Due chiacchiere con la Doula, una mamma che aiuta le mamme.

Bentornati!

Questa volta vorrei parlarvi della figura della Doula, una professione da noi ancora poco conosciuta, di cui ho avuto modo di sperimentare l’importanza, grazie al dono di una cara amica, in un momento particolare del mio cammino da neomamma.

Per farlo, ho chiesto aiuto ad Olga (la mia doula) che si è gentilmente resa disponibile a rispondere ad alcune domande, per provare a capire meglio come questa professionista possa aiutare la mamma, dalla gravidanza fino ai primi mesi di vita del bambino.

Come vi dicevo, la mia doula è arrivata, inaspettatamente, proprio al momento giusto, grazie al dono della mia amica Valentina che, per la nascita di Teo, ha pensato per noi ad un regalo davvero speciale e originale. Ho potuto così conoscere Olga che, proprio quando ne avevo più bisogno, mi ha dato consigli preziosi e scevri da condizionamenti.

I nostri incontri sono stati quasi tutti incentrati (per mia scelta) sull’allattamento e sull’arte del portare.

Il suo sostegno mi ha consentito di superare le difficoltà iniziali dovute ad una certa sfiducia nelle mie capacità e all’inesperienza perché – diciamola tutta – se la gravidanza è sogno e attesa (soprattutto quando si ha l’enorme fortuna di viverla senza problemi di salute), il dopo è dura, seppur meravigliosa e fortunata, realtà! 😉

Come ho avuto già modo di raccontare in questo post, ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene. Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita perché quello che ho vissuto ha contribuito a fortificarmi, consentendomi di vivere un’esperienza impegnativa ma gratificante.

Faccio queste riflessioni perché credo che chi sceglie di allattare (massimo rispetto per chi, per qualsiasi ragione, si trova a compiere una scelta diversa: una mamma va sostenuta sempre perché le sue scelte sono straripanti di emozioni e senso di responsabilità) deve essere aiutato soprattutto nell’immediato post parto.

Proprio questo è il momento più delicato!

Oggi, invece, l’unico approccio al tema, peraltro puramente teorico, si ha durante i corsi che precedono la nascita e soltanto se si ha la fortuna di trovare operatrici motivate si possono ricevere consigli davvero utili in ospedale. Una Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF sottolineava, già nel 1989, l’importanza del ruolo dei servizi per la maternità nell’allattamento al seno, indicando i dieci passi per il successo di tale pratica, tra cui l’aiuto alle madri perché comincino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto, spiegando loro come allattare e mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato. Peccato che spesso le neomadri vengano dimesse dall’ospedale senza che l’allattamento sia ben avviato!

Allattare al seno, poi, non è per tutte un fatto naturale e spontaneo come si è portati a credere (per me non lo è stato!) e spesso si hanno mamme che, a loro volta, non hanno allattato per cui manca, a differenza che in passato, una cerchia familiare dispensatrice di consigli, quel cerchio magico di donne che si stringeva intorno alla puerpera e si occupava di tutto, trasmettendo sapere e infondendo fiducia.

L’elemento umano di sostegno, ascolto empatico delle emozioni e aiuto pratico è, dunque, sempre più raro. Se la fatica e le ansie dell’accudimento di un neonato un tempo venivano condivise all’interno delle grandi famiglie di una volta (da sorelle, madri, nonne, zie), oggi, spesso, si è molto più sole.

Come mi è mancata mia nonna in quei giorni complicati! Altri tempi senza dubbio, ma sono certa che se l’avessi ancora avuta vicina e in salute mi avrebbe potuto dare consigli preziosi sull’allattamento perché certe esperienze, anche a distanza di molto tempo, non penso proprio si possano dimenticare. 😉

La nostra cultura spesso prevede che, in quanto donna, una sia automaticamente mamma, per cui automaticamente pronta e preparata per affrontare gravidanza, travaglio, parto e puerperio. Non c’è nulla di più sbagliato in tali affermazioni! Mamma (ma anche papà) si diventa e c’è bisogno di un tempo in cui ci si possa preparare e farsi affiancare, qualora se ne ravvisi l’esigenza.

Ora lascio che sia Olga, una doula esperta, a parlare. 😉

Innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito. Ci aiuti a capire chi è la doula e cosa può fare per la mamma?

Ciao Elisa, molto volentieri! La doula è una figura assistenziale non medica che si occupa del sostegno emotivo e pratico alla donna lungo tutto il percorso dalla gravidanza fin dopo la nascita.

La parola doula deriva dal greco e significa “colei che è al servizio“; in questo videoclip puoi scoprire quello che può fare per le mamme.

Il sostegno emotivo che può offrire si fonda sulla sua capacità di ascoltare e comprendere le esigenze, i timori e le richieste della madre. Lo scopo non è quello di sostituirsi a lei, ma quello di aiutarla a riconoscere le sue abilità materne. La mamma può essere spaventata dalla nuova situazione o avere un’esperienza pregressa che l’ha segnata negativamente, ma se accolta e ascoltata può migliorare la sicurezza nelle proprie capacità.

La doula, inoltre, non esprime giudizi, il suo compito è quello di mettere la madre a conoscenza di tutto ciò che può esserle utile per fare delle scelte consapevoli, per poi supportarla nelle sue decisioni.

Durante gli incontri in gravidanza si possono aiutare le future mamme in diversi modi: insegnando loro tecniche di rilassamento per gestire l’ansia e il dolore, aiutandole a cercare l’ospedale giusto per le proprie esigenze e a compilare il piano del parto. La doula, inoltre, può accompagnare la mamma alle visite e aiutarla ad organizzare la casa in vista dell’arrivo del bebè.

Durante il travaglio, la doula può accompagnare la donna o entrambi i genitori al momento del parto, dando il cambio al papà quando è stanco e ha bisogno di una pausa, affinchè la mamma non rimanga mai sola e si senta sempre sostenuta.
Per esempio, quando io accompagno una donna in sala parto le offro un sostegno emotivo e anche fisico, massaggiandola, rinfrescandola, sostenendola mentre ha le contrazioni o durante le spinte. Immediatamente dopo il parto, in caso di bisogno, posso aiutarla nell’avvio dell’allattamento.

Dopo la nascita del bambino, la presenza della doula è, in genere, ancora più apprezzata perchè si tratta di una fase delicatissima e importante per lo sviluppo della futura relazione tra la mamma, papà e bambino. La neo mamma deve far fronte a notevoli cambiamenti fisici e ormonali proprio nel momento in cui la presenza del piccolo trasforma radicalmente la sua quotidianità. I cambiamenti ormonali inducono una preoccupazione materna primaria ovvero ritrovarsi costantemente impegnata a cercare di capire i diversi bisogni del proprio bambino. Ci vuole tempo per imparare a conoscerlo e a comprendere i motivi dei suoi pianti. Nelle prime settimane, la mamma vive, quindi, una forte tensione, spesso accentuata dal fatto che i ritmi della vita quotidiana subiscono un forte scompiglio e la stanchezza può arrivare a livelli davvero difficili da immaginare.
La mamma, allora, può sentire con forza il bisogno di parlare, con una donna esperta, delle sue paure e preoccupazioni. Da un punto di vista più pratico, poi, la doula può aiutare la mamma anche standole vicino durante le fasi dell’allattamento, dando consigli e insegnandole diverse tecniche per superare le varie difficoltà.
Inoltre, la doula può accompagnare la neo mamma a fare una passeggiata con il bambino, a preparare il pranzo da consumare insieme oppure può occuparsi del bambino mentre la mamma si fa una doccia o prova a riposare. Il supporto di una persona esperta aiuta la mamma a non sentirsi sola e incompresa, mettendola nella condizione di vivere serenamente le grandi gioie della maternità.

