.

Ora, è ovvio che continua a mancarmi il tempo e inevitabilmente cambiano le priorità, ma c’è un limite a tutto e soprattutto un momento per invertire il trend.

Insomma, sto lavorando per stare meglio e migliorare la mia autostima perchè – bisogna dire la verità – la maternità (soprattutto i primi anni e tranne rare eccezioni che ho sempre guardato con grande ammirazione e un pizzico di invidia) te la annienta completamente! 😉

E comunque per Teo, pure la mattina con le occhiaia da panda e i capelli arruffati, sono sempre, semplicemente, mamma bella! 😉

Ciao, ciao! 🙂

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Mamma che emozione il primo post!

Ciao! Mi chiamo Elisa, vivo a Torino, ho 38 anni (aaarghh!) e da 18 mesi sono mamma di Teo, il nostro Patateo!

Ho una laurea (e un lavoro) nell’ambito dei servizi giuridici ma nel tempo libero coltivo da sempre interessi più creativi. Tra le mie passioni ci sono il cinema, la cucina, i mercatini dell’hand-made da scovare in giro, le passeggiate in bicicletta.

L’idea di un blog mi gironzolava in testa da tempo ma non è mai stato il momento giusto tra gli impegni quotidiani da neo-mamma, il ritorno al lavoro, il fatto che esistono trilioni di blog e “cosa avrà mai il mio di speciale?” e i periodi così-così che fanno passare l’entusiasmo.

Poi, però, un giorno ti svegli e finalmente decidi.

Ho deciso ora perché sto attraversando un momento particolare e questo blog sarà per me anche un pochino terapeutico, un invito a concentrare le energie soltanto su pensieri positivi.

Inizio ora perché sta crescendo sempre di più, insieme a Teo, la curiosità e la gioia di conoscere e vivere la mia città (e non solo) dal punto di vista dei bambini e delle famiglie.

Mi sono accorta, infatti, di cercare sempre nuovi stimoli e occasioni per passare del tempo divertente e di qualità fuori casa con il mio bambino, perché – diciamola tutta – nelle nostre città alternative ai centri commerciali e agli adorati gonfiabili esistono eccome!

Ecco allora ludoteche, laboratori, visite guidate, passeggiate, luoghi di aggregazione e condivisione, locali a misura di bambino, eventi, etc.

Spero di condividere con voi tutto questo e molte altre informazioni ed emozioni!

Grazie di essere qui e benvenuti in A spasso con Teo. Le avventure di una mamma metropolitana”.