La doula, insomma, fa da madre alla madre e non di rado anche al padre, per il quale il primo periodo con il piccolo può, a volte, essere altrettanto delicato.

Infine, la doula è in rete con tutte le altre figure che sul territorio possono aiutare la mamma quali ostetriche, consulenti in allattamento, consulenti del portare, pediatri, etc.

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Spiegaci ora, per favore, quali sono le differenze tra un’ostetrica e una doula?

Doula e ostetrica sono due figure ben distinte ma non in contrapposizione tra di loro, anzi complementari. Entrambe le figure possono affiancare la donna durante la gravidanza, il parto e nel puerperio, ognuna con le proprie differenti competenze.
L’ostetrica è una professionista sanitaria, quindi potrà fornire dettagli e informazioni medico-scientifiche e consulenze professionali sui temi del femminile. La doula, invece, non potrà dare queste informazioni o assistere da sola la donna in ambito sanitario, potrà però fornire un supporto emotivo e pratico che può rivelarsi prezioso anche per l’ostetrica. Una doula ben formata, infatti, è in grado di valutare una poppata e di dare informazioni di base alla mamma, riferendo poi eventualmente all’ostetrica, al consultorio o al pediatra i casi che richiedano una ulteriore competenza professionale.

Olga tu sei una psicologa libera professionista, ti occupi da molti anni di sostegno psicologico agli adulti, cosa ti ha spinta ad affrontare anche il percorso di formazione per diventare una doula?

Ho scelto di diventare doula perché, come molte altre donne, ho avuto una pessima esperienza durante i miei due parti. Il puerperio, in particolare della mia prima figlia, è stato molto faticoso, mi sono sentita sola e incapace. Ogni giorno, al risveglio, mi sembrava di dover scalare una montagna. Ero così stanca e assorbita dalla cura di mia figlia che non avevo la forza di chiedere aiuto, di confrontarmi con altre mamme. Se accadeva mi sentivo sempre dire: “Devi fare come ti dico io, altrimenti sbagli“! In queste condizioni la fiducia in me stessa non migliorava affatto! Ho avuto accanto un marito dolce e premuroso e lentamente le cose sono migliorate ma avrei potuto godermi la mia bambina molto di più (e fin dall’inizio) se non fossi stata sempre insicura e in ansia, se avessi avuto vicino qualcuno che avesse avuto esperienza di ciò che provavo, con cui confrontarmi e che mi confortasse.
Quando mi hanno parlato della figura della doula, ho deciso che avrei potuto essere d’aiuto ad altre donne che stavano vivendo ciò che avevo vissuto io. Così ho completato la mia formazione psicologica con la scuola per le doule.

In base alla tua esperienza, che cosa apprezzano maggiormente di questo servizio le future mamme o neomamme ?

In base alla mia esperienza, le mamme sono rassicurate dal fatto di poter parlare con qualcuno di tutto ciò che di nuovo sta accadendo nella loro vita. Sono più serene quando sanno che la doula andrà a casa loro per un paio d’ore così potranno riposare, lasciarsi andare alle emozioni (e magari anche al pianto), fare domande sull’allattamento o su ciò che riguarda la cura del neonato (il bagnetto, il cordone ombelicale, le creme, l’uso della fascia). Hanno piacere di fare il primo pezzo del loro percorso di mamme in compagnia di qualcuno di esperto che stia loro vicino e le conforti quando hanno dei dubbi. Questo calma le loro ansie e sentirsi ascoltate e comprese riduce di molto l’incidenza della depressione post parto.
Un altro aspetto molto importante che mi coinvolge, non solo come doula ma anche come psicologa, è l’elaborazione della vicenda del parto. Quando incontro una mamma che ha già partorito passiamo del tempo a parlare di come è andata. Spesso incontro donne che hanno vissuto un’esperienza di parto dolorosa o completamente diversa da quella immaginata. Questo le fa soffrire e parlarne le aiuta sia a placare il dolore, sia a non colpevolizzarsi per come sono andate le cose.

Quali sono le associazioni di riferimento a livello nazionale per avere maggiori informazioni per chiunque fosse interessato a contattare una doula oppure a iniziare un percorso formativo?

A Torino la scuola di Mondo Doula organizza annualmente dei cosi di formazione.
Altre associazioni sul territorio nazionale sono Mammadoula e Associazione Doule Italia.

Chi volesse regalare o regalarsi l’aiuto di una doula, cosa deve fare?

A Torino lavorano doule di Mondo Doula e Mammadoula, si possono visitare i siti delle associazioni per reperire informazioni e trovare la doula più adatta. A quel punto, la si può contattare per valutare e decidere se fare un percorso insieme.
Solitamente il primo incontro conoscitivo è gratuito, in seguito mamma e doula potranno decidere il tipo di servizio e stipulare un contratto.
È possibile fare dei pacchetti orari che possono anche essere regalati alle amiche in attesa.

Tutto molto chiaro, è la mamma che definisce il ruolo della doula a partire dalle sue personali esigenze. Parlando, però, di donne a basso reddito o comunque svantaggiate, esiste un modo per farsi aiutare da una doula qualora ci si trovi in una di queste condizioni?

Alcuni Comuni come Rivalta, Collegno e Grugliasco offrono servizi di sostegno alle famiglie, tra cui il servizio doula. Ho già collaborato con il Comune di Rivalta che ha fornito alle neo mamme alcune ore gratuite con la doula. I progetti del Comune di Collegno e Grugliasco sono, invece, ancora in via di definizione.
Il percorso per diventare doula prevede anche un periodo di tirocino, per cui le mamme che hanno difficoltà economiche potrebbero rivolgersi a queste doule che si avvalgono, comunque, della supervisione di figure esperte.

Quali altre iniziative per le mamme e le famiglie porti avanti a Torino?

Organizzo incontri in gravidanza che rappresentano un percorso aggiuntivo a quello medico e che consentono alle mamme e alle coppie di ricercare una dimensione di gravidanza e nascita più vicina alle loro emozioni. I temi di maggiore interesse per le future mamme che vengono affrontati durante questi incontri sono:
– i cambiamenti fisici ed emotivi in gravidanza;
– l’esperienza di parto desiderata e l’individuazione della struttura che può venire incontro a tali aspettative;
– le strategie per gestire l’ansia e il dolore durante il travaglio e il parto;
– cosa può fare il papà in questa fase;
– cosa è fondamentale sapere affinché l’allattamento al seno funzioni;
– come preparare e gestire il rientro a casa;
– quali sono i bisogni di un neonato.

Inoltre, fornisco consulenze psico-educative e di sostegno alla coppia e alla genitorialità.
I temi su cui i genitori desiderano maggiormente confrontarsi sono ad esempio:
– la gestione del sonno dei figli;
– come affrontare i litigi fra fratelli;
– come insegnare le regole senza fatica;
– come aiutare i bambini ad esprimersi e ad affrontare e risolvere le loro paure;
– come affrontare il momento del pasto;
– come gestire i capricci, individuandone le cause profonde.

Grazie mille Olga per tutte queste informazioni. Mi sa proprio che, soprattutto su questi ultimi aspetti, avrei bisogno del tuo aiuto nuovamente. 😉

Se volete saperne di più potete visitare il suo sito: olgapasin.it

A presto, Elisa  🙂

 

La mamma, una contraddizione vivente!

La mamma è un essere mitologico, metà cuore e metà testa. È una contraddizione vivente, metà seghe mentali e metà senso di colpa.

Essere genitori è una sfida quotidiana talmente impegnativa e piena di incognite che, per quanti consigli si ricevano e quanti manuali si leggano, spesso non si sa proprio da che parte girarsi. Talvolta, poi, le convinzioni che credevamo di avere vengono spazzate via per la sopravvivenza quotidiana.

A me è successo proprio così. Durante la gravidanza (e a dir la verità ancora prima) avevo certezze granitiche su come mi sarei comportata e su cosa, di certo, non avrei mai fatto una volta diventata mamma…certezze granitiche che, come dicevo, si sono sgretolate a contatto con la realtà.

Primo capitolo: la nanna

La nanna è un argomento tabù, uno di quei temi che maggiormente spaventano i neo genitori.

Solo pochi fortunati (quali opere di bene avranno mai fatto nella vita precedente per meritarsi questa immane fortuna?) hanno bambini che dormono, da subito, tutta la notte. Tutti gli altri fanno come possono per sopravvivere: alcuni già in partenza scelgono di dormire stretti stretti al proprio nanetto, altri hanno fatto del tanto discusso metodo Estivill la Via Maestra, altri ancora sono andati come noi (scusate il francesismo) un po’ a cazzo.

Di partenza non ero per nulla favorevole al co-sleeping, anzi pensavo addirittura che solo dopo pochi mesi avrei sistemato la culla di Teo in salotto, allestendo lì la cameretta in mancanza di altro spazio in casa. A dirla tutta, quella non convinta sul dormire insieme al bebè ero io, il papà, invece, ha sempre incentivato la cosa con un saggio “tanto non sarà per sempre, bisogna godersi questi momenti senza troppi problemi”, contando forse sul fatto che lui (lo stronzetto), a differenza mia, gode di un sonno profondissimo, che neppure due dolci piedini in faccia sanno spezzare! 😉

Ecco, quanto vi ho raccontato sopra è ciò che pensavo e credevo prima del lieto evento, ma allora non sapevo che, pur di dormire un minuto in più, avrei abbandonato ogni teoria preconfezionata, acconsentendo ad allestire una comune nel lettone, perché, diciamola tutta, dormire insieme al piccolo, in particolare nei primi tempi, evita numerosi sbattimenti, soprattutto se si allatta durante la notte e se il pupo si caratterizza per risvegli continui.

E allora non importa se poi non riesci più a tornare indietro facilmente, se a volte sei costretta a dormire sul bordo del letto, se al risveglio ti ritrovi con le braccia anchilosate e il collo piegato o, peggio ancora, se al mattino avrai tatuate sul corpo le impronte di due piccoli, dolci talloni.

Non importa nulla, basta solo dormire!

Poi, però, complice qualche momento di particolare stanchezza e magari qualche discussione con terzi (spesso quelli che sono stati genitori trenta-quarantanni fa, che non hanno figli, che hanno avuto bebè narcolettici o che hanno voluto e saputo resistere al co-spleeping e da tempo si godono sonni ristoratori) inizi a pensare di di aver sbagliato tutto.

Insomma un gran bel casino di sentimenti contrastanti: adori sentire i suoi capelli sul viso e il suo respiro sereno, ma alcune notti lo vorresti lanciare come un giavellotto nella culla perchè odi dover diventare una circense per trovare un angolino nel letto e vorresti soltanto ritornare a spaparanzarti comoda comoda.

Teo spesso si addormenta ancora nel lettone e lì rimane tutta la notte, talvolta si addormenta nel lettone e poi viene spostato nel lettino (so che non sarebbe il massimo perché i bambini dovrebbero, in teoria, addormentarsi nello stesso posto in cui si sveglieranno…sì, sì come no!!), da dove puntualmente, dopo quattro-cinque ore, migra verso il lettone. I tentativi di farlo addormentare direttamente nella culla sono estenuanti e quasi sempre fallimentari. Lui è un bambino ad alto contatto e noi non ci siamo mai tirati indietro.

Per quanto sarà ancora così? Chissà! Per ora metto in pratica tentativi di rendere sempre più allettante il lettino e il momento della nanna e mi faccio forza di tanti autorevoli studi che dimostrerebbero che il co-sleeping non è il Male Assoluto (anzi!), che in questo modo non contribuirò necessariamente a fare di lui un bamboccione e che dormire insieme può addirittura favorire la sua autonomia.

Tutto questo con buona pace delle mie convinzioni precedenti!

Secondo capitolo. L’allattamento

Ho iniziato l’allattamento misto pressoché da subito, a distanza di una sola settimana dal parto, perché il mio latte non sembrava sufficiente per consentire a Teo di prendere peso bene.

Avrei potuto passare direttamente all’allattamento artificiale esclusivo, ma in quel momento ho deciso di provare ad andare avanti, anche solo in parte, con l’allattamento al seno. Probabilmente era la scelta meno agevole che potessi fare ma, guardando indietro non sono pentita.

Prima che mio figlio nascesse sapevo  ben poco di allattamento, giusto qualche nozione puramente teorica appresa al corso pre-parto. Volendo provare ad allattare, speravo che tutto potesse essere il più naturale possibile.

L’unica cosa sulla quale avrei potuto scommettere un braccio era che non avrei MAI allattato in pubblico. Ad essere molto sincera, anche il pensiero di allattare davanti a parenti o amici mi metteva in imbarazzo. 

Non che considerassi la cosa un atto di cui provare vergogna o da tenere nascosta. Tutto il contrario!!

Penso che allattare al seno sia l’atto più dolce e naturale che ci sia e che farlo anche in luoghi pubblici e davanti ad estranei, con il giusto garbo, sia un diritto sacrosanto, non certo una forma di esibizionismo. 

Soltanto la nostra società, che tende a considerare il seno esclusivamente come un oggetto sessuale, riesce ad accettare a fatica che questo venga utilizzato apertamente nella sua funzione biologica (sono rimasta basita quando ho letto che negli Stati Uniti è stato necessario promuovere leggi che permettessero alle donne di farlo nei luoghi pubblici e che in molti altri paesi le madri hanno ricevuto richieste espicite di smettere di allattare nei ristoranti, nei bar, nei musei).

Nel mio caso – molto più semplicemente – non avendo mai avuto un rapporto sereno con il mio corpo e, nello specifico, con il mio seno abbondante, escludevo solo, in partenza, di trovarmi a mio agio in tale situazione. 

Ed invece, una volta diventata mamma, mi sono ritrovata ad allattare senza farmi grossi problemi, senza vergognarmi, concentrandomi soltanto su Teo, sulle sue esigenze e non su tutto il contorno.

Terzo capitolo. Tornare come prima, ovvero il mascara questo sconosciuto

Prima della gravidanza pensavo che subito dopo il parto sarei tornata a prendermi cura di me stessa come prima, con una certa costanza, e che avrei cercato in ogni modo di ritagliarmi del tempo per fare attività fisica e tornare in forma decente.

Dopo il parto, invece, è successo che, passati i primi tempi in cui non sapevo nemmeno da che parte girarmi e ho accuratamente evitato di guardarmi allo specchio, ho iniziato a convivere con una certa trasandatezza.

Per mesi (e ancora oggi talvolta) mi sono vestita in due secondi, arraffando quello che trovavo a tiro, uscendo di casa in tuta o con maglie XXL e jeans informi. Ovviamente con i capelli sempre legati e completamente struccata.

Del resto, pensavo, se pure ad Hollywood…

katie-holmes-and-suri-cruiseDrew Barrymore spotted wearing a T-Shirt with her name on it as she dresses way down to vote with a mystery man in the Californian presidential primaryuma-thurman-mamma-stancagarner

Un episodio divertente e significativo è stato quando, dopo tanti mesi, ho ripreso a truccarmi un pochino. Teo stupito di quella roba (mascara) sui miei occhi, mai vista prima, ha iniziato a tirarmi le ciglia fino quasi a staccarle.

Ora, è ovvio che continua a mancarmi il tempo e inevitabilmente cambiano le priorità, ma c’è un limite a tutto e soprattutto un momento per invertire il trend.

Insomma, sto lavorando per stare meglio e migliorare la mia autostima perchè – bisogna dire la verità – la maternità (soprattutto i primi anni e tranne rare eccezioni che ho sempre guardato con grande ammirazione e un pizzico di invidia) te la annienta completamente! 😉

E comunque per Teo, pure la mattina con le occhiaia da panda e i capelli arruffati, sono sempre, semplicemente, mamma bella! 😉

Ciao, ciao! 🙂

Meningite Batterica: tutte le informazioni su vaccini, dosi e costi in Piemonte

Nell’ultimo periodo si sta parlando moltissimo di meningite, lasciando spazio, talvolta, a toni allarmistici che contribuiscono solo ad incrementare la paura. Provate a chiamare il centro di riferimento della vostra zona in questi giorni: se non è psicosi poco ci manca. Gli operatori dei servizi vaccinali delle ASL piemontesi stanno faticando per gestire tutte le chiamate e le richieste di vaccini a pagamento arrivate in queste settimane.

Per motivi di lavoro, ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con una delle dottoresse che fanno parte dell’equipe del SEREMI di Alessandria (il Servizio di riferimento regionale per l’epidemiologia delle malattie infettive), sono così riuscita ad avere un’idea più chiara della situazione e spero con questo post di veicolare informazioni che possano essere utili a tutti.

Il primo elemento da mettere in evidenza è che in Piemonte i casi di meningite meningococcica che si verificano sono rari e, peraltro, in diminuzione.

Quindi da noi non è in atto alcuna emergenza; la situazione è diversa ad esempio in Toscana (soprattutto nell’area di Firenze) dove, invece, i casi sono numerosi e attribuibili a ragioni ancora non del tutto chiare, al punto che il nostro servizio sanitario regionale consente la vaccinazione gratuita ai piemontesi che per ragioni di studio o di lavoro devono trasferirsi per un periodo in quella regione (basta una autocertificazione presentata al Centro Vaccinazioni di riferimento).

E’ senza dubbio fondamentale vaccinare i nostri bambini (eventualmente anche vaccinarci noi adulti soprattutto se rientriamo nelle categorie a rischio) ma con assoluta tranquillità perché, secondo gli esperti, non ci sarebbero motivazioni di carattere scientifico o epidemiologico per allarmarsi.

Prima di parlare di vaccini a disposizione, di dosi e costi in Piemonte, occorre ancora qualche premessa, importante per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Cos’è la meningite: è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale.

Come si trasmette la meningite: è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi.

La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni.

La forma batterica (quella che riguarda le vaccinazioni) è più rara ma estremamente più seria e, come noto, può avere conseguenze fatali. Parlando ora soltanto di quest’ultima, i batteri più frequentemente in causa sono tre:

  • Meningococco: si tratta di un ospite frequente delle prime vie respiratorie, basta considerare che dal 2 al 30% della popolazione sana ospita meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. Dei 5 sopra elencati, i più frequenti in Italia e in Europa sono soltanto i sierogruppi B e C. Nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore, anche in presenza di una terapia adeguata. La contagiosità è bassa, tuttavia il meningococco può dare origine a focolai epidemici.
  • Pneumococco: dopo il meningococco, è uno degli agenti più comuni della meningite, può causare anche polmonite. Come il meningococco, si trasmette per via aerea e può trovarsi nelle prime vie respiratorie, senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi di pneumococco. Le meningiti da pneumococco si presentano in forma sporadica.
  • Haemophilus influenzae tipo b: era fino alla fine degli anni novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni, poi con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo.

Chiarito questo, secondo i dati dell’Assessorato regionale alla Sanità, in Piemonte, a partire dal 2008, l’andamento dei casi di malattia invasiva da meningococco ha mostrato una riduzione significativa, pari in media a 1 caso in meno ogni anno su tutta la popolazione. Il dato registrato nel 2016 non altera il trend decrescente registrato dal 2008.

Il valore massimo di incidenza si è riscontrato nel 2009 (6 casi per 1.000.000 abitanti), anno che ha preceduto l’introduzione della vaccinazione antimeningococco C nella nostra regione.

La letalità per malattia invasiva da meningococco è in media inferiore a 2 decessi per anno. Il sierogruppo B è quello prevalente, riguarda circa il 60% dei casi, seguito dal sierogruppo C; una sua maggior frequenza (70%) caratterizza la fascia di età pediatrica (0 – 14 anni), dato sovrapponibile a quello europeo.

Arriviamo ora a parlare di vaccini, dosi e costi in Piemonte. Cercherò di essere il più possibile chiara e schematica.

Vaccinazioni già in offerta attiva e gratuita (attiva nel senso che la chiamata avviene attraverso una comunicazione scritta da parte dell’ASL alla famiglia):

1) Vaccinazione contro la meningite da Haemophilus influenzae b sotto l’anno di età (3°-5°-11° mese).
2) Vaccinazione contro la meningite da pneumococco  sotto l’anno di età (3°-5°-11° mese).
3) Vaccinazione contro il meningococco di tipo C
  • a 13/15 mesi  in concomitanza con il vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia);
  • agli adolescenti di 15-16 anni non precedentemente immunizzati > con riguardo a questi ultimi c’è da sottolineare una importante novità: a partire da questo anno il vaccino contro il meningococco di tipo C per gli adolescenti sarà sostituito da un vaccino tetravalente contro le meningiti di tipo ACWY, ossia un vaccino che oltre che dal tipo C protegge anche dai tipi A, W e Y, poco frequenti nel nostro Paese (la scelta è motivata dal fatto che sempre più frequentemente i ragazzi fanno viaggi ed esperienze all’estero). Trattandosi sempre di una vaccinazione in offerta gratuita attiva, le famiglie dei nati nel 2001-2002 non dovranno fare nulla, saranno le varie ASL a contattarle.

NOVITA’ > A questi 3 vaccini si aggiunge sempre in offerta attiva e gratuita per i nati dal 1° gennaio 2017 (le famiglie dei nuovi nati saranno contattate con lettera dell’ASL):

4) Vaccinazione contro il meningococco di tipo B  4 dosi somministrate a partire dai 2 mesi di vita

Se non si rientra nell’offerta vaccinale gratuita di cui sopra ma si vuole comunque effettuare la vaccinazione contro il meningocco di tipo B (per gli altri vaccini è già possibile da tempo), da qualche mese è possibile farlo non più acquistando il vaccino in farmacia e facendolo somministrare dal pediatra/medico di base o di fiducia, ma rivolgendosi al Centro Vaccinazioni dell’ASL di riferimento, con costi decisamente più contenuti rispetto al passato poiché il vaccino è acquistato a prezzo di costo direttamente dall’azienda sanitaria e la prestazione viene pagata una sola volta.

Ecco, quindi, i costi per la vaccinazione contro il meningococco di tipo B in base all’età, tenendo conto che il prezzo per la prestazione sanitaria è di 16 euro (da pagare una sola volta) e il prezzo del vaccino è di 74 euro a dose:

Dai 2 mesi fino ai 5 mesi 4 dosi (da effettuarsi a distanza di tempo secondo le indicazioni che verranno comunicate dal Centro Vaccinazioni) 74×4+16= 312 euro
Dai 6 mesi fino ai 23 mesi  3 dosi 74×3+16= 238 euro
Dai 24 mesi in poi (quindi anche per noi adulti)  2 dosi 74×2+16=164 euro

La prestazione sanitaria di 16 euro viene pagata (con bollettino che è possibile ritirare nei Centri Vaccinazioni) in concomitanza con la prima dose, i bollettini successivi avranno soltanto il costo della singola dose.

Per prenotare, disdire o modificare un appuntamento vaccinale (area di Torino) è possibile contattare i seguenti numeri:

  • 840.705007 da telefono fisso (si paga solo lo scatto alla risposta)
  • 011.5160666 da telefono cellulare (a carico dell’utente)

Per le altre aree occorre far riferimento alla propria ASL di zona.

Se volete approfondire ulteriormente, qui trovate le FAQ in tema Meningite pubblicate dal Ministero della Salute (es.  A chi e in quali casi sono raccomandate le vaccinazioni? Per gli adulti che nell’infanzia non sono stati vaccinati contro il meningococco è consigliata la vaccinazione?
Quanto dura l’effetto della copertura vaccinale? Se la vaccinazione è stata fatta a un anno di età va fatto un richiamo? etc).

Confrontandoci serenamente e senza preconcetti, noi abbiamo scelto di far vaccinare Teo, appena possibile, anche contro il meningococco di tipo B, pur essendo a pagamento, poiché, dopo esserci consultati con il pediatra di cui abbiamo fiducia, la riteniamo una scelta giusta e perché, di base, siamo fermamente convinti che vaccinando non solo proteggiamo noi e il nostro bambino da malattie gravi ma contribuiamo, nel nostro piccolo, anche alla protezione della popolazione dalle epidemie, con riduzione dei rischi per chi, per scelta o necessità, non è vaccinato.

Al di là delle libere scelte personali, con questo post spero solo di aver fornito informazioni utili per approfondire e valutare le opportunità attualmente a disposizione nella nostra regione.

A presto, Elisa 😉

 

 

 

Lo Spazio ZeroSei di Torino. “Ogni futuro nasce bambino”

Bentornati e soprattutto buon anno nuovo! Sono sempre piuttosto sospettosa ma, per una volta, voglio essere fiduciosa, sperando che questo 2017 sia un anno il più possibile sereno per tutti, soprattutto per chi sta attraversando un momento difficile.

Tornando al tema del mio post, questa volta vorrei parlarvi di uno spazio che con Teo frequentiamo da qualche tempo con una certa assiduità, in pieno centro storico a Torino: ZeroSei – La Scatola delle Buone idee, in Via Milano 20 (con entrata su Piazza della Repubblica).

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ZeroSei, nato nel 2014 su iniziativa della Compagnia di San Paolo allo scopo di arricchire le offerte della nostra città con un luogo dove i bambini di questa fascia d’età potessero trovare un ulteriore spazio per la socializzazione e la sperimentazione, è il fratellino minore di Xkè? – Il Laboratorio della curiosità che da anni organizza, nella sua sede di Via Gaudenzio Ferrari 1, laboratori per la didattica delle scienze per le scuole primarie e secondarie di I grado. Quello che tiene strettamente legati i due progetti è il medesimo approccio esperienziale, la differenza, invece, oltre al diverso target di età, consiste essenzialmente nel fatto che soltanto ZeroSei è aperto anche alle famiglie.

Lo Spazio ZeroSei si articola su due piani: al piano terra continua con grande successo il programma di attività e laboratori dedicati ai più piccoli (da zero a tre anni), mentre il piano superiore è interamente dedicato ai più grandi, dai tre ai sei anni, per i quali si svolgono attività con modalità differenti ma sempre attraverso la formula del gioco e della scoperta.

Il viaggio dentro lo Spazio ZeroSei (qui ovviamente vi parlo soltanto delle attività per i bimbi 0-3 anni, le uniche che abbiamo provato) è un viaggio esperienziale divertente che unisce narrazione, esplorazione e creatività.

Qualunque sia il tema del periodo, il percorso ha sempre inizio con la narrazione di una storia attraverso la tecnica kamishibai, un originale ed efficace strumento di origine giapponese, una sorta di valigetta-teatro, di solito realizzata in legno, nella quale vengono inserite delle tavole stampate, ognuna delle quali ha davanti un disegno e dietro il testo, in modo che i piccoli spettatori possano vedere l’immagine mentre il narratore legge la storia. Questa lettura animata ha lo scopo di catturare l’attenzione, incuriosire e condurre i piccoli verso il tema del laboratorio, parte centrale dell’esperienza.

 

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Il viaggio, seguendo il filo della narrazione, approda, quindi, nella stanza dove ha luogo l’attività creativa o di sperimentazione vera e propria e si conclude poi nella Stanza magica, un luogo speciale, che cambia nel tempo, in cui è dato grande spazio al gioco non strutturato.

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La cosa bella dello Spazio ZeroSei è che la programmazione delle attività cambia ogni quindici giorni per rinnovare la proposta alle famiglie, agli educatori e alle scuole (dal martedì al venerdì mattina le attività sono, infatti, aperte ai nidi e alle scuole dell’infanzia). E’ quindi possibile tornarci tante volte (come stiamo facendo noi) e ogni volta è un’avventura diversa!

Dal mese di settembre fino al 4 dicembre scorso il macro tema è stata la Terra con diversi laboratori hands on (ai quali abbiamo partecipato con tanto divertimento) per la manipolazione e l’utilizzo di molteplici materiali e strumenti quali cacao, farine, spezie, verdure, elementi del bosco, sale grosso colorato e profumato, mortai etc.

Al momento e fino al prossimo febbraio il tema sarà, invece, il Calore (guardate che meraviglia i nuovi allestimenti…danno proprio l’idea del tepore) seguiranno poi, nei mesi successivi, Aria ed Acqua. Potete trovare tutta la programmazione ben dettagliata qui (scorrendo la pagina fin quasi al fondo).

All’interno della struttura c’è una stanza con bagni, lavabi e fasciatoio dove poter lavare e cambiare i bambini. Le attività sono spesso sporchevoli, quindi, il mio consiglio è di andare belli comodi, con ciabattine o calzine antiscivolo (anche per noi genitori!) e portare qualcosa per il cambio.

Lo Spazio è sempre aperto, agosto escluso, 7 giorni su 7 dalle 9 alle 19  (sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00); le attività hanno un costo di 3 euro a bambino e una durata di circa un’ora. E’ necessaria la prenotazione al numero 011.5212432.

ZeroSei è ovviamente aperto a chiunque, anche ai piccoli turisti di passaggio nella nostra città; mi è capitato in più di una occasione di vedere, tra i partecipanti, bambini che erano a Torino con i genitori per un fine settimana. Una buona occasione (anche considerata la collocazione centralissima) per una pausa divertente prima di riprendere il giro turistico.

Per concludere che dire se non che se volete ritagliarvi del tempo con il vostro bambino in un contesto allegro e stimolante, lo Spazio ZeroSei è senza dubbio il luogo giusto. A noi sta piacendo molto!

A presto, Elisa 🙂

(Ah, dimenticavo: per i genitori sono anche organizzati degli incontri a cadenza bisettimanale, di solito il venerdì, con una pedagogista e psicoterapeuta; si tratta di uno spazio nello spazio dedicato all’ascolto e al confronto. Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il numero che ho riportato poco sopra 😉 )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto speciali, ricordi per sempre!

Fotografare la felicità è davvero difficile forse più complicato che fotografare la miseria o le tragedie. È qualcosa d’impalpabile, una bolla di sapone che scivola tra le mani, che si fa fatica ad acchiappare perché dentro ci siamo noi e un gesto maldestro potrebbe farla scoppiare.

(Claude Nori)

Ammettiamolo, in fin dei conti un pochino ci manca: sfogliare l’album fotografico di cartone (quel mattone che a volte custodiva anche scatti impietosi) era un rituale irresistibile delle Feste.

Appartengo ad una generazione di fortunati che può dire di avere ancora album di foto che vanno dalla nascita fino a ben oltre l’adolescenza. Album concreti, veri, stampati, che con tenerezza ogni tanto riapro ed è sempre emozionante…a dire il vero talvolta è piuttosto imbarazzante ma, si sa, il vecchio rullino non concedeva la grazia della preview e ci coglieva senza dubbio più spontanei, tanto il risultato l’avremmo visto solo tempo dopo e non sarebbe stato pubblicato sui social network. 😉

A parte gli scherzi, amo fotografare, la fotografia, secondo me, era e rimane una delle occasioni più importanti per condividere qualcosa con gli altri; l’essere umano non potrà mai rinunciare a questo piacere.

Da quando sono diventata mamma, il protagonista indiscusso delle mie foto è diventato senza dubbio Teo; non mi stanco mai di fotografarlo per cogliere attimi di questi anni così impegnativi e meravigliosi, perché la vita è fatta di infiniti, piccoli, momenti unici che spesso, oltre che nel nostro cuore, fissiamo anche in uno scatto.

Fino ad ora, ho fatto centinaia di foto, molte delle quali sono già state stampate per non correre il rischio di perderle e perché penso che il piacere di toccarle e averle tra le mani sia impareggiabile. Sono, ovviamente, tutte foto non professionali, che hanno, comunque, per noi un valore immenso.

Per questo Natale, però, Gianluca ed io abbiamo deciso di farci un dono diverso dal solito: alcune foto speciali, per noi e da regalare a chi vogliamo bene.

In realtà, questa era un’idea che mi frullava in testa da tempo, poi, verso la fine di novembre, in maniera del tutto casuale, ho conosciuto Klaudia di Lovely Kids Photography e la cosa mi è sembrata una coincidenza da cogliere al volo!!

Non vi dico l’entusiasmo quando, dopo aver visto le bellissime foto nella Gallery, ho anche scoperto che il suo studio era proprio vicino casa e che il prezzo era per noi fattibile (perché, diciamola tutta, a volte i servizi fotografici hanno davvero dei costi proibitivi!).

Lo stile delle foto, poi, era proprio quello che volevamo per questa occasione: buffo, tenero, poetico, un po’ fuori dal tempo.

E’ stata una nuova e bellissima esperienza (da ripetere!), Klaudia è dolcissima e il risultato finale ha fatto felici noi e i nostri cari. 🙂

E Teo??? Inizialmente curioso e titubante (Dove cavolo mi hanno portato questi?!) si è ben presto lasciato andare con peluche, palline colorate e camion dei pompieri.

Chissà cosa penserà fra qualche anno riguardandosi vestito da folletto dei boschi, magari ci manderà a quel paese…ma fino all’adolescenza abbiamo ancora un po’ di margine di tempo!  😉

Ciao, a presto (e buon anno!!!)

Elisa

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Un libro è sempre una buona idea: i nostri preferiti 0-3 anni (e non solo!)

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Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene
Leggimi tutto, leggimi bene
Dimmi la rosa, dammi la rima
Leggimi in prosa, leggimi prima.

(Filastrocca dei Nati per Leggere di Bruno Tognolini)

Quando si diventa genitori cambia tutto, il tempo che puoi dedicare a te stesso diminuisce drasticamente e se ami leggere, ascoltare musica o vedere un film sai benissimo che, almeno per un bel po’, non potrai più farlo come prima (forse dovrei togliere il “come prima”!).

Per quanto mi riguarda, dopo la nascita di Teo il tempo per leggere è diventato pochissimo. Quei meravigliosi momenti, che allora non apprezzavo abbastanza, in cui potevo sdraiarmi e dedicarmi senza interruzioni alla lettura sono un ricordo lontanissimo e così, nell’ultimo anno e mezzo, mi sono ritrovata ad accumulare riuscendo soltanto raramente a finire libri che (povera illusa!) avevo comunque continuato ad acquistare.

Ciò ha chiaramente aumentato il mio senso di frustrazione (che insieme alla stanchezza a volte crea un mix letale), tuttavia, questo sentimento ha lasciato il posto ad un nuovo entusiasmo da quando mi sono appassionata ai libri per bambini e sono sicura che sarà sempre più bello e stimolante con il passare del tempo, man mano che Teo crescerà.

Ora, non dico assolutamente che leggere in loop che il Maialino Lino ama rotolarsi nel fango e che Girolamo il gatto è andato sul letto e ha fatto un cerchio perfetto mi consoli del tutto, ma ci si deve pur accontentare nella vita, no?! 😉

Del resto, siamo già passati dai primissimi libri per neonati – con immagini grandi e praticamente niente testo – a testi più interessanti (per Teo e anche per me!).

Ecco, dunque, solo per il piacere di condividere, la nostra personalissima classifica dei libri più amati (fino ad ora).

Alcuni sono nuovi nuovi, altri, invece, li abbiamo già letti centinaia di volte, cosa che capita solo con i libri per bambini, perché, si sa, i bimbi adorano la ripetizione!

Facciamo le facce

facciamo le facce.jpg  Dai 6 mesi

Un piccolo classico, un libro cartonato con immagini fotografiche (più adatte dei disegni per i piccolissimi) e uno specchietto finale in cui riconoscere le principali emozioni attraverso le facce molto espressive di cinque bambini più uno…il piccolo lettore! Così anche lui potrà giocare a “fare le facce”! Uno strumento semplicissimo per gettare le basi dell’emotività e della capacità di esprimerla. Con Teo è stato un successone!

L’uccellino fa…

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Un classico libro con le onomatopee, che sono particolarmente congeniali ai più piccini non ancora pronti a produrre parole o a esprimersi correttamente. I bambini adorano i versi degli animali o il rumore degli oggetti e per gli adulti è semplice usarli per comunicare con loro attraverso un linguaggio musicale e immediato. Si tratta di un quadrotto cartonato con tantissime pagine che propongono versi e suoni. Nella pagina di destra c’è l’illustrazione, in quella di sinistra il nome con il suono o verso corrispondente.

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Il libro insegna le sfumature dei diversi suoni, la ricchezza della modulazione della voce, i piccoli cambiamenti che danno nuovi risultati. E così il bimbo noterà che u-uuu u-uuu fa il gufo, hu-hu-hu la scimmia e uuuhhh il lupo: basta poco per fare la differenza!

Questo libretto è stato regalato a Teo dalla sua amichetta Lucilla per il primo compleanno, è diventato il suo compagno per tutta l’estate, lo ha portato praticamente ovunque.

Per esperienza personale, posso assicurarvi che è stato una sorprendente fonte di apprendimento: anche grazie a questo aiuto, Teo ha iniziato ad imitare i primi versi e rumori, divertendosi moltissimo!

Mamme in Sol

download (1).jpg  Dai 12 mesi (ma anche prima!!!)

Mamme in Sol è un libro (a dire il vero non si tratta di un vero e proprio libro ma di una raccolta di bellissime schede illustrate) con CD musicale che ci è stato regalato quando Teo è natoLo abbiamo ascoltato e amato da subito, conosco a memoria ogni canzone, Teo riconosce le melodie da poche note e ancora oggi, che è un pochino più grande, inizia subito a muoversi a tempo non appena le sente.

Ci sono tante melodie e filastrocche per ogni rito quotidiano, brani che avvicinano mamma e bambino con il contatto fisico, balli per scatenarsi, note classiche e musiche dal mondo: coccole sonore che rendono più intimo ogni passaggio della giornata, dal risveglio alla pappa, dal bagnetto alla nanna.

Super consigliato!!!

Solo per amore

download (2).jpg  Dai 2 anni

Questo libro è nuovo nuovo, complice il libraio che mi ha conquistata con la sua interpretazione lasciandomi letteralmente senza parole (della sua libreria vi parlerò in un altro post, per ora vi dico solo che conosce a memoria molti dei libri per bambini che propone).

La formula è quella classica della domanda e della risposta con il dialogo di un piccolo tucano curioso che, con la sua mamma, si diverte al gioco del “fare finta che.

Per metterti alla prova, per sondare il tuo amore. S’io fossi un altro, anche allora mi saresti accanto? Mi accetteresti ancora se io diventassi…nuvola, serpente, cascata, tigre, albero, banana, pantera? 

Inizia, così, un viaggio fantastico attraverso la gioia di vivere e l’amore che unisce ogni cucciolo alla propria mamma.

E’ un libro speciale: non solo per il dolce e rassicurante messaggio (l’amore della mamma è accogliente e immenso) ma anche per la bellezza delle illustrazioni e per il suo formato a fisarmonica (è un volume cartonato che si legge davanti e dietro e che, una volta aperto, sta in piedi da solo e raggiunge la lunghezza di oltre un metro!).

Io me ne sono innamorata e anche Teo lo sta apprezzando!

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Baci Baci

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La collana ZeroTre della casa editrice Franco Cosimo Panini è molto carina, ha persino ricevuto il Premio Andersen 2009 per il miglior progetto editoriale.
Copertina e pagine cartonate belle resistenti, angoli arrotondati, formato maneggevole per le manine più piccole, testo ridotto al minimo e illustrazioni colorate e accattivanti per rappresentare situazioni di vita quotidiana dei bambini piccoli: suoni, rumori, coccole, baci, solletico…

Noi abbiamo solo Baci Baci, è quello che mi ha incuriosita maggiormente e non mi sono sbagliata perché è capace di trasformare il momento della lettura in un momento di coccole: i brevissimi testi invitano al gioco del ripetere le coccole del mondo, tutti i tipi di baci, da dare e ricevere.

Baci Baci è, secondo me, un altro libro che non può mancare nella libreria dei più piccoli e se avete bambini restii a baci e tenerezze è proprio quello che fa per voi! 😉

Balla Balla

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Balla Balla è un libro con CD da guardare e ascoltare. Ogni racconto è reso in filastrocca e il supporto musicale serve proprio a lasciarsi andare, a ballare da soli o in compagnia.

I ritmi sono irresistibili, alcuni rock, altri più blues, altri ancora ricordano le ballate di Guccini.

L’ho acquistato da un mesetto ma posso già dire che la prova con Teo è stata superata. Dovete vedere come inizia a muovere gambine e sederino appena parte la musica!

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Gli autori, tra l’altro, sono una garanzia: Roberto Piumini è uno dei papà del programma televisivo L’albero azzurro e Nicoletta Costa è la mamma del famoso Giulio Coniglio.

Nicoletta Costa è un’artista generosa e sul suo sito (al link http://www.nicolettacosta.it/) potete trovare, nell’area giochi, tanti elementi da scaricare davvero deliziosi (i diplomi di esperti lettori e lettrici; le lettere dell’alfabeto e i giorni della settimana da stampare e colorare; le pagelle dei piccoli per mamma, papà e maestre; sfondi coloratissimi per desktop; etc.).

Per concludere vorrei ancora condividere con voi un libro che ho iniziato da poco e spero di finire al più presto! Avrei voluto assistere alla sua presentazione a Torino qualche settimana fa ma, per una serie di imprevisti, non ci sono riuscita.

Si chiama Notti in bianco, baci a colazione di Matteo Bussola, un papà disegnatore di fumetti che è diventato una star del web.

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Sulla sua pagina Facebook questo quarantenne padre di tre bimbe racconta, da alcuni anni, momenti di vita quotidiana, pensieri e riflessioni sul suo essere padre. Complice l’affetto con cui tante persone hanno commentato e condiviso le sue riflessioni, i suoi post sono poi diventati un libro, edito da Einaudi, che è balzato in testa alle classifiche di Amazon ed è giunto, da pochissimo, alla nona ristampa.

Già dalle prime pagine ti rendi conto che questo libro è capace di raccontare la vita di tutti i giorni con così tanta naturalezza, sincerità e delicatezza da far pensare che, a volte, la Letteratura può davvero nascondersi nelle piccole cose. Bussola ha una cura nello scrivere che rende poetico e prezioso anche l’attimo di vita apparentemente più banale, persino le “notti in bianco” del titolo.

Come ha scritto Michele Serra, il suo caso è l’esempio di come un uso rispettoso e accorto del mezzo ripaghi generosamente chi ne è capace. “Che tra gli sbraiti, le volgarità, gli esibizionismi del web si sia fatto largo un diario così emotivo, gentile, di basso volume e di tono intenso, non è solo un’eccellente notizia. È la prova che il mezzo non è il messaggio: è il messaggio, semmai, a essere il mezzo. Nel senso che, quando è ben temperato, può piegare il mezzo ai suoi scopi.“.

Credo possa essere un’idea regalo molto carina e gradita per papà o futuri papà; ci si concentra (giustamente) sempre sulle mamme e i bebè  ma vogliamo pensare anche a loro ogni tanto?! 😉

Vi saluto con alcune parti tratte dal libro che, secondo me, sono di un’intensità unica.

A presto, Elisa

Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. E’ solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po’ più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto.

Devi solo vincere la paura di saltare quando arriva il tuo momento. La paternità è stata il mio salto. (…) Avere dei figli sposta il nucleo dei nostri timori in una zona più oscura, ma al contempo lo trasforma in un elemento prezioso, un faro che orienta il cammino e non più un fuoco che brucia la pelle. (…) Nella mia vita insonne io sono: padre, figlio, amico, cuoco, chitarrista, giardiniere, disegnatore, amante, lavatore di piatti, costruttore di torri coi cubetti e un mucchio di altre cose, tutti i giorni e non sempre in quest’ordine. Ma ho scoperto che la prima cosa è l’unica che mi contenga per intero. (…) Le mie figlie alimentano me e mi ricordano che essere padre significa vivere in bilico tra la responsabilità e l’abbandono, tra la forza e la tenerezza.

OPOSSUM, un sacco caldo per bimbi in bici. L’inverno non ci fa più paura!

Chi pensa che le macchine non sappiano amare si sbaglia di grosso:
la bicicletta ama l’uomo e in particolare i bambini.
(Mauro Parrini)

Adoro andare in bicicletta, da anni è il mio unico mezzo quotidiano di trasporto per muovermi in città (diciamo anche che sono fortunata e, attualmente, con una pedalata di 4/5 km arrivo in ufficio). Utilizzo la bici anche con la pioggia, tutta bella bardata, tranne ovviamente nei casi di eventi eccezionali come quelli di pochi giorni fa, che tanti danni hanno fatto.

La scorsa primavera abbiamo deciso di montare il seggiolino per portare Teo. Non vedevo l’ora! Dopo qualche tentennamento, Gianluca (il Papi) ed io abbiamo optato per quello posteriore. All’inizio, in realtà, avrei preferito il seggiolino anteriore per avere Teo vicino vicino, per vederlo e parlargli  (cuore di mamma) ma, facendoci consigliare e documentandoci on line, ci siamo resi conto che sarebbe stato più scomodo per me e meno sicuro per Teo e che scegliendo subito la soluzione “posteriore” avremmo, forse, evitato capricci successivi (a quanto pare lo spostamento sul retro della bici non è una cosa molto gradita dai nostri piccoli dittatori ;)).

Non vi dico l’emozione del nostro primo giro in bici!! Una passeggiata brevissima che, sono sicura, ricorderò per sempre. Un’emozione forse pari a quella dei suoi primi passi!

Pensandoci ora, credo che la ragione di quel sentimento, così forte e inaspettato, fosse perché stava iniziando, proprio in quel momento, una nuova fase della nostra vita, una fase di condivisione maggiore, di nuove esperienze da vivere insieme. Lui non era più un neonato, si apriva al mondo, e io ne sentivo ancora di più la responsabilità e la bellezza. Andavo pianissimo e, di tanto in tanto, allungavo una mano dietro per toccare la sua, lui, cercando il contatto, si intrufolava con le manine sotto la maglia facendomi il solletico.

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E così è trascorsa la primavera e poi l’estate.

Pensando all’arrivo della brutta stagione, però, due pensierini me li sono fatta per tempo: “Verrà il freddo, il vento gelido, che facciamo? abbandoniamo la bicicletta?”. L’idea di dover vestire il bambino con tute da sci, strati di maglie, coprendolo magari con copertine di fortuna mi sembrava un vero e proprio incubo!

Non viviamo di certo nei Paesi del Nord, dove è assolutamente normale andare in bici con bambini piccoli anche nella stagione fredda, soprattutto grazie a quelle stupende costruzioni tipo cargo che, nelle nostre città, non sono il massimo visto la scarsità di piste ciclabili, ma non volevo proprio rassegnarmi perché, come qualcuno ha detto, non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento!!!

Così, con largo anticipo, mi sono messa a cercare su internet e qualche tempo fa ho scovato ed acquistato qualcosa che si è dimostrato provvidenziale: OPOSSUM!

OPOSSUM è un guscio morbido e caldissimo, una copertura impermeabile e termica che permette ai bimbi confort e tepore anche durante le pedalate invernali. Una coccola mentre papà o mamma pedalano al freddo 😉

L’idea di progettare OPOSSUM è venuta a Ilaria, una geniale mamma di Torino (anche molto simpatica e disponibile!) che, quando ha avuto la sua prima figlia, si è resa conto che c’era un oggetto che le mancava per garantire il caldo alla piccola durante gli spostamenti casa-asilo in bicicletta. Ecco il caso di quando da un’esigenza pressante e personale nasce una soluzione per tutti!

Soltanto grazie alla sua tenacia, ad alcune agevolazioni finanziarie e all’aiuto di esperti che hanno saputo cogliere l’innovatività del progetto, contribuendo alla sua tecnologizzazione e industrializzazione, è nato OPOSSUM.

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OPOSSUM è adattabile soltanto ai seggiolini posteriori per bicicletta (categoria A22 delle marche in commercio più diffuse) ed è pensato per bambini di età compresa tra i 9 e i 36 mesi, che pesano in media dai 9 ai 22 kg. Grazie alle sue cinghie regolabili, OPOSSUM vanta, infatti, flessibilità di utilizzo e una grande adattabilità rispetto alle fasi di crescita del bambino.

Il suo vantaggio straordinario è che, oltre ad essere caldo e impermeabile, è pratico e non ingombrante. Basta davvero un secondo per infilare il bimbo dentro e per tirarlo fuori. E, soprattutto, non c’è bisogno di strati aggiuntivi al normale abbigliamento invernale. La tasca frontale, inoltre, permette la custodia di oggetti utili per il viaggio in bici.

Ultimo aspetto importante, da non sottovalutare, è che OPOSSUM è un oggetto che sa badare a se stesso: è studiato per rimanere ancorato al seggiolino con un semplice sistema di cinghie e un velcro, nonché legato alla bicicletta con un apposito anello antifurto, evitando fastidiosi “metti-e-togli”.

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Noi abbiamo acquistato il modello Rainy Days (esistono 3 modelli), con cappuccio e mantella estraibile non soltanto perché questa soluzione consente di riparare il bimbo in caso di vento e pioggia ma anche perché ci sembrava la scelta perfetta per proteggere il seggiolino dalle intemperie quando la bici è parcheggiata.

La mia bici è giorno e notte all’aperto, nel cortile del nostro condominio, posso dire, quindi, per esperienza diretta, che il cappuccio protegge benissimo la struttura; vi dico solo che, nonostante la pioggia torrenziale degli scorsi giorni, quando per una settimana non ho potuto prendere la bici, la impermeabilità di OPOSSUM è stata eccezionale e il seggiolino è rimasto sempre all’asciutto.

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In partenza per il nido
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Si scende…la gioia di andare al nido la mattina presto 😉
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Abbiamo anche trasportato un palloncino 😉

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Io sono stata molto fortunata e ho acquistato OPOSSUM in promozione e so che guardando il prezzo magari alcuni penseranno che è caruccio ma posso assicurarvi che è un acquisto che rifarei altre cento volte per diverse ragioni:

  1. dura tantissimo, almeno fino ai tre anni e forse anche di più (ovviamente in base al peso del bambino);
  2. una volta montato (tra l’altro in due secondi) lo si può tranquillamente dimenticare fino all’estate;
  3. è comodissimo e, da quando Gianluca non può più accompagnare lui Teo in auto, mi consente spostamenti veloci tutte le mattine e, soprattutto, il non dover tornare a casa a prendere la bici dopo aver portato il mio piccolo al nido con il passeggino;
  4. e, in ultimo, cosa di non poco conto…abbiamo rassicurato e rasserenato nonne e nonni sul fatto che Teo, grazie a questa trovata geniale, non diventerà un cubetto di ghiaccio con braccia e gambe!!
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Teo al calduccio 😉

Se siete curiosi o interessati potete visitare il sito. L’acquisto al momento è possibile solo on line. Qualora vogliate sapere qualcosa in più su caratteristiche e disponibilità dei prodotti o eventuali promozioni potete scrivere nella parte dedicata ai Contatti.

Questo non è un post promozionale, non percepisco nulla dalla pubblicazione di questi contenuti. La spinta a scrivere è stata, come sempre, la voglia di condividere esperienze belle e utili; non vi nascondo, peraltro, che da quando utilizziamo OPOSSUM sono già stata fermata diverse volte da persone interessate.

Mi fa tanto piacere, se si può, promuovere un prodotto che ritengo valido e contribuire, nel mio piccolo, a incentivare una mobilità più sostenibile.

Ciao,

Elisa 🙂